CAPITOLO 60

3.1K 155 35
                                        

ATTENZIONE 🔞 : Questa storia contiene il linguaggio esplicito e scene forti e si consiglia una lettura consapevole e adeguata al genere

                                                                                    UNA SETTIMANA DOPO

                                                                                    UNA SETTIMANA DOPO

Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.

Se pensava che le cose sarebbero andate per meglio si sbagliava di grosso.

La depressione era diventata una parte di lei.

Controllava ogni aspetto della sua vita e non riusciva più a gestire niente, neppure se stessa.

Implorare il proprio carnefice a mettere fine alla sua vita era un attimo di debolezza di cui molte delle volte l'avevano portata per una maledetta settimana a riflettere fino all'alba se fosse veramente quello che desiderava.

Morire?

Vivere?

Che differenza faceva se era rinchiusa in una gabbia senza alcuna possibilità di vivere appieno la nuova vita ingiusta e orribile?

 Essere moglie di un uomo che non la degnava minimamente e a cui ogni sua decisone sembrava sentenza di morte la facevano sentire umiliata.

Dover accettare quella condizione come una brava bambina oppure sarebbe stata rinchiusa in una clinica fino al parto.

Di giorno in giorno ennesima volta si era rifiutata di parlare con lo psicologo.

Ennesima volta in cui aveva fatto un passo indietro peggiorando la sua situazione assai grave invece di migliorare.

Essere lontana dalla sua famiglia iniziava a pesare.

Faceva male.

Soffocava.

Uccideva.

Perfino si era rifiutata di mangiare e bere dalla disperazione , eppure suo marito aveva dei metodi piuttosto pratici di farla mangiare e minacciare che alla fine aveva ceduto e continuato ad obbedire come un cagnolino per il bene del bambino anche se lo aveva fatto per pure egoismo e se stessa. 

Perciò aveva iniziato a fingere di stare bene.

Obbedire senza replicare.

«Buongiorno, Natalie. Porto il pranzo?» Domandò la signora Elisabeth, varcando la soglia del salotto con passi leggeri, attirando la sua attenzione che vi era seduta al tavolo con la tazza a mezz'aria

«Sarebbe perfetto! Grazie, Beth» Rispose educata con un sorriso pieno di gratitudine e tornò a bere il suo tè caldo tranquillamente, ogni tanto ripensando alla sua famiglia e di quanto sua vita fosse noiosa e rimpettiva. 

Pochi secondi dopo entrambi i ladri che ormai erano diventati la sua ombra varcarono la soglia e si misero accanto alla porta con lo sguardo davanti a sé, immobili e spaventosamente seri «Signora Volkova»

ALEXANADAR, LO ZAR DELLA RUSSIALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora