Chapter 55

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IAN POV
Accarezzai il ginocchio di Jess seduta accanto a me in macchina. Avevamo deciso di passare il resto della giornata girando per la periferia invece di stare in casa a far niente.
La sorpresa che mi aveva fatto la mia ragazza era stata infinite volte meglio rispetto a quello che avevo pensato io e dovevo dire che aveva proprio pensato a tutto nei minimi dettagli. Dal vestito alla pillola. Dio com'era diverso il contatto con la sua pelle senza il preservativo in mezzo.
Si appoggiò a me e annusai il profumo dei suoi capelli. Mi riscossi solo quando Mike parcheggiò davanti a uno dei portici che circondavano la piccola piazza in cui io e Ash venivamo a giocare da piccoli: c'era una fontana al centro e delle panchine che le anziane signore del quartiere occupavano stabilmente per tener d'occhio i nipoti o solo per spettegolare tra loro.
Jess si stiracchiò prima di seguire An giù dell'auto e io feci lo stesso aprendo la mia portiera.
Le nuvole avevano ripreso il loro posto nel cielo, ma sembravano abbastanza innocue, ferme nei loro spazi.
-Prendiamo un gelato?- chiese An indicando la gelateria che aveva visto i cugini Jons almeno un centinaio di volte.
-Sì vi prego- la seguì la sua migliore amica con gli occhi luccicanti.
E come avrei fatto a dire di no a quell'angelo anche volendo?
Annuii e loro cominciarono a correre in direzione del negozio, peggio dei bambini che le guardavano stupiti in fila per la stessa merenda.
-Corpo da donne e comportamenti da bambine- Scosse la testa Mike sorridendo.
Risi e gli diedi una pacca sulla spalla.
-Come procede?- indicai con un cenno le ragazze.
-Oggi Jess mi ha dato una possibilità enorme lasciandoci da soli- sogghignò.
-E..-
-E l'ho sfruttata- fece il misterioso.
Alzai gli occhi e le mani al cielo arrendendomi.
-Come vuoi amico-
Lui rise e si incamminò alla volta del gelato.
Guardai Jess leccare il suo cioccolato e fior di latte con tanto di panna montata sopra e sentii un brivido lungo la schiena. Avrei voluto vedere quel sorriso per tutta la vita lo sapevo.
Mi guardò e mi allungò il cono. Scossi la testa e mi piegai per baciarla.
-Lo assaggio direttamente da te- sussurrai sulle sue labbra.
Leccai la pelle fredda e il caldo della sua lingua. Lei rise e mi spinse via.
-Dai che mi si scioglie-
-Ne prendi un altro- la presi per i fianchi.
Lei continuò a mangiare con avidità e un luccichio malefico negli occhi.
An e Mike parlottavano fra loro, ognuno con il proprio gelato a fare da scudo tra i due corpi. Riportai l'attenzione alla mia ragazza che intanto aveva preso a fissarmi intensamente e piegai la testa guardando il cipiglio tra le sue sopracciglia.
-Che c'è?-
-Niente- riprese a mangiare il cono.
Ci sedemmo su una panchina guardandoci intorno e passando il tempo.
-E così tu venivi qui quando eri piccolo-
-Sì io e Ash giocavamo a calcio con gli altri bambini. Una volta la palla ci è finita nella fontana schizzando la nonna di un nostro amico. Dovevate vedere la sua faccia. L'ha preso per un orecchio e dopo averci gridato di essere dei maleducati irrispettosi se n'è andata trascinandosi dietro Toby. Non ho mai riso così tanto!- sorrisi al ricordo.
Quel povero bambino aveva dovuto sopportare due settimane senza uscire di casa.
-Una volta io e Jess abbiamo rotto una finestra giocando a calcio- rise Mike sull'altra panchina.
-Oddio è vero!- lo seguì la mia ragazza.
-Tania era così incazzata- continuò lui.
-Ma ci adorava, si sarebbe presa tutta la colpa pur di evitarci Mrs Grace- sorrise Jess guardando per terra.
-Chi è Tania?- chiesi.
Si guardarono a vicenda, poi fu An a parlare per prima.
-Era la bidella dell'orfanotrofio. Una signora di quarant'anni più o meno. Adorava noi bambini e conosceva Mrs Grace. Si sarebbe fatta licenziare piuttosto che farci prendere delle punizioni o..- trasalì facendo correre lo sguardo per un secondo su Jess.
Lei si strinse alzando le spalle.
-O facendoci prendere delle botte- disse con tutta la leggerezza del mondo, anche se di leggero c'era ben poco.
Poi alzò lo sguardo sorridendo.
-Ti ricordi quando abbiamo allagato il bagno?-
-Con Dana?- rise Mike.
-Oh sì. Ero zuppa dalla testa ai piedi e lei si è messa nuda in corridoio pur di nascondere i vestiti in fretta!- scoppiò a ridere e noi la seguimmo.
Jess era la persona più forte che avessi mai incontrato ed era la mia ragazza cazzo. Cosa avevo fatto di così giusto per meritarmi una cosa così meravigliosa?
La guardai tamponarsi gli occhi dalle troppe risate e An raccontò qualcos'altro su un giardino e un tizio di nome Jack, ma ero troppo impegnato a ricordare la nostra mattinata bollente.
Sentii caldo in tutto il corpo e mi mossi a disagio sulla panchina cercando di non far vedere la crescente erezione. Immagini di noi due mi affollavano la mente e volevo scacciarle prima che fosse troppo tardi.
Fui salvato dalla suoneria del cellulare di Jess che attirò la mia attenzione.
-Pronto?- mi guardò e poi sorrise.
-Agli ordini- e chiuse la chiamata.
Alzai un sopracciglio.
-Era Ash. Dice di accendere il telefono- rise.
-Non poteva mandarti un messaggio?- borbottai.
Lo presi fuori dalla tasca e premetti il pulsante. Mi ero completamente dimenticato di accenderlo.
Appena inserii il pin la casella dei messaggi mi si riempì e la suoneria non riusciva a finire che ricominciava.
Trovai gli auguri da Brad, Amber, Ty e perfino Nathan. Gli altri erano di alcuni compagni di corso e alcuni della squadra di football compreso Drew. Ringraziai tutti e appena conclusi l'ultimo messaggio mi arrivò la chiamata da casa.
-Cugino finalmente!-
-Ash- risi.
-Ti credevamo disperso. Auguri!-
-Grazie-
-Adesso ha diciannove anni. Mi commuovo, il mio bimbo che cresce- mi canzonò.
-Non hai nient'altro da fare?- lo presi in giro a mia volta.
-No, starò tutto il giorno a romperti le palle.. Ashton! Scusa mamma- rise.
La sentii chiedergli il telefono e dopo un saluto veloce sentii la voce di Claire risuonare nell'apparecchio.
-Auguri tesoro-
-Grazie zia- sorrisi.
-Te li faccio anche da parte di Ben, è dovuto uscire per lavoro-
-Sì, ringrazialo-
-Oh potrai farlo tu oggi... ehm.. pensavo sarebbe stato carino invitarvi qui a casa per festeggiare-
Guardai i miei amici e loro guardarono me.
-Va bene, mi sembra una buona idea-
-Sì, sì lo è- rise.
-Alle otto da noi allora?-
-Verremo- sorrisi.
Mi fece nuovamente gli auguri e riattaccò.
Posai il telefono sulla panchina e allungai le gambe.
-Stasera mia zia ci aspetta a casa per festeggiare il mio compleanno-
Annuirono e io guardai Jess contorcersi le dita. Anche io ero nervoso quanto lei. Saremmo andati a casa dei miei zii, quella che io chiamavo vera casa. Nessuno ci era mai venuto a parte Brad quando aveva dovuto aspettarmi, ma non era andato oltre l'ingresso.
Le avrei fatto vedere dove mi sono riparato, i corridoi che mi hanno visto rompere migliaia di oggetti e la camera che ha preso e nascosto le mie lacrime. Mi vennero i brividi. Dannazione non era una cosa così disastrosa! Perché ci stavo rimuginando tanto?
Perché lei è diversa coglione.
La mia coscienza sapeva veramente uscire nei momenti meno opportuni.
-Andiamo? Devo prepararmi e truccarmi e farmi una doccia..- elencò An.
Jess si riscosse dai suoi pensieri e io dai miei.
-Sì ha ragione- concordò la mia ragazza.
-Fateci strada signore- si alzò Mike.
S'incamminarono e io restai dietro con lui.
-Tutto bene?- mi chiese guardando le sue scarpe.
-Sì tutto ok, solo pensieri-
Lui annuì e sorrise ad An senza che lei potesse vederlo. Feci la stessa cosa con Jess.
***
Alle otto meno cinque parcheggiai nel vialetto di fronte a casa mia.
-Eccoci qui- dissi il più disinvolto possibile asciugandomi le mani sui pantaloni.
Scesi velocemente e presi il pacchetto di sigarette dal portaoggetti ricordandomi solo dopo che avrebbero comunque dovuto aspettare me per entrare.
Mi maledissi mentalmente ma accesi comunque la sigaretta.
Allungai il braccio offrendole ai miei amici che rifiutarono. Anche Jess.
Il silenzio che ci avvolgeva si poteva toccare, chiusi gli occhi inspirando.
-An! Mike! Jess!- Ash apparve sulla soglia facendogli cenno di entrare.
Mi guardarono tutti e io annuii. Scambiai un'occhiata con la mia ragazza e lei capì al volo mettendosi al mio fianco.
-Vi raggiungiamo- disse con un sorriso.
Mi rilassai un poco quando scomparvero dietro la porta e rimasi solo con lei. Buttai fuori il fumo lentamente e con gesto veloce la sigaretta mi fu rubata.
-Ehi piccola te l'ho offerta- mi lamentai.
Espirò verso il cielo, buttando la testa all indietro.
-Ma questa è stata nella tua bocca- sogghignò.
Ogni muscolo in tensione si sciolse e la presi per i fianchi.
-Sei terribile- baciai quelle labbra che sapevano di fumo.
-Affrontiamo questa cosa insieme okay?- mi chiese gentilmente, strofinando il naso sul mio collo.
-Come sempre- la strinsi.
Entrammo per mano e respirai l'odore del parquet, delle tende lavate e di.. casa.
Quando mi ero rifugiato qui la prima volta per scappare dai pensieri non ci avevo dato molto peso, ma avere Jess qui dentro cambiava tutte le carte in tavola.
-Oh eccovi, la cena è quasi pronta- saltellò zia Claire verso di noi.
Dove la trovava tutta quella energia a cinquant'anni suonati proprio non lo sapevo.
Presi posto sulla poltrona mentre An si spostava sul divano per far sedere la sua migliore amica tra lei e Mike. Sorrisi scuotendo la testa.
-Che c'è?- chiese Ash sedendosi al mio fianco sull'altra poltrona.
Alzai le spalle.
-Allora come va cugino? Non ti sento mai-
Alzai gli occhi al cielo.
-Vedrò di chiamarvi tutti i giorni da ora in poi mia donzella- lo presi in giro.
-Oh mio cavaliere, mi dispiace informarvi che già mi sento con un altro-
-Avrei potuto darvi la luna-
-Io volevo il sole-
-Avrei scavalcato montagne-
-Abito dall'altra parte del mare-
-Sarei morto per voi-
-Non voglio sposare un cadavere!-
-Come sei difficile- risi e lui con me.
-Ho avuto un posto in una nuova azienda a tempo indeterminato-
-Wow cugino è fantastico!-
-Già, finalmente potrò pagarmi una donna delle pulizie per casa mia- stese le gambe.
-Non esagerare. Passare l'aspirapolvere non è così male- risi.
-Vieni tu a pulire il cesso la prossima volta- alzò un sopracciglio.
Gli diedi un pugno sulla spalla e lui me lo restituì volentieri.
-Ieri sono uscito con gli altri-
Non risposi.
-Ian lo sai cosa devi fare-
-Avevamo detto che non ci sarei più dovuto tornare dopo la scorsa volta- Abbassai la voce.
-Sanno che sei qui-
Mi girai verso di lui.
-Ryan ti ha visto quando siete arrivati-
Sbuffai appoggiando i gomiti alle ginocchia.
-Quando?-
-Domani sera ci sarà una festa, porta anche Jess, An e Mike no?-
-La voglio lontana da quei bastardi- ringhiai.
-Hai ragione. Ho detto una cazzata- alzò le mani.
-Vedo se domani riesco a fare un salto-
-Ian..- Mi ammonì.
-Okay okay, ci vado- acconsentii di malavoglia.
-Pronto in tavola!- batté le mani mia zia.
Mi alzai e abbassai lo sguardo su Jess che mi rivolse un occhiata interrogativa. Le sorrisi e lasciò perdere seguendo gli altri nella sala.
-Wow avete davvero una casa meravigliosa- si complimentò An a bocca aperta.
-Grazie- rise Claire.
-Io e Ben abbiamo lavorato tanto per averla-
-È tutto bellissimo- si guardò intorno la mia ragazza.
-Oh quel mobile era di mia madre, era di grande moda all'epoca, quel lampadario invece lo abbiamo preso in un mercatino in Cina-
-Siete stati in Asia?- chiese Mike spalancano gli occhi.
-In viaggio di nozze sì-
-Bel paese quello- entrò mio zio allacciandosi la cravatta.
Rivolse un sorriso alla moglie che lo ricambiò adorante. Il mio primo istinto fu quello di distogliere lo sguardo imbarazzato e un po' schifato, ma c'era qualcosa che mi impedì di farlo. Un pensiero ricorrente. Io e Jess saremmo stati così?
-Scusate se non sono venuto a salutarvi ragazzi, ma avevo del lavoro da finire e si sa che prima il dovere e poi il piacere-
-Non si preoccupi abbiamo fatto due parole- sorrise An.
-Vado a prendere la cena se intanto volete accomodarvi- disse Claire sparendo in cucina.
Presi posto alla sinistra di Ben seduto a capotavola e invece di Jess al mio fianco si mise Mike. Lei lasciò vuoto il posto di fronte a me per Claire e si sedette in quello a fianco con Ash alla sua destra. An all'altro capotavola sembrava un po' a disagio.
-Eccomi!- esclamò mia zia tornando con una pentola tra le mani.
-Vuoi una mano?- le chiese Jess.
-No grazie, tranquilla ce la faccio- sorrise.
-Cosa hai cucinato cara?- Ben si mise il tovagliolo sulle ginocchia.
-Maccheroni al formaggio, spero piacciano a tutti- guardò i nostri ospiti che annuirono.
Mangiammo in silenzio ognuno immerso nei proprio pensieri.
-Wow mamma ti sei superata alla grande- si complimentò Ash seguito da tutti.
-Grazie- arrossì alzandosi col piatto in mano.
-Ian, tesoro mi dai una mano a sparecchiare?-
La guardai e annuii un po' disorientato.
-Mmm.. sì certo-
Presi tutti i piatti e la seguii in cucina con la pila tra le mani.
-Dove li metto?-
-Nel lavello grazie-
Li appoggiai il più delicatamente possibile ma produssi comunque un rumore assurdo.
-C'è..mmm.. altro che possa fare?- mi grattai la nuca.
Claire si girò verso di me con un enorme vassoio pieno di pollo.
-Puoi portarlo di là?-
Lo presi tra le mani e lei posizionò le sue sopra le mie.
-Sono contenta che siate qui- sorrise.
-Anche io zia..- continuai a non capire il senso di questa conversazione.
-E che tu abbia finalmente trovato la felicità-
Sorrisi senza accorgermene.
Mi accarezzò la guancia e vidi un accenno di commozione nei suoi occhi. Ero davvero un caso così disperato?
-Vai che si raffredda, intanto prendo le patate- si girò velocemente.
Mi diressi verso la porta ma mi fermai obbligandomi a far uscire le parole.
-Zia..?-
-Dimmi Ian- mi guardò.
-Grazie- respirai.
Lei fece una smorfia a metà tra il sorriso e il pianto ma tornai sui miei passi prima di vedere quale dei due avrebbe avuto la meglio.
Quando raggiunsi la tavola tutti parlavano animatamente, Mike e An con Ben e Jess e Ash tra loro. Lei rise e lui le sussurrò qualcosa all'orecchio. M'irrigidii ma continuai a camminare.
-Cugino era ora! Sto morendo di fame-
-Servi tu allora- gli mollai il vassoio.
Si alzò e cominciò a riempire il piatto della mia ragazza mentre io riprendevo posto. Claire ci raggiunse cinque minuti dopo con gli occhi rossi e un sorriso enorme il volto. La combinazione fra i due era strana ma rappresentava alla perfezione il nostro piccolo dialogo.
-Chi vuole le patate?-
Tutti alzammo la mano.
***
Il cielo era di un intenso color blu coperto dalle nuvole, ma l'aria non troppo fredda dava il clima perfetto per stare in veranda.
-Un altro po' di whisky?- offrì mio zio.
Mike allungò il bicchiere e Ben gli sorrise cominciando a parlare di football. A quanto pare avevano una simpatia reciproca. An parlava con Claire di cucina e la conversazione sembrava arrivata a un punto di svolta da come agitavano le mani in aria. Jess seduta sul divanetto continuava a parlare con mio cugino.
Inspirai un lungo tiro ed espirai velocemente.
Calmati Jons è Ash.
Il pensiero di lei con un altro, anche se era lui, mi dava un fastidio enorme. Buttai il mozzicone per terra e lo pestai forte sentendomi meglio. Lo zampirone al mio fianco produceva un odore tremendo e sbuffai prima di incamminarmi di nuovo verso il gruppo. Presi posto sulla sedia in vimini al fianco di Jess e lei si girò verso di me.
-Tutto bene?- sussurrò.
-Stanco- le presi la mano.
-Vuoi fare un giro della casa?-
Annuì con un sorriso incerto e la tirai su.
-Faccio vedere a Jess la casa-
-Non entrare in garage! C'è un tale disordine!- mia zia gettò un occhiataccia a Ben che alzò gli occhi al cielo.
-Niente garage- assicurai.
La trascinai su per le scale e mi fermai sul pianerottolo mettendola al muro e premendo le mie labbra sulle sue.
-Ne avevo davvero bisogno- sussurrai.
-Anche io- mi diede un piccolo bacio al lato della bocca.
-Lo sai che sei mia vero?- la voce già arrochita.
Sorrise con un sopracciglio alzato.
-Non fai che ripeterlo, come potrei scordarlo?-
Le misi una mano sulla coscia e la feci risalire.
-Non dimenticare la parte divertente-
Si morse il labbro forte e mi staccai prima di prenderla sulla parete.
-Vieni, ti faccio vedere davvero la casa-
Rise e mi seguì lungo il corridoio.
-Bagno, camera da letto dei miei zii, porta finestra- indicai passandole velocemente.
Scesi due gradini e mi fermai nella piccola torre come la chiamavamo io e Ash.
Le pareti erano incurvate come i lati di una torre, era la parte posteriore della casa, non visibile dal davanti.
-Qui c'era il nostro mondo. Fin da quando ero piccolo venivo a giocare con mio cugino- mi si avvicinò.
-Lì c'era il nostro bagno privato, quella è camera sua- indicai le porte a sinistra.
-Quella era la camera dei giochi, ora c'è un divanetto con la play penso.. o forse Ash se l'è portata a casa, non ci ho fatto caso in realtà- Presi tempo.
-E quella.. è.. beh quella..-
-È camera tua- concluse lei per me.
-Lo è diventata- dissi senza pensare.
Mi strinse il braccio e mi sorrise tranquilla.
-Posso vederla?- mi chiese gentilmente.
-Oh.. sì certo- balbettai facendo un passo.
Aprii la porta anche io curioso di vedere come Claire l'avesse cambiata. Mi tremò il respiro vedendo che tutto era uguale a tre anni fa.
Il letto rifatto con le lenzuola nere, i due poster dei gruppi rock, la lampada mezza rotta, da me ovviamente, e i libri sugli scaffali in disordine.
-Niente male- entrò Jess girando su se stessa.
Rise per un paio di oggetti che non riuscii a identificare. L'unica cosa che riuscivo a vedere era lei nei suoi pantaloni neri con il buchi alle ginocchia fatti in casa, la sua maglia bianca coperta per metà dal maglioncino nero e le converse basse nere come le mie..
-Hai preso le mie scarpe?-
Si guardò i piedi e rise.
-Forse-
Erano di due o tre numeri più grandi del suo e dentro ci stava con ogni probabilità nuotando.
-Ti stanno bene- sorrisi.
Era strano averla in camera mia. Faceva un certo contrasto con tutti i ricordi.
Il mio futuro e il mio passato.
Felicità e disperazione.
Si fermò davanti al mobile che aveva contenuto i miei vestiti prima del college alzando qualcosa da sopra.
-E questa?-
Sbiancai davanti alla foto di una modella in costume.. più o meno.
-Ehm.. è di Ash suppongo-
Scoppiò a ridere rimettendola dove l'aveva trovata. Se l'aveva vista lei.. l'aveva trovata mia zia per prima? Non ci volevo neanche pensare.
-Certo che per essere un ragazzo problematico eri proprio uguale agli altri per certi aspetti- borbottò continuando la sua esplorazione.
Sorrisi e la raggiunsi da dietro quando si fermò di nuovo, davanti al comodino questa volta.
-Che c'è?- poggiai il mento sopra la sua spalla e l'abbracciai da dietro.
Mi mostrò la cosa che aveva in mano e mi irrigidii prima di staccarmi da lei.
-Claire l'avrà dimenticata- sputai le parole sedendomi sul letto.
Si sedette accanto a me continuando a guardare la foto.
-Assomigli a tua mamma, ma la statura è quella di tuo papà- rise indicando prima la faccia della donna e poi le spalle larghe dell'uomo.
Feci una smorfia e guardai l'immagine. Mi dava un senso di fastidio e quasi di inquietudine, una brutta sensazione. Gliela presi dalle mani e la misi nel cassetto del comodino.
-Non puoi nasconderli per sempre-
Alzai le spalle.
-Dico davvero Ian, devi imparare a conviverci- mi girò il mento verso il suo viso.
-Mi darai una mano?- l'avvicinai a me.
Sorrise prima di baciarmi.
-Non ti abbandonerei mai-
La stesi sul letto mettendomi sopra di lei e continuando a baciarla.
Mi sto innamorano di te o forse lo sono già.
-Che c'è?-
-Niente- tornai a baciarla cercando di scacciare quel senso che presagiva brutte cose.

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