Ash mi riaccompagnò a casa nel più totale silenzio. Aveva insistito per non farmi tornare in autobus, dicendo che era il minimo che potesse fare dopo avermi sconvolta. Non aveva tutti i torti, mi sentivo spossata e debole.
Appoggiai la testa al finestrino facendomi cullare dal rombo del motore e ripensai a tutta la nostra conversazione.
Era assurdo. Ian non poteva davvero voler partire a causa mia.
Avevamo entrambi rinunciato all'altro credendo di fargli del bene e invece avevamo solo perso troppo tempo. Che idioti.
Era ormai tardi e fuori il buio creava un'atmosfera tranquilla e rilassata. Non dentro l'abitacolo però.
Mi accorsi di essere sotto casa mia solo quando Ash si schiarì la voce e spense la macchina.
Mi rialzai di scatto e sospirai.
-Grazie Ash. Di tutto-
-Ti prego Jessica credimi. Solo.. fidati di me-
Annuii tenendo lo sguardo fisso davanti a me.
-Buonanotte- dissi prendendo la maniglia.
Lui mi bloccò un braccio prima che potessi scendere.
Lo guardai con gli occhi ancora appannati e gonfi.
-Ci andrai?-
Non risposi. Ressi il suo sguardo senza riuscire ad aprire bocca.
Non lo so. Non so cosa farò Ashton
Lentamente mi liberai dalla sua stretta e deglutii aprendo una volta per tutte la portiera e scendendo.
Non mi voltai indietro finché non fui al sicuro dietro la porta di casa. Dopodiché appoggiai la fronte al legno e rabbrividii. Nonostante l'afa sentivo il gelo nelle ossa.
Salii le scale lentamente tenendomi stretta alla ringhiera e quando arrivai alla grande finestra sul pianerottolo vidi che Ash era ancora lì.
Lo spiai dall'alto e lo vidi battere i pugni sul volante per poi prendersi la testa tra le mani e frenare quel moto di rabbia. Dovuta a me? Alla frustrazione? Alla paura di perdere per sempre suo cugino?
Probabilmente a tutte tre.
Mi sentii terribilmente in colpa. Ero io la causa di tutto questo. La pietra che si era trasformata in valanga.
Lo vidi infine riprendersi e ripartire, scomparendo per le strade della periferia.
Così continuai anche io la mia salita e arrivata davanti al portone lo aprii lentamente trascinandomi all'interno. Trovai An e Mike ad aspettarmi sul divano. Non appena mi videro lui spense la TV e lei si precipitò da me.
-Cos'è successo?-
Guardai in alto per non piangere di nuovo poi sospirai lasciando cadere le chiavi sul mobile accanto a me.
-Io..- cominciai ma la voce era troppo rauca.
Me la schiarii e riprovai.
-Ash mi ha parlato di Ian- mi avviai in cucina e riempii un bicchiere di acqua congelata.
An mi seguì mentre Mike si incurvò appoggiato alle ginocchia per riuscire a vedermi dal divano.
-È successo qualcosa in America?-
Sentii il liquido rinfrescarmi la gola e darmi sollievo.
Scossi la testa.
-Non è partito-
An sbarrò gli occhi.
-O almeno non ancora. Parte domani. Alle cinque-
-Perché non è andato via un mese fa?-
Risi di una risata che rispecchiava tutta l'assurdità di quella storia.
-La vera domanda sarebbe perché parte punto- alzai e riabbassai le mani fecendole sbattere sulle cosce.
-Non ti seguo- Mike ci raggiunse in cucina.
-Ashton mi ha detto che il vero motivo per cui Ian parte sono io- risi di nuovo.
-Parte perché mi ama troppo- continuai a ridere ma sentii gli occhi pizzicarmi.
Le facce dei miei amici da confuse divennero stordite, ma aspettarono che mi spiegassi pazientemente.
Mi sedetti al banco e mi pinzai il naso con indice e pollice chiudendo gli occhi.
-Ian parte perché l'ho mollato. Non perché vuole stare con i suoi genitori. Parte perché non sopporta l'idea di vedermi mentre non faccio parte della sua vita. Io ho rinunciato a lui per lasciarlo libero di fare ciò che voleva davvero ma ho solo ottenuto l'effetto contrario. Lo sto obbligando ad andarsene- presi un respiro profondo riempendo i polmoni.
-Oh almeno stando a quanto dice Ash-
Ammutolii e per qualche minuto nessuno disse niente. Fissai il piano in marmo così a lungo che pian piano divenne sfocato.
Poi sbattei le palpebre più e più volte e mi raddrizzai sulla sedia.
-Cos'hai intenzione di fare?- mi chiese Mike.
Alzai le spalle senza guardarli negli occhi.
-Mi sembra tutto così surreale. Non posso credere che lui possa fare una cosa del genere-
-Io sì-
Guardai An che senza un briciolo di indugio aveva pronunciato quelle due parole.
Mise la mano sulla mia e mi obbligò a incontrare i suoi occhi.
-Jessica. È di Ian che stiamo parlando. Ti ama follemente e farebbe qualsiasi cosa per te. Anche una stronzata come andare in America per sempre solo per non vederti con un altro, sì. Ma se hai paura che possa rinunciare a New York City e tutte le opportunità che offre..-
Tirai su con il naso.
-Quello che ti devi chiedere ora è se credere ad Ash e andarti a riprendere Ian o lasciare che il tuo piano si concluda. Infondo sta succedendo esattamente quello che avevi programmato: tornerà dalla sua famiglia-
Sì ma a quale prezzo?
Un moto di rabbia mi risalì dallo stomaco. Perché non era venuto lui a parlarmi? Avevo bisogno di sapere che quelle parole fossero vere. Ian amava i suoi genitori, non potevo impedirgli di stare con loro per me.
E se davvero stesse partendo a causa mia? Se davvero bastasse andare lì, tra meno di dieci ore e riportare tutto a com'era prima?
Ian mi mancava. Terribilmente. Lo amavo tanto da stare male fisicamente al pensiero di non rivederlo mai più. Ma mi ero abituata all'idea, ero stata sconfitta e lo credevo oltreoceano ormai da un mese. Mi ero arresa al pensiero aver rinunciato all'amore della mia vita per dargli la felicità che meritava.
Ma ora, sapendolo qui e con la responsabilità in mano di poter cambiare tutto, mi sentii svenire dalla paura. Una mia decisione avrebbe segnato il destino di entrambi.
-Mi sento così confusa- ammisi.
Mike mi accarezzò i capelli e An mi sorrise per farmi coraggio.
-Per una volta segui il tuo istinto- mi sussurrò Mike.
Annuii e il cuore accellerò.
Mi staccai da loro e mi andai a sedere sul divano accendendo la TV. Li sentii bisbigliare in cucina ma mi concentrai totalmente sul film iniziato probabilmente da un quarto d'ora.
Qualche minuto dopo uscirono e mi raggiunsero.
-Grazie ragazzi. Non c'è bisogno che stiate alzati con me-
-Sei sicura?- mi chiese An.
-Certo- sorrisi a entrambi.
-Grazie di tutto- le feci un occhiolino per assicurarle che stavo bene.
Parvero credermi e si mossero verso la camera da letto dandomi la buonanotte.
Effettivamente ero sempre stata una grandissima bugiarda.
Appena sentii la porta chiudersi mi portai le gambe al petto e soffocai un grido. Che cazzo stavo facendo.
Ero combattuta tra l'idea di essere io davvero la causa della sua partenza e non i suoi genitori e il terrore di separarlo dalla sua famiglia perché lo volevo con me.
La cosa che mi rendeva una persona ancora peggiore di quanto fossi già, era la consapevolezza che sarei stata davvero talmente egoista da fare una cosa del genere. Perché lo amavo e non riuscivo a capacitarmi di una vita senza di lui.
Presi il telecomando e cambiai canale trovando un film, uno di quei romanzi rosa strappalacrime. Cercai in tutti i modi di evitarlo, ma ogni volta che si baciavano rivedevo le volte in cui lo avevo fatto io con Ian. E lo scompiglio che si creò nel mio stomaco fu tale che dovetti cambiare canale per evitare di vomitare.
Guardai l'orologio segnare quasi mezzanotte e l'ansia che provai mi rese ancora più inquieta.
Mi ricordava la sera in cui a casa di Ian sapevamo entrambi che di lì a poco sarebbero tornati An e Mike e che il nostro tempo insieme stava per finire. Alla fine aveva avuto ragione lui, lo avevo supplicato per avere quello che realmente desideravo. E che desideravo tuttora.
La differenza era che lui ora non era di fianco a me ma anzi, stava per andarsene dall'altra parte del mondo.
L'occhio mi cadde di nuovo sulla TV che ora trasmetteva una puntata di una vecchissima serie Tv che guardavo da bambina con mia mamma. Mollai il telecomando sul divano e appoggiai i gomiti alle ginocchia e la testa sulle mani.
Dopo cinque minuti ero già assorta a ricordare i nomi dei vari personaggi e dopo dieci sapevo come sarebbe andata a finire la puntata. Era uno dei pochi ricordi che avevo con la mamma eppure quella serie TV era scomparsa dalla mia mente per tutti questi anni.
Volevo davvero che a Ian capitasse lo stesso? Che i ricordi che aveva con sua madre sparissero perché lei abitava oltreoceano?
Finii di guardare l'episodio e mi appisolai sul divano.
Non potevo portarlo via dai suoi genitori. Lui aveva bisogno della sua famiglia. Lui che aveva una famiglia doveva starci insieme. Infondo ero stata io a dirgli di riallacciare i rapporti con loro, non avevo il diritto di rovinarli ora.
Non sapevo quanto tempo dopo il mio telefono si illuminò e lo presi per leggere la notifica. Ci misi qualche istante a focalizzare lo schermo vista la troppa luminosità, ma riuscii a distinguere il nome di Sam.
Aprii il messaggio in cui sotto a un "stiamo aspettando la serata alcolica, baci" mi allegava una foto di lei e Drew. Erano su un ponte, lei girata verso l'acqua e lui che la abbracciava da dietro.
Rimasi a fissare così a lungo l'immagine che il telefono andò in standby spegnendosi.
Alzai gli occhi al soffitto trattenendo a stento i singhiozzi. Ian mi aveva stretta alla stessa maniera la prima volta che ci aveva portato a Londra sul London Eye e mi aveva afferrata quando io persa nei miei incubi mi ero sporta troppo dal lato del ponte.
Ricordavo i suoi occhi preoccupati e le sue mani sulle spalle che mi stringevano forte mentre mi chiedeva se stessi bene. E quelle braccia che mi avevano stretto mille altre volte dopo, dandomi la sicurezza che necessitavo disperatamente. Quelle braccia a cui avrei dovuto rinunciare se non avessi deciso di fermarlo.
Guardai di nuovo l'orologio. Le tre e quaranta.
Mi accorsi della TV ancora accesa e la spensi rimanendo nel buio totale con solo i numeri dell'orologio a farmi sudare freddo.
Volevo davvero lasciarlo andare? Sarei stata disposta a non vederlo mai più?
Ripensai all'ultima volta che eravamo stati soli al mio compleanno. Il suo astio iniziale alla mia proposta, le sue barriere che cadevano e le mie che non potevano già niente contro di lui. Il suo autocontrollo andato in fumo ogni volta che era con me e l'uomo che diventava a farmi sentire amata davvero.
L'albero che ci aveva visti avvinghiati per l'ultima volta prima di lasciarci andare per sempre.
Per sempre se io non avessi fatto qualcosa.
Quattro meno cinque.
Cominciai a mangiarmi le unghie, un vizio che avevo rimosso tanto tempo prima ma che ora si presentava come una perfetta scappatoia dai miei problemi.
Mio dio cosa devo fare.
Sperai che l'Altissimo mi mandasse un segno dal cielo o qualcosa del genere, non ero molto religiosa non mi intendevo di miracoli e dogmi, ma sperai comunque di sentire una voce nel buio che mi dicesse cosa fare. Non si sa mai quando accadono i mracoli giusto?
Quattro e un minuto.
Il tempo scorreva troppo in fretta e il mio panico saliva ogni volta che vedevo il numero in digitale cambiare.
Ci tenevo troppo a Ian, tanto da lasciarlo andare. Ma lui stava facendo lo stesso con me?
Ash mi aveva detto di sì, io non ne potevo essere sicura. L'unico che poteva risolvere ogni dubbio era Ian. E io volevo che me li risolvesse? Sì cazzo.
Necessitavo almeno di un addio, non potevo lasciarlo andare via così, non me lo sarei mai perdonata. Il peso del dubbio mi avrebbe sempre schiacciata e non avrei potuto mai continuare la mia vita in quella maniera.
Avevo preso una decisione.
Agguantai il telefono e cercai su internet il numero per chiamare un taxi. Premetti freneticamente lo schermo finché non partì la chiamata.
Attesi continuando a mangiarmi ora le pellicine ora le unghie se ne rimanevano.
-Pronto servizio taxi di Londra-
-Pronto chiamo dalla periferia, mi serve un taxi nel minor tempo possibile-
Diedi l'indirizzo e attesi.
-In quindici minuti sarà lì-
Quattro e un quarto.
-Grazie, grazie mille-
Ora non potevo tornare indietro.
Corsi in camera e presi un cambio, mi lavai e infilai i vestiti puliti per poi mettermi le scarpe. Svuotai l'armadio in cerca della felpa e quando la trovai me la buttai addosso.
Stavo facendo la cosa giusta. Ian mi doveva delle spiegazioni, dovevo vederlo un'ultima volta. Volevo vederlo un'ultima volta.
Arrivai all'ingresso con il fiatone, recuperai le chiavi, il portafoglio e aprii la porta fiondandomi giù per le scale. Quando arrivai sul marciapiede, che solo poche ore prima mi aveva vista scendere dalla macchina di Ash, mi fermai per riprendere fiato.
Si gelava ma io stavo sudando.
-Dai cazzo- dissi all'aria.
Guardai a destra e sinistra saltellando sul posto, dove diavolo era finita quella macchina?!
Quattro e tredici.
Mi presi furiosamente i capelli e li legai disordinatamente quando finalmente vidi il taxi svoltare l'angolo.
Mi sbracciai e appena si fermò davanti a me entrai e chiusi la portiera sbattendola.
-Quanto ci mette ad arrivare dall'altra parte della periferia?-
-Una mezz'oretta signorina- mi chiese confuso e alquanto scosso dalla mia irruenza.
-La pago il doppio se mi ci porta in quindici minuti-
Mi guardò dallo specchietto e accertatosi della mia serietà scosse la testa sorridendo.
-Mi dia l'indirizzo-
Partì sgommando e io mi ressi al seggiolino a ogni curva.
Prese due semafori rossi e andò a circa venti chilometri in più rispetto a quelli consentiti dalla legge. Ma lo stava facendo bene. Sembrava avere tutto sotto controllo.
-Da quanto fa questo lavoro?-
Curvò in una via laterale bruscamente e io rimbalzai contro il finestrino.
-Abbastanza da riuscire a portarla dove vuole in un tempo minimo-
Sorrisi e annuii.
Sentivo il mio cuore rombare come il motore e cercai di respirare per calmarmi.
-Cerca di battere qualcuno sul tempo?- mi chiese cauto.
-Ormai di tempo non ne ho più. Cerco solo qualcuno-
-Anche l'ultimo secondo conta- mi guardò con la coda dell'occhio.
-Se mi posso permettere-
Lo guardai dal mio posto dietro e gli sorrisi riconoscente.
Quando cominciai a riconoscere le case della via di Ian stritolai la cintura di sicurezza tra le mani.
Quattro e trentacinque.
Ci siamo
Accellerò sull'ultimo pezzo di strada e con mio sommo orrore vidi un altro taxi con le luci accese già parcheggiato davanti alla casa.
-Partiamo all'inseguimento se vuole- strinse il volante.
Mi si seccò la gola.
Inchiodò davanti all'altra macchina e vidi che dentro c'era solo l'autista, il posto del passeggero rimaneva ancora vuoto.
-Grazie. Grazie davvero, di tutto. Anche del consiglio- blaterai dandogli un pezzo da cinquanta in mano.
-Questi sono molti di più del doppio signorina-
-Li tenga tutti, non faccia scenate. Ho pochi secondi- gli sorrisi aprendo la portiera.
Scesi e guardai la casa. Poi mi abbassai dal finestrino.
-Arrivederci, menomale che hanno mandato lei da me-
Lui rise.
-Buona fortuna- mise in moto e io corsi sul marciapiede.
Non lo vidi allontanarsi. Il cancello era aperto ed entrai con il cuore che martellava dalle orecchie fino allo stomaco.
Raggiunsi i gradini sul portico con il fiatone e in quel momento la porta si aprì come a darmi segno che stava aspettando me.
Dio grazie
Spinsi quel poco che rimaneva per entrare e trovai un corpo caldo a sbarrarmi la strada.
Mi aggrappai al suo collo e lo strinsi forte.
-Ian- sospirai annusando il suo odore.
Sentii la valigia cadere a terra e le sue braccia afferrarmi al volo mentre faceva un passo indietro per mantenere l'equilibrio.
Chiusi gli occhi e aspettai.
Sentii la sua mano incerta dietro sulla nuca.
-Jessica?-
Annuii.
-Sì Ian sono io, sono qui-
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Breathe
Teen FictionCiò che è mio mi appartiene e non sono disposto a condividerlo con nessuno. Non sono disposto a condividerti con nessuno intesi? Quindi quando premerò le mie labbra sulle tue sarai mia. Mia e di nessun'altro
