NEW YORK, 2014
Natalie Reed è una giovane ragazza prossima a compiere vent'anni.
Determinata, testarda e timida.
Lavora come cameriera presso Terra Blues a New York e una sera la sua cambierà completamente in quanto assiste a un omicidio del suo dat...
ATTENZIONE 🔞 : Questa storia contiene il linguaggio esplicito e scene forti e si consiglia una lettura consapevole e adeguata al genere.
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La prese per i fianchi e la piegò sul letto senza pochi complimenti.
Fu una stretta rude.
Dovette reprimere un ansito di sorpresa e si limitò a inspirare e respirare diverse volte mentre la camicia le veniva strappata di dosso con le dita agli ed esperte e con un strattone le calarono giù le mutandine.
La pressione intorno ai fianchi aumentò e serrò le mascelle in una smorfia dolorosa a contatto con la mano che le strinse i capelli e la spinse con la faccia in giù, sul lenzuolo.
Il suo cuore prese a battere come un forsennato tanto che avrebbe voluto mettersi a urlare.
Singhiozzò silenziosa e chiuse gli occhi, aspettando il momento in cui l'avrebbe presa.
Sentì il rumore della lampo che veniva tirata giù e immaginò benissimo cosa stesse per accadere.
S'irrigidì a contatto con il suo membro che vi premeva contro la sua vagina tremante, provò a serrare le gambe, ma era così debole e priva di forze che falli miseramente.
«Ti p-prego, no»
Lui la punì senza alcuna pietà e con una stoccata glielo infilò tutto dentro, le si mozzò il respiro e spalancò gli occhi.
Inspirò per contrastare tale l'invasione e lottò per non gridare, lacrime calde e salate scendevano a ogni stoccata.
Una voce continuava a chiamarla e tornò in sé bruscamente come se qualcuno le avesse gettato l'acqua ghiacciata addosso.
L'aria entrava e usciva dai polmoni lentamente, eppure non riusciva a respirare.
Non c'era abbastanza l'ossigeno in quella maledetta sala .
«Signora, Volkova, non le piacciono i biscotti che ho preparato? Ne vuole altri di un tipo diverso?» Esclamò la voce familiare con un tono preoccupato dietro alle sue spalle.
Sussultò dallo spavento e scosse la testa. Negò e lasciò che l'immagini di quella notte insieme alla sua grida sparivano davanti ai suoi occhi, lentamente, troppo lentamente.
Deglutì con difficoltà e si mosse a disagio sulla sedia, attirando l'attenzione della signora Elisabeth che si mise davanti a lei.
«Perché sta piangendo, signora?» Domandò dolcemente e poggiò una tazza col tè caldo. «Cosa posso fare per farla stare meglio!?»
Non si era nemmeno accorto che stesse piangendo, notò. Si asciugò il viso e sorrise incerta dianzi quella compassione e premura, era la prima persona che la trattava in quel modo come se fosse delicata come un fiore. «Non è niente. Niente e nessuno potrà rendermi felice qui . Mi manca la mia famiglia e ho disperato bisogno di sentirli. Sono mesi che non so niente di loro e non voglio neppure immaginare quanto stessero male per colpa mia e di quanto dolore abbia causato la mia scomparsa. » Rispose e spostò lo sguardo sulla grande vetrata che dava sul giardino. «La prego, la smetta di chiamarmi signora Volkova»