NEW YORK, 2014
Natalie Reed è una giovane ragazza prossima a compiere vent'anni.
Determinata, testarda e timida.
Lavora come cameriera presso Terra Blues a New York e una sera la sua cambierà completamente in quanto assiste a un omicidio del suo dat...
ATTENZIONE 🔞 : Questa storia contiene il linguaggio esplicito e scene forti e si consiglia una lettura consapevole e adeguata al genere.
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La porta si aprì dietro alle sue spalle.
Emise un gemito strozzato e ruotò la testa verso il rumore che allarmò ogni cellula del suo corpo agitato, scontrandosi con gli occhi più gelidi che abbia visto in tutta la sua giovane vita.
Suo cugino Alexandar Volkov era fermo sulla soglia della porta e se era sorpreso oppure arrabbiato risultava difficile notare perché la sua faccia non mostrava assolutamente niente, tranne l'espressione impassibile e intimidatoria per averla trovata lì.
Probabilmente era l'ultima persona ad aspettarsi di trovare.
L'angoscia aveva blindato il suo stomaco, che si contraeva a ogni minimo respiro che esaltava ed ebbe sensazione che stesse per svenire a causa dell'aura mortale e autoritaria che vi entrò nella stanza in esatto momento in cui chiuse la porta dietro di sé.
Dentro scese un freddo e l'avvertiva di aver appena fatto una stupidaggine mondale.
Indietreggiò d'istinto e percepì calore salire sulle guance pallide dal disagio per come la stava guardando come se fosse, insignificante e patetica.
I suoi occhi erano attraversati da un lampo di terrore seguito da un brivido che la trapassò come una potente lancia dalla testa ai piedi appena suo cugino spostò lo sguardo infine sul ladro che la teneva bloccata per il braccio.
«(Что это должно означать, это?) Cosa dovrebbe significare, questo?» Domandò severamente e socchiuse gli occhi.
Lei sussultò a suono della sua voce che scese nella stanza come una scarica elettromagnetica che si diffuse intorno a loro a ondate micidiali, mettendo a nudo chiaramente che non era affatto benvenuta.
Dio, aveva dimenticato chi avesse di fronte.
Abbassò lo sguardo intimidita e tremò con violenza «Posso spiegare, tutto!» Replicò timidamente dalla mortificazione a causa della scenata che aveva fatto nel trascinarla via. Un dolore al braccio aumentò e le sfuggì un gemito doloroso, sollevò la testa di scatto e inchiodò il gigante della sicurezza con uno sguardo omicida «Se mi stringi un altra volta il braccio, ti spezzo le mani. Hai capito gigante!?» Ringhiò a denti stretti sull'orlo di lacrime mentre lottava contro l'uomo per liberarsi dalla sua stretta ferrea.
La sicurezza non la degnò minimamente ed era immobile come un robot, concentrato sul suo cugino « Signore, la ragazza si è intrufolata nell'edificio, stava salendo le scale prima che la bloccassi. Non vuole parlare con nessuno tranne con lei» Spiegò la guardia e con poca forza bloccò la bambina che gemette rumorosamente.
Lo zar la vide abbassare nuovamente lo sguardo per terra, ricacciando indietro le lacrime che minacciavano di uscire fuori di fronte a lui.
Lo stato d'animo della bambina non lo impressionava affatto.