NEW YORK, 2014
Natalie Reed è una giovane ragazza prossima a compiere vent'anni.
Determinata, testarda e timida.
Lavora come cameriera presso Terra Blues a New York e una sera la sua cambierà completamente in quanto assiste a un omicidio del suo dat...
ATTENZIONE 🔞 : Questa storia contiene il linguaggio esplicito e scene forti e si consiglia una lettura consapevole e adeguata al genere.
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«Sei riuscita a sostituire il vuoto, tesoro» Esclamò sua zia in lacrime, mostrando il dolore che vi sentiva perché non poteva diventare quello che ogni donna al mondo desiderava.
Una madre.
«Non saremo i tuoi veri genitori, ma ti abbiamo cresciuto e sei come una figlia per noi. Mamma e papà saranno sempre una parte di te e ricordati che non sarai mai da sola»
Quelle parole avevano l'effetto di riscaldare il cuore di Natalie che aveva sorriso alla zia mentre la stava guardando prima di essere abbracciata con tanto amore come solo una madre poteva dare.
Conosceva la sensazione dell'abbandono sulla propria pelle quando rimase orfana, eppure i sogni erano diventati l'unico rifugio in cui poteva stare insieme ai genitori.
Si allontanò dalla finestra e guardò la pancia, allontanando tali pensieri dalla mente.
A quanto pare era destinata a soffrire e rimanere infelice per il resto della sua vita.
Il destino aveva scelto per lei e il fatto che le abbia messo sulla strada un uomo come Alexandar Volkov, era il segno della sua distruzione e fine era vicinissima.
Lui l'aveva cambiata e non si riconosceva più.
Un dolore acuto la colpì alle tempie, sembravano dei piccolissimi aghi che pungevano continuamente la sua pelle ricoperta dai brividi freddi, facendole contrarre il volto in una smorfia sofferente che si portò le mani tremanti alla testa.
Gemete.
Lo zar poggiò il gomito del braccio sinistro accanto il finestrino, intento a guardare il labirinto di strade, oltrepassò diverse macchine e lanciò un occhiata alla ragazza non appena la sentì gemere addolorata. Il suo petto si sollevava e riabbassava con delicati respiri che soffiavano dalla sua bocca leggermente socchiusa come una brezza « Qualcosa ti turba, lo sento dal tuo respiro! Vuoi parlarne, mocciosa?» Domandò con la solita freddezza.
Lei sussultò e aggrottò la fronte, deliziosamente confusa e allo stesso tempo sorpresa dalla domanda inaspettata. Si girò verso di lui, trovò la sua espressione austera insieme all'intensità insostenibile del suo sguardo che l'attraversò come tsunami.
Deglutì.
« Parlare con te mi mette disagio, Alexandar. Sono successe tante cose fra noi e nessuna di esse è positiva, però hai ragione c'è qualcosa a turbarmi! Ho terribili mal di testa quando penso troppo ed è una sensazione assai sgradevole come che stesse per scoppiare da un momento all'altro»
Lu si strofinò la mascella con l'indice pensieroso e le sue sopracciglia si incurvarono verso il basso, assottigliando le labbra a una linea ostile « Puoi sempre provare a parlare, mocciosa. Cosa ti passa per la testa, mhm? »