CAPITOLO 44

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ATTENZIONE 🔞 : Questa storia contiene il linguaggio esplicito e scene forti e si consiglia una lettura consapevole e adeguata al genere.

«Signore, dalle coordinate ricevute qua si trova il locale dove lavora fratello di Sobolev» Spiegò il ladro seduto al posto guida, lanciando un occhiata allo specchietto per guardare capo russo

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«Signore, dalle coordinate ricevute qua si trova il locale dove lavora fratello di Sobolev» Spiegò il ladro seduto al posto guida, lanciando un occhiata allo specchietto per guardare capo russo.

Era seduto sul sedile posteriore, intento a sorseggiare la vodka, ignorando il fottuto mal di testa. C'erano due cose che gli davano immerso piacere a parte le scopate e puttane, ed era la vodka e la pistola che teneva sempre a portata di mano, pronta ad ammazzare qualche figlio di puttana che si credeva troppo furbo.

Ultimamente ne erano troppi.

Si godette il panorama attraverso i vetri oscurati mentre l'auto nera e blindata si fermava a pochi metri dal locale notturno di nome Night Flight.

Il posto corrotto sotto ogni punta di vista, in grado di farti imboccare la strade molto pericolose e di non ritorno, e di certo non si riferivano al traffico e fecce che vi facevano visite ogni notte in compagnia di giovani prostitute, bensì delle tentazioni perverse e malate in grado di corrompere ogni uomo, portandoti dritto all'inferno.

Droga.

Ne  bevve un sorso.

 C'erano tante coincidenze che non combaciavano e la morte del suo trafficante era una di queste. 

«Cosa faccio, signore? Gli faccio una visita?» Domandò il ladro impaziente e fermò l'auto. 

«Portalo da me vivo!» 

Il ladro dello zar sorrise e tornò con gli occhi concentrati sull'ingresso.

Poco più tardi, l'uomo incappucciato chiuse la porta principale e uscì fuori

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Poco più tardi, l'uomo incappucciato chiuse la porta principale e uscì fuori.  Con le mani tremanti digitò il numero, il telefono squillava a vuoto e questo lo innervosì a dismisura.

Decise di tornare a casa e riprovare da lì, magari al ritorno avrebbe trovato la feccia che si definiva suo fratello a casa ad attenderlo strafatto e ubriaco come al solito.

 S'incamminò e neanche dopo  qualche metro aveva sensazione di essere osservato, portandolo a girarsi più volte, ma non vide nessuno.

Lavorava come barista in locale notturno e spesso si ritrovava in rissa per riparare il culo al suo fratello per via degli uomini che lo cercavano per i debiti, anche se avrebbe fatto più che volentieri a mandarlo a vaffanculo come meritava. Pensò con tutta la storia dell'asta di essersi coinvolto più di quanto pensava e uscirne fuori lo avrebbe costato la vita. Mantenette calma e continuò a camminare, eppure quella fottuta sensazione non se ne voleva andare. Svoltò angolo all'altro lato della strada e notò un'auto nera parcheggiata.

ALEXANADAR, LO ZAR DELLA RUSSIALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora