CAPITOLO 97

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ATTENZIONE 🔞 : Questa storia contiene il linguaggio esplicito e scene forti e si consiglia una lettura consapevole e adeguata al genere.

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Il silenzio aleggiava nell'aria come la seta di una ragnatela, delicato eppure soffocante.

Non riusciva chiudere gli occhi.

Troppo agitata.

Troppo nervosa.

Ogni due secondi gli occhi stanchi andavano al telefono sperando di non aver ricevuto la risposta da parte sua.

Dio, sarebbe stato troppo imbarazzante come lo era stato il misero messaggio di scuse.

Non riusciva a credere che Olivia fosse stata imbranata a tal punto di mandagli la foto, anche se una parte di lei desiderava sapere cosa ne pensava a riguardo.

Gli era piaciuta oppure si era messo a ridere di quanto fosse ridicola e infantile?

Una bambina.

Una mocciosa.

Non voleva nemmeno immaginare, cavolo.

Un rossore accesso salì sulle guance.

Scosse la testa mentre la paura e desiderio si mescolavano, creando un cocktail confuso di emozioni che non riusciva a districare.

Deglutì.

Attraverso la tenda la luce notturna gettava un bagliore delicato nella stanza, proiettando ombre sulle pareti.

Il respiro le sfuggì in esalazioni tremolanti e non poteva scollarsi di dosso l'errore di sua amica, quella situazione  si era insediata nel fondo del suo stomaco e la mano si mosse istintivamente verso il petto, sentendo il battito furioso del suo cuore assai fuori controllo. 

Rimase immobile a fissare un punto sopra la sua testa, la sua mente era un turbine di emozioni tanto da non capirci più niente. 

Chissà cosa avrà pensato di lei?

Con un smorfia si alzò dal letto e indossò la vestaglia in seta di un colore verde , afferrò il telefono e uscì fuori sul bancone godendosi il silenzio e l'aria fresca che le accarezzava la pelle come se le stesse sussurrando di stare tranquilla.

Ultimamente aveva iniziato ad apprezzare il silenzio, l'aiutava a fare chiarezza con se stessa lontano dal casino quotidiano ed era diventata la sua migliore compagnia quando solitudine bussava alla porta. 

Tristemente, fissò l'ora sul telefono che segnava la mezzanotte passata e distolse lo sguardo, abbracciandosi il corpo, sentandosi sola in quel momento come non mai.   «Buon compleanno a te, Natalie» Sussurrò con gli occhi lucidi e si accarezzò il pancione.

Sussultò quando un'ondata violenta di depressione la travolse.

Non voleva pensare a lui, eppure eccolo lì nella sua mente contro ogni razionalità logica.

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