Anime antiche

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L'acqua scorreva tra le ginocchia di Cristen. Il vichingo, non avendo dormito, aveva deciso, poco prima dell'alba, di recarsi al fiume per anticipare le abluzioni.

Era nudo, accucciato, con un ginocchio che poggiava sul greto del fiume e un piede nell'acqua. Aveva appena finito di fregarsi il collo, il viso e le spalle, quando udì nitrire i cavalli.

Morrigan, uscita dalla tenda, aveva legato una cesta su uno dei destrieri ed era in procinto di unire il primo cavallo al secondo. Prese con forza la briglia di cuoio, assicurò l'animale e poi si voltò verso l'argine del torrente poco più in basso.

Cristen, immobile, la osservava.

Morrigan si fermò e i due si scrutarono alle luci dorate del giorno che stavano per inondare l'intera Valle.

Il vichingo, da immobile e statuario, si alzò esponendosi alla vista di lei che, a quel movimento, decise di tirarsi su il cappuccio e voltarsi dall'altra parte.

Il re la vide allontanarsi verso i boschi.

«Nore. E se la profezia fosse priva di fondamento?»

La domanda opprimeva Cristen, e diventava sempre più pressante ora che aveva raggiunto il Tism.

«Che intendi, mio re?»

«L'amazzone. Mio figlio che sarà l'ultimo re del mondo...»

«Te lo domandi perché torni al Tism senza una donna al tuo fianco? Ebbene, più le amazzoni rimangono lontane, meglio sarà per noi» dichiarò il famiglio.

«Ricordi tua madre, Nore?»

«No. La rigida educazione di mio padre ridusse i contatti tra me e lei, potevo vederla solo per pochi minuti al giorno.»

«E che ricordo ne hai?»

«Confuso» rispose il servitore. «Perché?»

«Ripensavo a Morrigan e all'appello che fece al sinedrio, citando le assennate madri. Ne fui toccato, quasi spaventato» disse il re.

«Ci sono vichinghi che disprezzano le loro madri a causa dell'ingerenza paterna in famiglia. Altri ne serbano un ricordo piuttosto tenero. Le tue preoccupazioni, allora, potevano avere un fondamento: se Morrigan avesse parlato più a lungo, qualcuno si sarebbe mosso a compassione. Anche se disprezziamo le donne, questo non significa che non serbiamo un buon ricordo di nostra madre» aggiunse lui. «A ogni modo, nessun vichingo, quand'anche non disprezzi chi l'abbia messo al mondo, deciderebbe di seguire il parere di un'amazzone.»

Cristen si sistemò meglio sullo scranno bruciato del Tism.

Nore lo studiò. «Dunque le voci tra gli uomini sono vere: hai ceduto al torpore che annebbiava le menti dei nostri avi...» decretò, irrigidendosi.

Cristen gonfiò il petto e alzò il viso. «L'ultima persona che ha fatto allusioni di questo genere ha assaggiato la mia lama» sussurrò, poi si rabbonì. «La profezia è chiara: la sorella maggiore delle amazzoni... Un figlio...»

«Finora hai fatto il nodo a due amazzoni: l'ultima ha tentato di ammazzarti, la prima ti tiene sotto scacco.»

Poi continuò: «Devi stare molto attento, Cristen dei vichinghi. Le debolezze causate dall'amore antico sono ben riconoscibili da chi non ne è tormentato» disse il famiglio. Si riferiva chiaramente agli uomini, ai vichinghi. «Il fatto che tu, secondo la profezia, sia obbligato a unirti a un'amazzone, non significa che debba invaghirti di lei o, peggio, innalzarla al tuo livello.»

«E se non potessi farne a meno?» chiese il re con audacia.

Il famiglio, a quel punto, sfoderò il pugnale che teneva nella cintola e lo portò alla gola del re.

«Attento, Cristen. Da re a carne e sangue il passo è breve.» Poi, con un sorriso bonario, il servitore tolse l'arma dal regale collo e la mise via.

Cristen si adombrò, stringendosi i pugni lungo i fianchi.

«Nore, ricorda questo momento, abbeverati di soddisfazione fino all'ultima goccia. Mai più potrai anche solo immaginare di sfiorarmi con la tua lama» enunciò rabbioso. Non si avventò su di lui, né lo colpì.

Nore abbassò lo sguardo.

«È grazie a me se il popolo dei vichinghi domina il mondo intero. Gli dèi mi hanno favorito, la Nebbia è perita, io possiedo il Tism» sussurrò.

«Ed è per questo, mio re, che ti è concessa qualche piccola debolezza, come quella di correre appresso a un'amazzone.»

«Sono parole tue, queste?»

«Sì e no.»

«Chi le ha pronunciate?» Cristen fece un passo verso di lui e lo costrinse a indietreggiare.

«Il sinedrio si è riunito in emergenza questa mattina...»

«Confidavo nella tua lealtà, Nore» commentò asciutto Cristen.

«La mia lealtà è al sicuro, mio signore. Ho spiegato loro che la tua breve assenza era dovuta al capriccio di un soldato che ha combattuto troppo a lungo, ma tanto e bene.»

Cristen annuì. «Ora so che non posso più parlare liberamente nemmeno con te.»

«Sono al tuo servizio, Cristen. Ci sono cose, però, che non possono essere nominate.»

«Come, per esempio, gli antichi... O il nome di Morrigan dell'Abbazia accostato al mio...» continuò lui, in tono di sfida.

«La sorella maggiore delle amazzoni ha fatto la sua scelta. Avrebbe potuto accettare il nodo e l'onorevole compito di divenire tua moglie, l'unica a poter aspirare a un tale privilegio. Ma ti ha rifiutato ed è fuggita. Tu le hai accordato il perdono e le hai concesso di vivere in una riserva. Hai preso un'altra amazzone, che ti ha quasi ucciso. Mio re, ti sono vicino più di chiunque altro e lascia che ti dica che il tuo atteggiamento mi risulta incomprensibile. Ricorda troppo l'amore antico che legava i nostri avi.»

Cristen avrebbe voluto ribattere qualcosa, qualsiasi cosa che potesse rimetterlo al suo posto e che lo riparasse da quelle accuse. Ma non ci riuscì.

«Un tempo le donne hanno osato appropriarsi dei diritti di noi uomini. Le guerre femminee, la rivoluzione del ventre largo nel segno della Grande Madre. Conosci la storia, le leggende, Cristen.»

«Basta, Nore, sei stato chiaro.»

«L'amore tra uomo e donna è sempre stato una debolezza inaccettabile, un affronto all'emancipazione degli uni rispetto alle altre.»

A quel punto Cristen lo scansò e iniziò a camminare nervosamente nell'atrio silenzioso. 

L'amazzone e il vichingoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora