NEW YORK, 2014
Natalie Reed è una giovane ragazza prossima a compiere vent'anni.
Determinata, testarda e timida.
Lavora come cameriera presso Terra Blues a New York e una sera la sua cambierà completamente in quanto assiste a un omicidio del suo dat...
ATTENZIONE 🔞 : Questa storia contiene il linguaggio esplicito e scene forti e si consiglia una lettura consapevole e adeguata al genere.
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« C'è qualche problema, mocciosa? » Domandò serio suo marito, intento a fissarla in un modo assai agghiacciante come se il controllo che possedeva stava per spezzarsi da un momento all'altro.
Rimase in silenzio muto, mordendosi il labbro inferiore ripetutamente.
Deglutì a causa di tale intensità che gli occhi azzurri emanavano come se vedesse tutto, ogni maledetto dettaglio e domande che le frullano in testa.
Sentì un formicolo alla nuca e arrossì, ritrovandosi nel suo mirano calcolato e l'aria tra loro diventò più densa, carica di una tensione impossibile da ignorare.
Sbatté le ciglia, riprendendosi dalla trance in cui sembrava l'avesse fatta precipitare. « Eh, scusa? Cosa hai detto?»
Avanzò verso di lei in un modo lento e deliberato , rubando ogni grammo di ossigeno come un ladro qual era.
« Cosa vuoi, Natalie?»
Il cuore martellava nel petto e ogni battito era più forte del precedente
Era curiosa di sapere cosa fosse successo tra lui e lo zio e cosa si erano detti anche perché mentirebbe di non aver avvertito il silenzio tombale che si era creato dentro non appena varcò la soglia.
Suo zio era nervoso quando era uscito.
D'altronde come biasimarlo?
Trovarsi davanti a un uomo come suo marito non era facile.
Non era molto brava a mentre e non sapeva cosa dire né come giustificare la sua presenza lì, perciò ripensò lentamente e la bocca pronunciò le prime parole stupide che le venissero in mente in una situazione del genere. « Non voglio niente, Alexandar. Ecco, sono venuta a ringraziarti per aver portato la mia famiglia in Russia. Mi sembra un sogno irreale e non riesco a credere perciò grazie di cuore » Rispose con un sorriso sincero che nascondeva una pizzico di bugia.
Ok, aveva detto una cazzata grande, cavolo.
Arrossì possibilmente ancora di più appena lo vide socchiudere gli occhi pericolosamente e con fare sospettoso come se stesse riflettendo sulle parole.
Non le credeva ovviamente.
Il silenziò calò tra loro due.
Lungo e infinito.
Suo marito espirò piano dalle narici e lo sguardo balenò in suo come un dardo mirato a uccidere che dovette indietreggiare d'istinto
« Ultimamente mi ringrazi spesso, ci potrei fare l'abitudine » Replicò e si grattò la mascella pensieroso non appena la vide deglutire. «Davvero ti aspetti che io creda a questa stronzata? » Scosse la testa con rimprovero «Ammetti che semplicemente stavi controllando che tuo zio respirasse e che fosse intero? Risulterebbe più credibile alle mie orecchie, non sei d'accordo?!»