NEW YORK, 2014
Natalie Reed è una giovane ragazza prossima a compiere vent'anni.
Determinata, testarda e timida.
Lavora come cameriera presso Terra Blues a New York e una sera la sua cambierà completamente in quanto assiste a un omicidio del suo dat...
ATTENZIONE 🔞 : Questa storia contiene il linguaggio esplicito e scene forti e si consiglia una lettura consapevole e adeguata al genere
QUALCHE GIORNO DOPO
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Le ci voleva molto sforzo per non prendere il tavolo a calci mentre tirava fuori la sedia e si sedeva con quanta più delicatezza fosse possibile.
Il dolore era insopportabile.
Sospirò.
Sospirò ancora e ancora fin quando il dolore non vacillò.
Due cameriere entrarono in sala con piatti e iniziarono ad apparecchiare la tavola con tantissime prelibatezze che le aumentò l'acquolina in bocca , la salutavano con un rispettoso cenno della testa.
Ricambiò con un sorriso gentile, si leccò le labbra e dilatò le narici, inspirando appieno l'odore del cibo che invase l'aria.
Il suo stomaco brontolò forte e senza aspettare riempì il suo piatto con tutto quello su cui posava gli occhi.
Aveva una fame, maledizione.
«Signora Natalie, posso portarti qualcos'altro?» Domandò la signora Elisabeth con un sorriso triste. Quando notò che non aveva alcuna intenzione di rispondere, si avvicinò e sospirò nervosamente «E' arrabbiata con me, lo capisco e mi dispiace.»
Natalie la ignorò e mangiò silenziosamente senza nascondere quanto quel tradimento le avesse fatto male. «Qualsiasi cosa io voglia, me lo prendo da sola dalla cucina. Dopo tutto questa è anche casa mia perciò puoi andare, Elisabeth.» Rispose fredda e si versò sopra pancake una generosa quantità del sciroppo d'acero.
«Ti chiedo scusa per aver tradito la tua fiducia, almeno ascoltami ti prego.»
Serrò le mascelle e gli occhi lucidi dalle lacrime trattenute dalla rabbia che tratteneva a fatica. Aveva faccia tosta a venire da lei a chiedere scusa? Perché non stava zitta e non la lasciava in pace? Ridacchiò priva di divertimento e si bevette un po' del succo prima di tornare concentrata sulla colazione, mugolando dolcemente di quanto fosse buono e saporito «Per cosa ti dispiace esattamente? Per avermi fatto fare una pessima figura davanti ai suoi soci e di fronte a lui visto la nostra condizione attuale? Oppure per averti salvato la vita, assumendomi le responsabilità!? Perché vedi il mio sedere sta ancora pulsando forte ed è così dolorante che non riesco nemmeno a spostarmi senza gemere e scoppiare in lacrime. Ho negato fino all'ultimo il tuo nome mentre mi prendeva a sculacciate e non ci è andato piano, sai? Perciò ti ringrazio di cuore per essere stata così meschina ed egoista con me quando non ho fatto altro che fidarmi di te. Ho capito che qui io non ne ho dei alleati né di cui mi possa fidare, sono sola completamente, Elisabeth.» Spiegò con il tono cupo, raddrizzò la schiena e sollevò il mento con superiorità, riservandole un'espressione che la fece deglutire a vuoto.