NEW YORK, 2014
Natalie Reed è una giovane ragazza prossima a compiere vent'anni.
Determinata, testarda e timida.
Lavora come cameriera presso Terra Blues a New York e una sera la sua cambierà completamente in quanto assiste a un omicidio del suo dat...
ATTENZIONE 🔞 : Questa storia contiene il linguaggio esplicito e scene forti e si consiglia una lettura consapevole e adeguata al genere.
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«Vieni verso di me» Esclamò autoritario il suo carnefice, suscitando in silenzio tombale tra i presenti.
Era seduto in alto su un divano in pelle rispetto agli altri uomini e spiccava per l'eleganza e l'atteggiamento.
Aveva un carattere dominante e lo temevano.
La sua presenza era la più influente nella stanza e metteva in soggezione ed era sicura che nessuno avrebbe osato contradirlo per nessuna ragione.
Sembrava distaccato dai commenti degli altri uomini perché il suo sguardo assai freddo e sensuale era su di lei, la fissava , ma in realtà stava studiando ogni cosa intorno a loro.
Era un calcolatore e dall'espressione sembrava fosse annoiato.
Lo vede muovere il bicchiere con lentezza facendo ondeggiare il contenuto in attesa che lei si dia una dannata mossa, ma rimase immobile e sollevò il mento fissandolo con tutto l'odio di cui fosse capace.
Ricordò la conversazione con il trafficante di quel bastardo e le sue gambe si mossero verso di lui.
Non era caso di prendere le cose alla leggera quando si trattava di Alexandar Volkov.
Questo non lo rendeva meno colpevole degli altri ed era il peggiore di tutti gli uomini che la stavano guardando e valutando come se fosse un oggetto.
Camminò piano, tra gli sguardi bramosi che avrebbero più che volentieri giocato con lei, li ignorò tremante e fissò quegli occhi azzurri che la seguiva come un predatore.
Il respiro le si mozzò nei polmoni non appena gli si fermò di fronte che la sguardò lentamente facendola sentire nuda e vulnerabile.
Arrossì e sentì un brivido attraversala dalla testa ai piedi.
Un lieve sorriso gli si soffermò sulla bocca severa e iniziò a sudare freddo.
Socchiuse le palpebre e con il cenno della testa le ordinò di avvicinarsi ulteriormente «Siediti sulle mie cosce a cavalcioni » Ordinò e colpì la cosca con la mano tatuata mentre appoggiava bicchiere sul tavolino alla sua destra « Sto per sborsare un patrimonio per te e come minimo mi aspetto una riconoscenza da parte tua e totale sottomissione. Vuoi darmi ascolto o preferisci fare ancora di testa tua. Non ci penserò due volte a lasciarti qui e andarmene »
Fece come le era stato chiesto, si sedette sulle sue cosce cercando di non sfiorare la sua parte intima e il vestito le salì lungo le cosce su cui lui appoggiò le mani con la presa forte e decisa.
Il loro sguardo si incontrarono e lei trattenete il fiato con evidente il rossore che le colorava le guance pallide intenta a socchiudere le labbra tremanti che umettò con la lingua.