CAPITOLO 33

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ATTENZIONE 🔞 : Questa storia contiene il linguaggio esplicito e scene forti e si consiglia una lettura consapevole e adeguata al genere.

Il capitano Montergory accennò una smorfia di sofferenza e aprì gli occhi, rimase pietrificato e sorpreso di trovarsi di fronte al fottuto sicario dell'organizzazione russa che non solo lo aveva spedito in terapia intensiva con gravi problemi cele...

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Il capitano Montergory accennò una smorfia di sofferenza e aprì gli occhi, rimase pietrificato e sorpreso di trovarsi di fronte al fottuto sicario dell'organizzazione russa che non solo lo aveva spedito in terapia intensiva con gravi problemi celebrali e fisici, ma gli stava puntando la pistola in faccia intento a finire ciò che aveva iniziato qualche mese prima e non era solo cazzo, bensì in compagnia dell'ultima persona che avrebbe sperato d'incontrare, almeno non di persona, maledizione. 

Il figlio e l'erede del grande Boss, il giovane capomafia di New York di appena vent'anni. 

 Il ragazzo vi sedeva sulla poltrona con fare arrogante e sbuffò seccato come se trovarsi in tale situazione non fosse necessariamente di suo gradimento e ancora di più dover deludere il capo russo con cui sperava una fottuta alleanza in futuro. Per entrare nelle grazie del capo russo aveva fatto delle scelte, sacrifici e patto con il diavolo in persona, tanto che  la presenza del suo sicario personale nella città ne era la conferma che il suo lavoro doveva essere svolto e seguito alla lettera il prima possibile.

Il capitano deglutì e il macchinario che lo monitorava iniziò a lampeggiare, fracassandogli il cervello. 

«Ben svegliato» Esclamò il sicario russo con un sorriso letale e caricò l'arma in cui rumore si diffuse nella stanza come il gelo mortale   « Non sono famoso per aver pazienza, perciò ti consiglio di ascoltarmi attentamente e senza farmi perdere il tempo perché non ci penserò due volte a piantarti un proiettile in fronte e disfarmi del tuo cadavere »

Il capitano annuì, deglutì e tornò sdraiato sui cuscini con un respiro pesante.

Gli occhi del capomafia americano, cerchiati di stanchezza confermavano la sua giovane età,  brillavano di rabbia e ira «Montegory lavoravi per la mia famiglia da quanti anni, eh?» Domandò con la voce seccata e si mosse nervosamente sulla poltrona « Mio padre è morto da una settimana e tu stavi già a mandare a puttane un'alleanza che speravo di ottenere per anni. Volkov ci ha tirato dalla merda e adesso è mio turno a ricambiare, cazzo! Sono in debito con il ladro, farai esattamente ciò che chiede e dev'essere fatto il prima possibile almeno che tu non voglia finire personalmente in debito con con lui e in tal caso mi goderò la scena in prima fila. »

Il capitano serrò le mascelle e tornò a guardare il sicario con espressione ostile  « Giovane Boss, ne sono consapevole, ma situazione stava precipitando e il russo qui presente non scende a compromessi, cazzo»

Il sicario storse la bocca e socchiuse gli occhi come un felino. La sua missione negli Stati Uniti era andata oltre cazzo, soltanto perché il figlio di puttana non stava rispettando il patto e ne aveva pagato conseguenze per tale mancanza di rispetto nei confronti del loro pakhen , questo spiegava la sua fottuta visita in ospedale ed era piuttosto deciso a finire ciò che aveva iniziato se non dovesse collaborare, si trattava di una questione di minuti prima che la sua pazienza iniziasse a sgocciolarsi « State lavorando per i ladri e che si vanno a fottere i compromessi del cazzo! Tu non stai rispettando il patto come richiesto e mi stai facendo irritare parecchio ed è una cosa che non riesco a gestire, tantomeno tollero. » Esclamò il sicario russo a denti stretti, avvicinò l'arma sotto il mento dell'uomo e gli sollevò la testa « Non è una cosa saggia da fare con il sottoscritto, me ne sbatto della presenza di Boss e ti sparo, cazzo. Mi hai sentito!? Oppure preferisci che ti spezzo le ossa intatte e ti annego in tuo stesso sangue, figlio di puttana? »

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