CAPITOLO 116

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ATTENZIONE 🔞 : Questa storia contiene il linguaggio esplicito e scene forti e si consiglia una lettura consapevole e adeguata al genere

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La giornata si era trascinata lenta come catene sulla pietra

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La giornata si era trascinata lenta come catene sulla pietra.

Tutto era andato liscio, impeccabile.

Calmo.

Tranne lui.

Lui non lo era cazzo.

Si sentiva come una lama sguainata  in attesa di assaggiare il sangue.

Il rumore peggiorava a ogni respiro ed era simile a un fardello pesante, come se il tempo stesso cospirasse contro di lui.

Era teso, più del solito.

Troppo per poter restare concentrato e pensare a qualcos'altro, cazzo.

Il suo corpo sentiva il bisogno fisico di staccare dalla fottutissima realtà, qualunque cosa impedisse alla sua mente di correre selvaggiamente come un criceto su una cazzo di ruota. Non ricordava l'ultima volta in cui aveva dormito profondamente. Non era capace di rilassarsi abbastanza da permettere al sogno di trascinarlo del tutto perché i demoni oscuri che lo perseguitavano e tormentavano non dormivano mai, cazzo.

Non importava quanto fosse esausto.

Loro erano sempre lì ad aspettarlo.

Fottuti bastardi.

Ignorò inquietudine che lo avvolse per via della serata che lo attendeva.

L'evento di beneficienza di cui sua madre ne era fiera all'epoca , l'unico giorno in grado a farlo vacillare.

ll suo cervello riusciva sempre a trovare il momento meno opportuno per evocare situazioni spiacevoli cancellati dalla memoria e per un istante l'immagine di sua madre e sorella gli attraversavano la mente senza pietà per poi scomparire in fretta.

Sentiva una brutta sensazione.

L'istinto lo avvertiva che stava per succedere qualcosa stasera.

Niente di buono, cazzo.

Ormai, la sua vita stava prendendo pieghe diverse e malgrado fosse abituato a gestire problemi vi era altro a tormentarlo.

Natalie.

Qualcosa in lui indietreggiò a quel pensiero, netto come un osso che si spezzava sotto la pressione.

Era un problema che graffiava l'istinto.

Il fuoco che non riusciva a spegnere.

Lo zar russo varcò l'immenso salotto, con deliberata lentezza versò una generosa dose di vodka, osservando il liquido vorticare e incresparsi all'interno. L'odore pungente risalì riempendogli le narici mentre portava il bicchiere alla bocca, il bruciore gli scese ed era come una fottuta tregua gradita dal tumulto che gli agitava la mente.

ALEXANADAR, LO ZAR DELLA RUSSIALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora