CAPITOLO 40

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ATTENZIONE 🔞 : Questa storia contiene il linguaggio esplicito e scene forti e si consiglia una lettura consapevole e adeguata al genere.

«Sarò al sicuro qui, agente?» Domandò nervosamente e osservò il giovane poliziotto entrare nel piccolo appartamento con un borsone che gettò sul tavolo

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«Sarò al sicuro qui, agente?» Domandò nervosamente e osservò il giovane poliziotto entrare nel piccolo appartamento con un borsone che gettò sul tavolo. «Posso riprovare a richiamare un altra volta negli Stati Uniti oppure avere un telefono?»

L'uomo sospirò e scosse la testa, guardandola con gli occhi verdi «Questa è una struttura sicura, signorina Reed e l'intero edificio è sorvegliato » Rispose in americano con la voce profonda «Sarebbe meglio evitare ogni tipo di comunicazione che possa essere rintracciata, abbiamo avvisato l'autorità americana e a breve avremo una risposta per mettere in pratica i documenti e farti ottenere il visto » Mentì. 

Sgranò gli occhi dall'emozione e sorrise radiosa «Davvero? Quanto ci vorrà per la risposta? »

«Una settimana » Tagliò corto e indicò il borsone sul tavolo «Qui troverai tutto l'occorrente e qualche ricambio, non avrai bisogno dell'altro.»

«La mia borsa? Posso riaverla?  Ho dei i soldi lì che mi serviranno per l'emergenza se dovessi aver bisogno! » 

«Riferirò al capitano Nikitin»  Rispose e la salutò con un cenno della testa e uscì, lasciandola sola.

La serratura le perforò il cranio  e il senso di  irrequietezza l'abbracciò a ogni minuto che trascorreva nella solitudine.

Non era una stupida e ne era consapevole di essere finita nei pasticci più grandi di lei, solo che questa volta non sarebbe uscita viva se dovesse trovarla. 

Aveva reagito d'istinto ed era scappata in un momento in cui non aveva pensato lucidamente alle conseguenze delle sue dannate azioni.

Sapeva che tipo di persona fosse Alexandar Volkov , potere che aveva e il denaro che possedeva in grado di corrompere chiunque. 

Doveva essere felice per essere riuscita a scappare da lui, eppure non lo era perché qualcosa la bloccava. 

Scosse la testa non volendo dare peso ai pensieri che la soffocavano. 

Deglutì rumorosamente e sospirò, aprendo il borsone.

Notò un paio di scarpe comode, intimo, magliette, pantaloni a vita alta e maglioni di lana.

Con un sorriso afferrò un maglione di un colore bianco e morbido,  se lo portò al naso e lo annusò,  sapeva di pulito e profumava. 

Da quanto tempo non indossava dei vestiti decenti come una ragazza normale?

Da quanto tempo non vedeva delle scarpe comode?

Non se lo ricordava.

Singhiozzò emozionata e rovesciò tra le robe come una bambina che vi scopriva regali per la prima volta nella sua vita. «Mi sembra di sognare tutto questo, è troppo perfetto per essere vero» Esclamò con  la voce rauca e rotta dal pianto.

ALEXANADAR, LO ZAR DELLA RUSSIALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora