NEW YORK, 2014
Natalie Reed è una giovane ragazza prossima a compiere vent'anni.
Determinata, testarda e timida.
Lavora come cameriera presso Terra Blues a New York e una sera la sua cambierà completamente in quanto assiste a un omicidio del suo dat...
ATTENZIONE 🔞 : Questa storia contiene il linguaggio esplicito e scene forti e si consiglia una lettura consapevole e adeguata al genere.
CIMITERO DI NEW YORK, GREEN WOOD
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Vanessa Roger gettò lo sguardo ai propri piedi dove addetti delle pompe funebri stavano calando la bara della loro nipote nella fossa.
Una maledetta fossa stava per inghiottire sua nipote per sempre.
Una maledetta fosse che aveva dimensioni profonde quanto una crepa nel suo cuore a pezzi.
Singhiozzò e si coprì la bocca per trattenere urlo che le lacerava l'anima.
Subito dopo cominciarono a coprirla con la terra mentre il legno lucido della bara man mano scompariva sotto terra, lasciando soltanto il vuoto e sensazioni di soffocamento che vi abbracciò ogni ricordo insieme a esso.
Sentì la stretta sul braccio e sollevò lo sguardo sul marito che la stava guardando con gli occhi lucidi e rossi.
«Dobbiamo essere forti, tesoro» Esclamò Antony Roger con la voce rotta dal pianto.
Lei percepì tutto il colore di suo compagno, eppure non era abbastanza per allontanare il freddo che sentiva dentro di sé, radicate nelle ossa così profondamente da lasciare il segno. Scosse la testa ripetutamente e scoppiò a piangere, abbracciandolo fortemente senza smettere di guardare la bara che scompariva ogni secondo sempre di più «M-mi sento morire, Tony. Troppo d-dolore, troppo, troppo.» Rispose tremando «Dovevamo fare solo una cosa, proteggerla. Abbiamo f-fallito.»
Ridacchiò tra le lacrime.
Un senso di terrore le invase il corpo.
Un senso di vertigine si abbatté addosso a lei.
I ricordi di quel mattino tornarono a gala.
Loro nipote sdraiata su una barella, nuda e piena di lividi coperta soltanto con un lenzuolo bianco.
Erano riusciti a stento a riconoscerla perché a lungo tempo in acqua, ormai non c'era niente da vedere, se non fosse per la collana e i vestiti che avevano trovato.
Appartenevano a lei.
Quando erano entrati nella camera fredda dell'obitorio aveva pregato che quella ragazza non fosse Natalie, ma le sue speranze si erano spente non appena il medico aveva sollevato il lenzuolo.
Rilevando un corpo irriconoscibile, piccolo e fragile.
Scoppiò in lacrime , crollò in ginocchio e invocò il suo nome disperata.
Lei non c'era più.
«NATALIE, NATALIE» Gridò a squarcia gola, intenta a scendere nella fossa, il marito insieme alle amiche la tenevano strettamente «NATALIE, NATALIE. SONO QUI, AMORE. ZIA E' QUI! MI SENTI!?» Mormorò, priva di forze prima di perdere i sensi.