JESS POV
Affondai la faccia nel cuscino respirando il fresco delle lenzuola. Andare a casa di Ian mi aveva stancata fino agli stremi.
Mi girai sulla schiena guardando il soffitto e ragionando sulle sue parole di fronte alla foto dei genitori: non pensavo avesse ancora così tanto rancore nei loro confronti, ma io cosa potevo saperne? I miei non avevano deciso volontariamente di abbandonarmi e con ogni probabilità non lo avrebbero mai fatto.
Guardai l'orologio sul comodino che segnava quasi mezzogiorno. Mi lamentai non volendo davvero scendere di sotto. Sentii bussare e mi premetti il cuscino direttamente sul viso.
-Avanti- sperai che la mia voce ovattata non arrivasse fin dietro la porta.
Per mia sfortuna il disturbatore entrò comunque.
-An so che è tardissimo ma voglio dormire- Chiusi gli occhi.
-Avevo finito le mele, ti ho portato il pranzo di noi esseri umani-
Sorrisi abbassando la mia barriera.
-Buongiorno piccola-
Mi stropicciai gli occhi e mi misi seduta appoggiata al muro dietro di me.
-Giorno- sbadigliai.
Appoggiò piatto e bicchiere sul comodino e si sedette al mio fianco dandomi un bacio sulla fronte. Mi scappò una risatina e lo guardai mordendomi un labbro.
-Sei proprio una bambina- sorrise.
-La tua bambina- sorrisi.
Le sue pupille si dilatarono leggermente.
-Sì. Mia- mi accarezzò la pancia e si avvicinò.
-Non mi sono lavata i denti!- girai la testa e gli misi le mani sulle spalle.
Lui rise e tranquillamente prese i miei polsi bloccandoli ai lati dei fianchi. Mi mordicchiò il labbro inferiore e io mi abbandonai a lui. Si staccò lentamente.
-Mangia altrimenti finirò per scoparti- la voce bassa.
-Non dovresti nemmeno usare il preservativo- dissi languida.
Gemette respirando forte.
-Non ricordarmelo-
Risi allungandomi sopra di lui per prendere il piatto di pasta, come se non pesassi niente mi prese e mi spostò in mezzo alle sue gambe. Mi appoggiai al suo petto e lui cominciò a baciarmi il collo lentamente.
-Allora..- cominciai a parlare cercando di non pensare ai brividi lungo le mie braccia.
-Che programmi abbiamo per oggi?-
Mi accarezzò una coscia e il mio basso ventre si strinse.
Posai la forchetta e presi il bicchiere bevendo un lungo sorso.
-Stai cercando di distrarmi?-
La sua lingua incontrò la pelle sotto l'orecchio facendomi fremere.
-Ian..- cercai di allontanarmi ma lui mi bloccò posizionando una mano tra le mie gambe.
Per quanto l'eccitazione si stesse facendo strada non potevo evitare la sensazione che mi stesse nascondendo qualcosa.
Mi divincolai tra le sue braccia.
-Dai piccola stai ferma- si lamentò stringendomi.
-Ian rispondimi-
Non mi ascoltò continuando il suo assalto. Gemetti mio malgrado quando una sua mano si chiuse intorno al mio seno nudo sotto la maglia.
Spostai il piatto sul letto e feci scorrere la mano accanto a me dal suo ginocchio al fianco premendo forte sul rigonfiamento sotto la cintura. Boccheggiò imprecando e io ne approfittai per girarmi e sedermi con le gambe piegate ai lati dei suoi fianchi e le braccia intorno al suo collo.
-Sei tremenda- alzò l'angolo della bocca.
-Adesso me lo dici?-
Sbuffò spostandosi il ciuffo con la mano.
-Non è niente di importante..- ruotai su di lui facendo aderire i nostri corpi e lui chiuse gli occhi inspirando.
-Cristo dovrei davvero sbatterti al muro e scoparti-
-Dopo che mi avrai parlato potrei pensare a come ripagarti- gli sussurrai all'orecchio.
-Jessica non provocarmi-
Sorrisi vittoriosa.
-Va bene va bene- si arrese.
-Questa sera c'è un'altra festa.. come quella a cui sono andato l'altra volta-
Alzai un sopracciglio.
-Ma voi resterete a casa-
-Perché?- Corrugai la fronte.
-Non vi voglio là.. non ti voglio in mezzo a quella gente- tolse gli occhi dai miei.
-Non capisco quale sia il problema-
-Jess quelli sono.. dei bastardi. Sono finito nel loro gruppo l'anno prima che mi lasciassero i miei. Hanno dei giri clandestini importanti, sono obbligato ad andare altrimenti ci creerebbero troppi casini. Io con quelli non voglio più averci a che fare e il solo pensiero di loro che ti guardano... no davvero devi starci alla larga-
Un senso di inquietudine mi inondò il corpo.
-Non voglio che tu vada da solo allora-
-Non sarò solo ma devo passarci piccola, se non vado metto in pericolo anche Ash-
Il cuore prese a martellare e il respiro si fece irregolare.
-No no Jess, stai tranquilla. Non rischio nulla- mi accarezzò una guancia.
-Mi stai spaventando Ian, non sembra da quello che mi hai raccontato- lo ripresi con un occhiata.
Sbuffò.
-È per questo che non volevo dirtelo. Non volevo farti preoccupare inutilmente. Non mi faranno del male-
-Che giri hanno?-
-Incontri di box per lo più ma ogni tanto Ted spaccia da qualche parte a Londra-
-Ted Baker?-
Sbarrò gli occhi e io con lui.
-O mio dio sei amico di Ted Baker?!- balzai portandomi una mano sulla fronte.
-Come.. come lo conosci?-
-Dana- riuscii solo a dire mentre la mia testa si affollava.
È arrivato Ted.
Quando uscirò di qui andrò da Ted.
Dove ho messo quei dannati soldi per Ted?!
-Ted Baker spacciava nel mio orfanotrofio. Era lui a portare le buste a Jack e Dana lo conosceva. Stavano insieme o qualcosa del genere anche se lui era fuori e lei no-
S'irrigidì sotto di me.
-O mio dio magari lui sa dov'è ora!- alzai la voce guardandolo dritto negli occhi.
-No- disse perentorio.
-Ian ma ti rendi conto?! Diceva che sarebbe stata da lui quando avrebbe compiuto diciotto anni! Chi ci dice che anche lei non sia passata per Londra?-
-No- ripeté.
-Ma io lo conosco! E lui si ricorderà di me, lo so!-
-Jessica. No. Non ti porterò con me-
-Ma io devo sapere dove è Dana- lo supplicai.
-Piccola non ti voglio vicino a quelli. Ho troppa paura di perderti e se questo vuol dire impedirti di ritrovarla non mi tirerò indietro dal farlo- mi posizionò una ciocca dietro l'orecchio per addolcire le sue parole.
Il mio cuore andò in frantumi. Questo era un colpo basso anche per me. Non poteva dirmi cosa fare o no.
-Ian non puoi scegliere per me-
-In questo caso si- non avrebbe cambiato idea.
-Ma è la mia unica opportunità di sapere-
-Mi dispiace ma tengo troppo a te-
Mi premetti le mani sul viso.
-Non capisci. Lei era mia sorella!- mi tirai i capelli.
-Io devo sapere che sta bene-
Scosse la testa e vidi una battaglia interiore nei suoi occhi.
-Mike, Dana e io avevamo fatto un patto di fratellanza. Cose da ragazzini ma.. è diverso per noi.. per me-
Mi appoggiai a lui e mi tenne stretta forte. Non potevo credere che mi stesse impedendo di ritrovare Dana.
-Posso chiederglielo io- disse, ma sapevo benissimo che non lo avrebbe mai fatto.
-Non puoi proteggermi per sempre-
-Sì e lo farò-
Chiusi gli occhi sconfitta.
-Jess?-
-Mmm?-
-Tutto bene?-
Non risposi.
Mi alzò gentilmente finché la mia fronte non incontrò la sua.
-Sai che non esiterei un secondo ad aiutarti nel ritrovare Dana se potessi comunque tenerti al sicuro vero?- mi obbligò a guardarlo. Annuii.
-Piccola non voglio che mi odi per questo. Preferirei morire piuttosto che vederti vicino a quelli-
Sospirai. Voleva solo tenermi lontano dal pericolo. Cosa c'era di sbagliato in me?! Volevo rivederla, sapere con certezza che stava bene e che non era finita in un centro di riabilitazione, o peggio, in un cimitero. Ecco cosa c'era.
Premette le labbra sulle mie e sentii la sincerità mista alla disperazione.
-Mi dispiace Jessica- soffiò.
Misi una mano sulla sua nuca avvicinandolo a me.
-Hai ragione- ammisi.
Mi strinse di nuovo tra le braccia continuando a baciarmi.
-Lo faccio per il tuo bene-
-Lo so..- gli accarezzai il collo. Volevo solo che quel senso di vuoto se ne andasse.
-Ian ho paura-
-Ci sono io- si stese portandomi con sé.
Tolse il piatto appoggiandolo per terra e mi posò sul materasso attaccata al suo corpo caldo. Infilai il naso nella piega tra il collo e la spalla inspirando il suo odore mentre lui mi accarezzava la schiena.
-A che ora devi andare?-
-Verso le nove. A mezzanotte sarò a casa-
-Non devi tornare per me-
-Piccola io tornerò sempre per te. Non voglio starti lontano-
Sorrisi e lo strinsi a me.
-Ian io ti..- amo. La voce mi morì in gola appena realizzai quello che volevo dire.
-Cosa?- mi guardò in modo strano.
-Io ti.. ti volevo ringraziare. Per esserci per me- sussurrai.
Lui rimase in silenzio per un tempo che mi parve infinito, poi sospirò.
-Non sarai più sola- mi baciò la fronte.
Mi sentivo un po' in colpa per non averglielo detto ma avevo ancora troppa paura. Prima dovevo ammetterlo a me stessa e farci i conti.
-Ci alziamo?- mi chiese.
Mi stiracchiai.
-Ti avevo promesso una ricompensa..-
Sorrise furbo e spostò il suo corpo sul mio facendomi ridere.
-Ragazzi devo vestirmi! C'è da fare la spesa!- An bussò alla porta interrompendo la mano di Ian che risaliva la mia pancia.
-Cazzo- sibilò nel mio orecchio prima di scendere dal letto e aprire la porta.
-Grazie- entrò come una furia.
Lui mi guardò alzando un sopracciglio prima di uscire e io gli risposi con un alzata di spalle.
Quando sentii i suoi passi sulle scale guardai An prendere velocemente i primi vestiti che trovasse.
-Ehm.. ti accompagno?-
-Se vuoi- mi gettò un'occhiata veloce.
Annuii e andai in bagno a lavarmi e cambiarmi. Lasciai i capelli sciolti e Indossai una felpa per non mettere la giacca.
Portai di sotto piatto e bicchiere dimenticati in camera e li appoggiai nel lavandino.
-Uscite?- chiese Mike entrando in cucina.
-Sì, andiamo a fare la spesa- lo guardai.
Aveva un sorrisetto strafottente sul viso mentre prendeva l'acqua dal frigo.
-Non so cos'hai fatto, ma l'hai fatta scappare a gambe levate- risi.
Sentii dei piccoli passi sulle scale.
-Andiamo Jess?-
-Sono pronta-
Salutammo Mike, Ian doveva essere in doccia, il pensiero di lui con l'acqua che gli scorreva sulla pelle.. Chiusi troppo forte la porta di casa. An mi guardò e io borbottai.
L'aria tiepida di inizio aprile ci accompagnò fino al supermercato qualche isolato più avanti, mentre solo la musica spezzava il silenzio tra noi nell'auto.
-Stai bene?- le chiesi entrando nel negozio.
-Ne parliamo dopo okay?- mi sorrise debolmente.
-Certo- presi un carrello.
Immaginai avesse bisogno di qualche attimo per riprendersi da.. qualsiasi cosa fosse successa. Sorrisi mio malgrado, Mike se la stava cavando bene ma mi dispiaceva comunque per An, non ero stata molto d'aiuto in questi giorni.
-Hai una lista?-
Annuì partendo dalla corsia delle bibite. Dopo mezz'ora avevamo il carrello mezzo pieno tra acqua, coca, birra, pane, frutta, carne e vari cibi surgelati.
-Ci serve davvero tutta questa roba?- chiesi spingendo il carico finalmente verso la cassa.
Quando ero venuta con Ian non mi sembrava di aver preso così tante cose. Forse perché il carrello lo aveva portato lui. Questo, oppure ero troppo impegnata a reclamare i suoi baci.
-Non lo so, insomma ho preso un po' di tutto-
-Sì ma resteremo qui altri due giorni, come faremo a finire tutto questo cibo?-
Sembrò soppesare le mie parole bloccandosi sui suoi piedi.
-Merda hai ragione-
Non potei fare a meno di ridere, era più stordita di quanto pensassi e la mia curiosità aveva raggiunto le stelle.
-Mettiamo giù qualcosa d'accordo?-
Lei annuì e fece inversione di marcia tornado indietro.
Alla fine dopo un'ora e mezza uscimmo dal supermercato con della carne e del pane. Appoggiai la sporta nel bagagliaio e mi sedetti al posto del passeggero.
-Ti va una cioccolata?- mi chiese.
Guardai l'orologio segnare le tre.
-Magari un the-
Lei annuì sorridendo e mise in moto.
Arrivammo in un piccolo bar sul viale dieci minuti dopo. Percorsi il piccolo sentiero ghiaiato fino all'entrata prima di aprire la porta facendo suonare il campanello al di sopra. Guardai la mia amica che si diresse a passo deciso verso il retro del locale dove si apriva una veranda fiorita.
-Mmm.. carino- mi sedetti a un tavolino bianco.
Lei annuì appoggiando le chiavi della macchina di Ian sulla superficie.
-Cosa vi posso portare?- una ragazza circa della nostra età si avvicinò sorridendo.
-Per me un the- risposi.
-Anche per me. Ai frutti di bosco-
-Sembra buono..-
-Lo è- sorrise An.
-Allora due the ai frutti di bosco-
-Volete anche qualche biscotto?-
-Certo- rispondemmo insieme.
La ragazza scomparve dietro al bancone lasciandoci sole.
-Allora..- cominciai mettendo i gomiti sul tavolo.
Sbuffò spostandosi i capelli rossi su una spalla. Essendo presto il locale era vuoto, il luogo perfetto per parlare.
-Io.. non so cosa fare- ammise.
Aspettai che continuasse.
-Mi ha ignorato per tutto il tempo dopo avermi mollata. Arriviamo qui e si trasforma in quello che ho sempre desiderato!-
Annuii.
-Ho provato ad ignorarlo come ha fatto lui con me, ho provato a non ascoltare tutte le sue scuse, le parole che volevo sentirmi dire da quando abbiamo rotto.. Gesù ci ho davvero provato. Ma è tutto inutile..-
Capivo esattamente come si sentiva.
-Non pensi che sia davvero pentito?-
-E anche se lo fosse? Non basta chiedermi scusa per dimostrare che mi ama ancora. Mi ha ferito Jess, mi ha completamente distrutta. Non mi sentivo così da quando sono morti i miei- abbassò il tono della voce.
Sentii dei passi e bloccai le parole per permettere alla ragazza di posare la nostra ordinazione sul tavolo. Ringraziammo e lei tornò alla sua postazione lontana dal nostro tavolo.
-Tu lo ami, non è vero?-
Non rispose immergendo la bustina di the nell'acqua.
-Il punto è che non so se posso perdonarlo... e nemmeno se voglio- sussurrò.
Mi si strinse il cuore a quelle parole. L'aveva ferita più di quanto immaginassi.
-Mi dispiace An.. non pensavo ti facesse così tanto male..-
-Non è colpa tua Jess. È lui che ha combinato questo casino- sorrise debolmente.
Presi un biscotto e lo bagnai prima di portarmelo alle labbra.
-Cosa è successo questa mattina?-
Trasalì fissando lo sguardo a terra.
-Mi ha baciata-
Coprii il mio sorriso con la tazza.
-E io come una stupida ho ricambiato prima di correre via!-
-Non sei stupida An, sei solo innamorata-
-Non voglio essere innamorata del ragazzo che mi ha spezzato il cuore- piagnucolò.
-Tutti commettiamo degli sbagli. Ho visto come ti guarda e come tu guardi lui-
-Ma da che parte stai Jess?- si lamentò alzò gli occhi al cielo.
-Non sto dicendo di tornare con lui, deve pagarla cara per quello che ti ha fatto, ma non essere troppo dura. Pensaci okay?-
Lei annuì finendo il suo the.
Mi raccontò tutto quello che era successo da quando eravamo arrivati qui. Della sera in discoteca in cui Mike aveva allontanato chiunque cercasse di ballare con lei, delle parole dolci sussurrate quando io e Ian non potevamo sentirlo, dei momenti in cui le ricordava qualcosa fatto insieme o le faceva un complimento, di quando la faceva ridere e delle molteplici volte in cui lo aveva beccato a fissarla.
-E sta mattina mi ha detto che mi ama ancora.. è per questo che sono dovuta fuggire- sentii un brivido pensando alle parole non dette a Ian.
-Dio Jess che confusione! Un fottuto casino- disse prendendosi la testa fra le mani.
-An lascia perdere. Non pensarci più adesso, prendi le cose come vengono-
-Sì ma ogni cosa mi porta tra le sue braccia-
-Allora forse è lì che dovresti stare-
Mi lanciò un occhiataccia e io sorrisi alzando le spalle.
-Sta sera Ian andrà a una festa, quindi ci sarò io tra voi-
-Perché non possiamo andare con lui?-
Sospirai.
-Lunga storia-
***
Tornammo a casa alle sei e mezza dopo aver fatto un giro in macchina solo per permettere ad An di sfogarsi un'altro po'. Alla fine aveva ceduto e aveva pianto leggermente seduta sul sedile del passeggero, ma si era ripresa in fretta e aveva scherzato sul fatto di essere una fontana.
-Eccovi! Ci stavamo preoccupando- il mio ragazzo avvolse un braccio intorno alla mia vita baciandomi.
-Abbiamo fatto un giro.. cose tra ragazze- sorrisi.
Ci sedemmo sul divano decidendo cosa mangiare per cena.
-Vado a prendere la busta della spesa- annunciò An.
-Ti do una mano- si alzò Mike dalla poltrona.
Lei mi lanciò uno sguardo supplichevole e decisi che per quel giorno ne aveva avute abbastanza.
-Lascia An, faccio io- la anticipai alla porta e tornò a sedersi con un sospiro di sollievo.
Mike mi guardò confuso ma non disse nulla seguendomi fuori.
Presi la sporta dal bagagliaio richiudendolo con un tonfo. Me la prese dalle mani e alzò un sopracciglio.
-Dalle un po' di spazio, era davvero sconvolta oggi-
Lui annuì abbassando le spalle.
-Ho fatto una cazzata vero?-
-No, ma lasciale il tempo di digerire tutto-
Lui annuì e si girò per rientrare.
-Che ne dite di una pizza?- propose Ian.
-Perfetto- rispondemmo in coro noi tre.
-Dovete smetterla di fare così- rise.
Non ricordavo l'ultima volta che era successo, capitava quando eravamo una mente sola ancora, quindi un sacco di tempo fa.
Mezz'ora dopo arrivarono le pizze e ci ritrovammo tutti a tavola chiacchierando animatamente, mi resi conto che sarebbe stato bello se fosse stato così sempre.
-Ragazzi io vado. Non starò fuori molto, ci vediamo a mezzanotte- sorrise e lo accompagnai alla porta.
-Stai attento- lo pregai.
Alzò un angolo della bocca rassicurandomi.
-Non ti libererai così facilmente di me-
Lo baciai tenendolo stretto e cercando di scacciare il brutto presentimento che mi aveva tormentato per tutta la cena. Ero sicura che anche lui lo sentisse.
-A dopo-
-Ti aspetto sveglia-
Annuì ed uscì chiudendosi la porta alle spalle. Sospirai e tornai in cucina.
-Allora, cosa facciamo di bello?-
-Film come ai vecchi tempi?- propose Mike guardando prima me e poi An.
-Ci sto, ma non delle sparatorie- disse lei.
Ridemmo e ci spostammo sul divano. O almeno, Mike sul divano, An sulla poltrona e io sul tappeto. Sembravano davvero i vecchi tempi.
Accesi la tv e feci zapping finché non trovai Titanic, un film abbastanza lungo da non farmi pensare ad Ian.
-Ti prego lascia qui- sbraitò la mia amica.
Mike emise un lamento.
-Avevi detto niente guerra ma questo... è davvero una tortura!-
-Almeno qui c'è una storia carina-
-Ma se muoiono!-
-Beh lei no- borbottò.
Risi e alzai il volume ma Mike mi rubò il telecomando.
-Non esiste ragazze-
Continuò a girare i canali finché non partì la sigla di Grease e allora si fermò.
-Certo che John Travolta era proprio un figo- sospirò An.
-Eh si- la seguii io.
Cantammo tutte le canzoni e quando rialzai gli occhi l'orologio segnava le undici e tre quarti. Mi sentii più leggera pensando che Ian sarebbe arrivato nel giro di minuti.
-Beh è stato divertente- si stirò Mike.
Rimasi con gli occhi fissi alla tv decidendo se parlare o meno.
-Ragazzi..-
Sentii i loro occhi addosso.
-Io.. penso di poter scoprire dov'è Dana..- dirlo ad alta voce sembrava una cosa irreale.
-Davvero?!- il mio amico balzò accanto a me.
Annuii. An si limitò a fissarmi. Aveva visto Dana una sola volta praticamente.
-Ti ricordi Ted Baker?-
-Quello che portava le robe a Jack?-
Annuii.
-E anche quello che stava con Dana..-
-Sì è vero-
-Lui è.. beh.. lui è un amico di Ian. Precisamente quello da cui è andato sta sera-
Sbarrò gli occhi e si passò una mano tra i capelli.
-Pensi che lui sappia dov'è?-
-Sì.. Lei diceva che sarebbe tornata da lui a diciotto anni-
-Ma Jess.. pensaci bene. Potrebbe essere andata in un'altra scuola da qualsiasi altra parte..-
-Sì ma..- Mi morì la voce in gola sapendo che aveva ragione.
-Lo hai detto a Ian?-
-Non vuole che mi avvicini a quel giro-
-E ha ragione a tenerti lontana. Lo farei anche io con..- si ammutolì fissando di sfuggita An.
-Comunque non importa. Se non possiamo parlare con Baker non risolviamo niente-
-Ma tentare.. lui sa chi sono-
-Jess penso che Ian sappia quello che dice. E se non ti vuole con loro un motivo ci sarà- disse la mia amica.
Annuii appoggiando la testa al divano.
Mi alzai andando a prendere un bicchiere d'acqua e mi fermai vicino al frigo.
Dov'era Ian?!
Controllai ancora l'orologio che segnava mezzanotte e cinque. Beh erano solo cinque minuti, magari c'era traffico, un suo amico l'aveva trattenuto, non si era accorto dell'ora..
Cominciai a camminare avanti e indietro nella cucina sentendo l'ansia montare ogni secondo che passava. Ero patetica.
-Jess stai tranquilla, è solo un po' in ritardo- An apparve sulla porta.
-Sì lo so- borbottai uscendo e andandomi a stendere sul divano.
Guardai una trasmissione a caso e riuscii a stare ferma per la bellezza di cinque minuti. I miei occhi continuavano a correre verso i numeri che avanzavano.
Sentii Mike accarezzarmi un braccio.
-Ho una brutta sensazione- sussurrai.
All'una lo chiamai. Dopo cinque squilli passò alla segreteria e il mio panico aumentò ancora.
-Starà bevendo e divertendosi- dissi a me stessa.
Passò una televendita dieci minuti dopo e mi concentrai totalmente su quella. Alle due i miei occhi si stavano chiudendo e annuii a qualsiasi cosa Mike avesse detto. Quando vidi entrambi i miei amici alzarsi e andare su per le scale sentii un brivido lungo tutto il corpo ma era troppo tardi per dirgli di rimanere. Non era successo niente, era solo in ritardo, mi stavo preoccupando inutilmente.
Alle due e trentacinque cominciò una specie di quiz e mi addormentai alla seconda domanda.
***
Mi svegliai di soprassalto sentendo la porta sbattere, mi stropicciai gli occhi e guardai l'orologio: le quattro e venti. Ian.
Scattai in piedi e corsi all'ingresso.
-Ian?- chiesi nel buio.
Accesi la piccola lampada sul mobile e lo guardai mentre mi dava le spalle.
-Sai che ore sono? Che ti è successo? Ero preoccupata a morte e ti ho anche chiamato ma non hai risposto..- non rispose.
-Ian guardami- mi avvicinai ma lui barcollò all'indietro girandosi.
-Sei ubriaco?!-
Continuò a trascinarsi con lo sguardo a terra.
-Ian parlami mi stai spaventando-
Lo presi prima che cadesse del tutto e gli alzai il mento. Aveva gli occhi sbarrati e sembrava che avesse pianto.
-Ian ma che..?!- gli misi una mano sulla guancia e lo avvicinai a me. Un leggero odore di liquore gli impuzzava l'alito ma non tanto da ubriacarsi.
-Jess..- piagnucolò.
-Ian dimmi ti prego, cosa ti è successo?!-
Mi prese tra le braccia stringendomi forte.
-Ian parlami- gli accarezzai i capelli.
-Jess io..-
-Sono qui stai tranquillo-
Il suo viso si contorse in una smorfia di dolore.
-I miei genitori.. sono tornati-
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Breathe
Novela JuvenilCiò che è mio mi appartiene e non sono disposto a condividerlo con nessuno. Non sono disposto a condividerti con nessuno intesi? Quindi quando premerò le mie labbra sulle tue sarai mia. Mia e di nessun'altro
