NEW YORK, 2014
Natalie Reed è una giovane ragazza prossima a compiere vent'anni.
Determinata, testarda e timida.
Lavora come cameriera presso Terra Blues a New York e una sera la sua cambierà completamente in quanto assiste a un omicidio del suo dat...
ATTENZIONE 🔞 : Questa storia contiene il linguaggio esplicito e scene forti e si consiglia una lettura consapevole e adeguata al genere.
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Vi erano delle persone che passavano la vita a cercare di trovare la felicità per poi accorgersi e lei ne era bastato un attimo a viverla.
Una telefonata.
Era questa la felicità che si provava?
Quella pura e sincera che toglieva il fiato e lasciava senza parole?
Quella sfuggente e allo stesso banale?
Non riusciva a credere.
Dare senso del perché lui avesse fatto una cosa simile.
Non voleva pensarci affatto.
Scosse la testa e allontanò i pensieri, espirò e inspirò diverse volte prima di calmarsi e bussare alla porta, timidamente.
La sua voce profonda la fece sussultare e il cellulare che stringeva con tale forza fino ad avere le nocche bianche rischiava seriamente di finire per terra.
Mordendosi il labbro con fare impacciato entrò dentro e rimase sulla soglia cercando con lo sguardo suo marito che vi era girato verso la vetrata che dava sul giardino con la mano nella tasca e nell'altra teneva il bicchiere di vodka che si portò alla bocca con lentezza.
Non si mosse.
Non si girò.
Non parlò.
Sembrava assorto nei propri pensieri, ma quella tranquillità che emanava era davvero impressionante.
Possedeva un tale controllo e sembrava avesse controllo su ogni cosa che lo circondava.
«Alexandar, ti ho riportato il cellulare» Esclamò e chiuse la porta alle spalle, appoggiandosi contro essa con il respiro trattenuto «Non meriti un grazie da parte mia, ma ti ringrazio lo stesso.»
« Lascialo sulla scrivania» Ordinò autoritario e sorseggiò il suo drink, ignorandola. « Ti sei assicurata che stessero bene?»
«Sì, non ho detto niente che possa compromettere la tua reputazione e questa storia. Non hanno fatto domande, cioè si però ho preferito tacere » Rispose nervosa. L'ansia per quello che stava per chiedergli l'agitava, poggiò il cellulare sulla scrivania con delicatezza e lasciò il respiro liberatorio che aveva una nota di preoccupazione «Mi lasceresti parlare con loro di nuovo?»
«Ero chiaro poco fa, no?» Sospirò seccato e svuotò il bicchiere «Ti ho concesso più di quanto avrei dovuto, Natalie »
Si accigliò dianzi tale risposta, ma non fece scenate perché non avrebbero servito a niente. Inspirò a fondo e avanzò di qualche passo, sfiorando il legno massiccio della scrivania pensierosa « Lo so e lo apprezzo molto. Parlare con la mia famiglia dopo tanti mesi mi ha calmata e per la prima volta da quando sono qui, mi sento tanto felice e viva, tutto merito tuo» Replicò testarda come se desiderasse mettergli la verità davanti agli occhi. Timidamente gli si avvicinò, mettendosi accanto a lui e guardò attraverso la grande vetrata, beandosi del panorama.