JESS POV
Tornai in camera con il cuore più leggero. Ian era tranquillo, l'appuntamento era andato abbastanza bene e fortunatamente aveva deciso che avrebbe rivisto i suoi genitori. Li stava accettando.
-Allora, cosa facciamo stasera?- mi chiese uscendo dal bagno asciugandosi i capelli con un asciugamano rosa.
Mentre parlavamo fuori aveva iniziato a piovere e ci eravamo inzuppati dalla testa ai piedi, ma Ian aveva deciso di non passare in camera sua a cambiarsi e ora stava innafiando il mio pavimento.
-Ti ammalerai- lo ripresi per la centesima volta.
Lui sorrise e mi si avvicinò aprendo le braccia.
-Non osare toccarmi! Mi sono appena cambiata- balzai in piedi correndo dall'altra parte del letto.
Lui rise e alzò le mani in segno di resa. La maglia bianca gli si appiccicava al petto scolpito mettendomi a dura prova, ma non era il momento e in ogni caso avevo il ciclo.
Mi ristesi sul letto e sospirai.
-Comunque pensavo di starmene in camera stasera-
-A me va bene un film-
-In realtà..-
La porta si aprì di scatto e An fece il suo ingresso come una furia.
-Sì va bene. Domani, stasera non posso. Okay- teneva il telefono tra la spalla e la guancia mentre cercava qualcosa nella sua immensa borsa.
Quando vide Ian fece una smorfia e mi lanciò un'occhiataccia, io alzai le spalle. Alla domanda silenziosa del mio ragazzo alzai un dito per indicargli che glielo avrei spiegato tra un minuto.
-A domani, ciao-
An buttò il cellulare sul letto e si girò verso Ian con le mani sui fianchi.
-Che ci fai qui? Ed esattamente.. perchè sembra che ti sia fatto una doccia coi vestiti addosso?-
Lui la guardò interrogativo, più confuso di prima.
-Ero con Jess fuori prima che iniziasse a piovere e siamo venuti dentro- disse titubante. Mi guardò chiedendomi se era la risposta giusta.
Risi. Anche io sarei stata incerta davanti alla faccia di An.
-Beh e perchè sei ancora qui?-
Lui mi guardò ancora una volta completamente spaesato.
-Possiamo arrivare al punto?- chiese infine.
-Non glielo hai detto?- si girò lei verso di me stavolta seguita a ruota da lui.
-Dirmi cosa?-
-Glielo stavo per dire- alzai gli occhi al cielo.
Lei si sedette allora sul suo letto con una rivista e cominciò a sfogliarla.
-Ragazze posso essere messo al corrente?- si stava spazientendo.
Mi alzai.
-Stai tremando. Vieni in bagno, ti do un'asciugata col phon- lui mi seguì circospetto continuando a fissarmi.
Quando chiusi la porta mi prese un braccio bloccandomi.
-Che succede Jess?-
-Niente, tranquillo. È An che esagera. Ti stavo dicendo che stasera sarei stata in camera perchè c'è la serata tra ragazze e guardiamo un film solo noi-
Vidi le sue spalle rilassarsi visibilmente.
-Cazzo credevo che fosse successo qualcosa-
-Lo so mi dispiace- gli accarezzai una guancia allontanandomi.
-Ora però vieni qui. Sei congelato-
Accesi il phon e attesi che si sedesse sul water prima di cominciare a passare l'aria calda tra i suoi capelli. Ci infilai in mezzo le dita, prendendo le ciocche morbide e asciugandole con calma.
Sorrisi guardandolo da sopra essendo più alta di lui per una volta.
Il rumore dell'apparecchio non ci permetteva di parlare, ma Ian trovò comunque il modo di tenermi compagnia accarezzandomi il retro delle ginocchia, salendo fino alle cosce facendomi il solletico. Mi spostai ridendo un poco e mi misi davanti a lui per asciugare meglio l'altra parte di testa. Mi baciò la pancia poggiandomi le mani sui fianchi e poi sulle natiche per tirarmi a lui.
Passai alla maglietta facendo aria sul colletto fradicio e poi sul petto, fino agli addominali. Mi presi la libertà di tiragli su la stoffa, per poter asciugare meglio. Non per vedere e sfiorare i suoi muscoli scolpiti. Lui sorrise furbo e io lo ignorai facendo finta di niente.
Gli asciugai in fretta la schiena e passai ai jeans.
Mi corrucciai pensando che non si sarebbero mai asciugati. Passai un paio di volte il phon, senza troppi risultati, così lo spensi.
-Finito- sorrisi legandomi i capelli. Quel calore mi aveva accaldata e avevo voglia di sedermi.
-Grazie- si alzò e mi attirò a sé premendosi su di me mentre mi baciava. Era ancora caldo.
Gli accarezzai la nuca sorridendo contro la sua bocca.
-È meglio che ti vai a cambiare. Non voglio che ti ammali- gli dissi.
-Okay- mi accarezzò una guancia col pollice.
Avere il ciclo non facilitava le cose, ero estremamente emotiva e stanca e mi abbandonai tra le sue braccia.
-Stai bene piccola?-
-Mm-mm- annuii chiudendo gli occhi.
-Sicura?- mi tirò indietro per guardarmi.
Mi appoggiai al lavandino.
-Solo stanca- sminuii con un gesto della mano.
-Ci vediamo domani?- chiese avvicinandosi un'altra volta non credendomi.
-Certo- dondolai tirandomelo vicino e baciandolo.
Rise ricambiando mordendomi il labbro.
-E riprenderemo da qui-
Scossi la testa.
-Non possiamo-
-An non ci sarà. O andremo in camera mia dove non ci disturberà nessuno-
Scossi ancora la testa.
-Ho il ciclo- sussurrai al suo orecchio così piano che non mi sentii nemeno io e gli morsi il lobo.
-Oh cazzo- gemette appoggiandosi a me.
-Stai scherzando-
Misi la testa nel suo collo e lo leccai.
-No- mugolai.
S'irrigidì.
-Allora dovresti smetterla di fare così-
Soffiai sulla pelle bagnata ridendo e mi staccai, poi uscii dal bagno andandomi a sdraiare sul letto.
Ian uscii dopo un minuto e mi diede un bacio veloce prima di andarsene.
-Ci vediamo domani piccola. Ciao An-
Lei lo salutò con la mano, troppo presa dal gossip del suo giornale.
Chiusi gli occhi sprofondando nelle coperte.
-Jess?-
-Mmm?-
Aspettai ma non parlò, quindi alzai una palpebra.
-Che fai? Dormi?-
-Sono mestruata An- mi giustificai.
-Allora stasera guarderemo un film strappalacrime e ti guarderò piangere come una fontana-
Mi imbronciai rifiutando l'idea.
Peccato che andò veramente in quel modo.
-Non può finire così! Non può- mi soffiai il naso guardando Helen che aveva gli occhi lucidi.
-Suvvia Jess è Titanic. Lo avrai visto sette volte-
-Non con le mestruazioni!- tirai su col naso e Sam mi passò un fazzoletto.
-Quando dicevo che mi sarei divertita, non pensavo che la prendessi così tanto a cuore- mi derise An.
Sam ed Helen erano arrivate alle otto in punto ed eravamo scese a cenare con la zuppa che la mensa aveva fatto per noi. Eravamo quasi in maggio ma le cuoche avevano ben pensato che un pasto caldo fosse perfetto. Io lo avevo apprezzato alla fine, mi era servito per le fitte alla pancia.
Quando avevamo deciso di guardare Titanic ero tranquilla, un film che sapevo a memoria non mi avrebbe fatto male. Non avrei mai pensato che mi avrebbe ridotta a una lacrima ambulante.
-Vado in bagno- decisi alzandomi.
Barcollai fino al lavandino dove mi lavai il mascara colato, mi cambiai e mi rilavai la faccia e le mani. Che merda essere donne.
Tornai nella camera dove le altre avevano spento la tv e disposte in cerchio stavano parlando.
-Come ti senti?- mi chiese Helen che aveva smesso di piangere.
-Meglio- risposi non del tutto sicura.
Le altre annuirono comprensive e cominciammo a parlare di quanto gli assorbenti interni fossero scomodi e di varie pillole miracolose contro il dolore.
-In infermeria penso abbiano della tachipirina.. quella conta- disse Sam.
-A me non fa niente- ribattè Helen.
-Non l'ho mai provata- alzai le spalle.
Le fitte si stavano facendo davvero dolorose e mi piegai su me stessa.
-Forse è meglio se chiedi qualcosa-
Feci un gesto con la mano negando. Ma in realtà ci feci un pensiero.
-Vi rendete conto che manca un mese alla fine delle scuola?!- rise Sam.
-Era ora- rispose An.
Io pensai che avrei avuto tre mesi con Ian. Tre mesi pieni di noi. E la cosa un po' mi spaventava. Non sarebbe stato eccessivo stare insieme tutto quel tempo? Si sarebbero venute a creare delle discussioni? Fu in quel momento che decisi che avrei lavorato durante l'estate, per riuscire a pagarmi un appartamento con An e Mike.
-C'è anche il tuo compleanno Jess!- disse Helen eccitata.
Io gemetti con una smorfia ringraziando An.
-Faremo una festa memorabile!- urlano tutte battendo le mani.
Io scossi la testa.
-Ti piacerà- rise An facendomi l'occhiolino.
A mezzanotte passata Sam ed Helen tornarono nella loro camera e io mi rannicchiai sul letto piegata in due dopo essere andata in bagno.
-Sicura di stare bene?-
Risposi con un grugnito e scalciai i pantaloni fuori dal letto. Si stava decisamente meglio.
-Hai bisogno di qualcosa?-
Non volevo essere scortese con lei, voleva solo aiutarmi, ma mi innervosiva la sua voce.
-No- dissi con un tono che non ammetteva repliche.
-Grazie- aggiunsi.
La sentii andare in bagno e mi appisolai abbracciata al cuscino.
***
Sabato. Il giorno della libertà, dove il mondo sembrava un posto migliore e tutto quello che volevi fare era concesso.
Quello sarebbe se non mi fossi svegliata in un letto di sangue.
-Dio che schifo- gemetti togliendo le lenzuola e sostituendole con quelle pulite.
An dormiva beata e la invidiai. Lei e il suo ciclo leggero. Entrambi. Tutti odiavo in quel momento.
La pancia mi faceva più male delle volte precedenti e sbuffai mettendomi seduta sul materasso appoggiata con la schiena al muro. Non mi andava di sdraiarmi di nuovo.
Presi il libro di Bukowski per la milionesima volta e lo rilessi sapendo già praticamente ogni riga a memoria.
La mia amica si svegliò un'ora dopo e guardò disorientata le lenzuola buttate a terra.
-Uh.. brutta giornata?- mormorò assonnata.
-Decisamente- la guardai mentre sbadigliava.
-Dovremo fare un bel lavaggio in lavanderia- aggiunsi.
Lei si girò dall'altra parte e forse si riaddormentò, in ogni caso non avevo voglia di fare conversazione, così continuai a leggere.
Le fitte però si facevano man mano più forti e mi obbligarono a mettermi in posizione fetale con un cuscino fresco sotto la testa. Imprecai mentalmente più e più volte a occhi chiusi. Finché non sentii la mano di An accarezzarmi la fronte. Spalancai gli occhi.
-Scusa. Era da un po' che ti agitavi. Volevo controllare che non avessi la febbre-
Annuii e la guardai. Era vestita e truccata.
-Che ore sono?- chiesi confusa.
-Mezzogiorno. Io sto andando in mensa. Non ti ho svegliato visto che stavi male. Ma se vuoi ti aspetto-
Negai con un grugnito.
-Non ho fame. Anzi. Non ho voglia di niente- mi imbronciai.
Lei rise.
-Riposati. Vedrai che starai meglio-
Grugnii ancora ma annuii.
Lei mi salutò e uscì mentre io mi risistemai le lenzuola sulla testa. Dopo un po' mi alzai per andare in bagno e guardai la mia faccia pallida e le occhiaie.
-Grandioso- mi lamentai.
Sperai che Ian non sarebbe passato, non volevo mi vedesse in quelle condizioni.
Tornai sul letto e presi in mano il telefono mandandogli un messaggio.
Oggi niente pranzo e non credo riusciremo vederci oggi pomeriggio. Non mi sento bene, ti scrivo dopo se non muoio ;-)
Poi rimisi il telefono in silenzioso sul comodino e abbracciai il cuscino freddo. Che bella sensazione.
Mi ripetei una canzone in mente più volte e mi riaddormentai dopo essermi contorta un altro po'.
Non sognai nel breve sonnellino che feci, seppi solo che qualcosa batteva forte e continuamente e mi dava fastidio.
-Taci- dissi all'aria.
Ancora quel rumore assordante.
-Vai via!- dissi allora.
Mi stava facendo venire il mal di testa. Mi coprii la testa con il cuscino ma non funzionò.
-Basta!- urlai.
-Jessica apri immediatamente questa cazzo di porta!- urlò di rimando Ian.
Ian
Sbuffai e gemetti. Non volevo che venisse e tantomeno lo avrei fatto entrare nel mio regno di depressione e male.
-Arrivo- dissi debolmente.
Mi alzai barcollando. An era sicura che non avessi la febbre?
Avanzai con gli occhi mezzi chiusi e raggiunsi la porta a tastoni. Maledette mestruazioni.
La aprii per trovarmi davanti un Ian veramente incazzato e qualcos'altro che non riuscii a capire.
-Mi hai fatto spaventare!- disse.
Oh ecco cos'era.
-Perché?- lo guardai aggrottando le sopracciglia e stropicciandomi gli occhi.
-Non mi rispondevi, avevi detto che stavi male, non aprivi! Potevo pensare qualsiasi cosa!-
-Tranne che stessi dormendo a quanto pare- lo schernii.
Lui si bloccò e si passò una mano sulla faccia.
-Scusa hai ragione. Avrei dovuto pensarci-
-Già. È questo quello che fanno i malati. Dormono. E poi ti avevo scritto- dissi innervosita e mi appoggiai alla porta perché stare in piedi non aiutava molto.
Alzò un sopracciglio soppesandomi.
-Posso entrare?- chiese passandoci sopra.
-No- dissi semplicemente.
-Perché?-
-Perché no. Sono ridotta a uno straccio e nella camera ci sono ancora le lenzuola sporche di sangue Cristo!- alzai gli occhi al cielo. Perché lo avevo detto?
Cercò di trattenere una risata.
-Ho le mie cose Ian. Non è il caso- gli puntai un dito contro arrabbiata.
Lui alzò le mani in segno di difesa.
-Almeno vuol dire che siamo stati attenti e non diventeremo genitori- mi accarezzò un braccio.
Appoggiai anche la testa allo stupite e risi piano.
-Posso entrare ora?- insistette.
-Sono davvero tanto stanca-
-Per favore. Non sono tranquillo a lasciarti da sola in queste condizioni. Appena arriva An me ne vado giuro- disse facendomi gli occhi dolci.
-Sono già stata così- risi.
-Più o meno una volta ogni mese- lo presi in giro.
Sperai che non venissero più così forti comunque.
Lui mi guardò male e io sospirai.
La mia emotività fece per me lasciandolo entrare. In fondo volevo che stesse con me.
Cercai di nascondere le coperte, ma ero lenta e i movimenti sembravano pesare chili. Così lasciai perdere e raggiunsi il letto sedendomi con calma. Lui si mise al mio fianco e mi diede un bacio sulla fronte.
-Piccola.. sei davvero giù-
Chiusi gli occhi annuendo.
-Vado in bagno- mi alzai inciampando.
-Tutto bene- dissi rimettendomi in dritta.
Ero imbarazzante.
Mi cambiai e lavai in fretta, giusto per non puzzare come un barbone. Il pigiama e le sembianze di uno yeti erano legali in periodo ciclo, ma non con il proprio ragazzo nella stessa stanza.
-Eccomi- tirai un sorriso.
Lui si era steso sul letto e picchiettò lo spazio al suo fianco. Lo raggiunsi volentieri e mi accoccolai tra le sue braccia tenendo la schiena premuta sul suo petto.
Il calore del suo corpo si trasmetteva al mio e mi sentii subito meglio. Non dissi nulla e lui nemmeno, a un certo punto iniziò a baciarmi dietro l'orecchio risalendo la mascella e scendendo sul collo facendomi il solletico. Piegai la spalla e nascosi la faccia nel cuscino.
-Smettila- ridacchiai.
Lui sorrise contro la pelle della spalla e poi appoggiò la testa dietro alla mia, sentivo il suo fiato sulla nuca.
Con mio stupore la sua mano si posò sulla mia pancia cominciando a disegnare piccoli cerchi a palmo aperto. Un massaggio caldo che magicamente scacciò le fitte facendomi perdere completamente le forze contro di lui.
-Jess?- soffiò nel mio orecchio.
Mugolai socchiudendo gli occhi.
-Stai bene?-
Annuii premendomi ancora più contro di lui.
-Vuoi che continui?- chiese dolcemente.
-Sì ti prego- sussurrai.
Aveva mani d'oro quel ragazzo. Mi sentii meglio dopo ore di fitte e dolore. Sorrisi quando sussurrò di amarmi senza la forza di ricambiare.
Mi girai pigramente verso di lui facendo sfiorare i nostri nasi e lo guardai da sotto le ciglia, lui intrecciò le nostre gambe e continuò ad accarezzarmi la schiena mentre lasciava teneri baci sulle mie guance, la fronte e la punta del mio naso. Poi mi diede un leggerissimo bacio sulla bocca e sospirò poggiando il mento sulla mia testa e stringendomi forte.
Non mi sentivo così bene da anni. Era come se il mio cuore fosse completo e la mia vita avesse finalmente preso una giusta piega.
Dovevo ringraziare solo Ian. E An e Mike. E Sam ed Helen. E forse anche Amber. Chissà dov'era e se l'avrei rivista a una festa.
Pensando a tutte le persone che avevo conosciuto al college i miei occhi si fecero pesanti e crollai tra le braccia forti del mio ragazzo.
IAN POV
Quando la sentii rilassarsi completamente aspettai un minuto prima di tirarmi indietro per guardarla. Stava dormendo e il suo piccolo respiro si infrangeva sul mio collo. La tenni stretta a me e la cullai come la bimba che c'era nascosta in lei sussurrandole quanto fosse bella e forte. Non avrebbe mai saputo di questo momento, ma per me sarebbe stato uno dei più dolci che avessi mai passato. Per nessuna ragazza ero stato così. Mai. Ma con lei.. era tutto così diverso. E il diverso con lei era la cosa più bella che avessi mai provato.
Mi appisolai appoggiando la testa sulla sua e sentendo il suo petto alzarsi e abbassarsi con un ritmo regolare e silenzioso.
Sarebbe passato in fretta un mese e saremmo stati finalmente insieme tutto il tempo. Sorrisi al pensiero di svegliarmi alla mattina e averla accanto per tre mesi.
Non mi resi conto di essermi addormentato finché non la sentii muoversi sotto di me. La tenni stretta per non permetterle di andarsene e lei emise un mugolio.
-Stai ferma- la ripresi in modo giocoso ma lei non mi rispose continuando a contorcersi.
-Jess dai- mi spostai un poco.
-No- disse.
-Cosa no? Voglio rip...-
-No- mi interruppe in modo più indeciso ora.
-Cos..-
-No per favore no- il suo respiro si fece irregolare.
Sbarrai gli occhi e la guardai piegata in una smorfia di dolore, come se dovesse mettersi a piangere.
-Mamma.. Papà- sussurrò così piano che mi si fermò il cuore.
-Jess- la scossi.
-Jessica svegliati è solo un incubo- cercai disperatamente di svegliarla. Non sopportavo vederla così.
-Jessica!-
Lei gemette e mugolò di nuovo prima di aprire gli occhi ansimando. Mi guardò in panico e si mise seduta sul letto tremando abbracciandosi la pancia.
Le accarezzai la schiena stando dietro di lei.
-Stai bene?- le chiesi.
Lei tirò su col naso, aspettò qualche secondo e si alzò camminando per la stanza. Era inquieta ma voleva calmarsi da sola. La capivo, anche io non avrei voluto dipendere da qualcuno.
Dopo due minuti di silenzio in cui lei cercava di riprendersi decisi che ne avevo avuto abbastanza.
-Vieni qui- mi alzai.
Lei scosse la testa.
-Jessica non posso vederti così-
Lei indietreggiò prendendosi i capelli tra le mani. Vedevo la lotta interiore in tutto il suo corpo.
Si appoggiò al muro con la schiena e scivolò lungo la parete ma la fermai prima che toccasse terra.
-Non ti lascio cadere- sussurrai a un centimetro dalla sua bocca.
Mi guardò negli occhi per un tempo lunghissimo, poi si appoggiò con le spalle al muro attirandomi su di sé e mi baciò.
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Breathe
Roman pour AdolescentsCiò che è mio mi appartiene e non sono disposto a condividerlo con nessuno. Non sono disposto a condividerti con nessuno intesi? Quindi quando premerò le mie labbra sulle tue sarai mia. Mia e di nessun'altro
