CAPITOLO 75

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ATTENZIONE 🔞 : Questa storia contiene il linguaggio esplicito e scene forti e si consiglia una lettura consapevole e adeguata al genere.

                                                          MOSCA, AEROPORTO DI DOMODEDOVO

                                                            RUSSIA, SAN PIETROBURGO, 1993

Il giovane Igor Markov  di dodici anni si soffermò a guardare le rose preferite di sua madre poggiate sulla tomba e bagnate dalla pioggia che non smetteva di cadere

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Il giovane Igor Markov  di dodici anni si soffermò a guardare le rose preferite di sua madre poggiate sulla tomba e bagnate dalla pioggia che non smetteva di cadere.

I suoi occhi spenti e pieni di dolore si spostarono su ciascun tomba e alla fine sulla più piccola fra esse, di sua sorella.

Il suo piccolo scricciolo.

Troppo piccola e innocente a lasciare il mondo in un modo così crudele e ingiusto.

Quel pomeriggio di un novembre tempestoso come altri giorni precedenti aveva fatto la vista alla sua famiglia dove l'anno scorso era stata sepolta grazie allo zar russo, Alexandar Volkov.

Il giovane capomafia lo aveva salvato da un destino atroce e dalla morta certa.

Gli era fottutamente riconoscente.

Gli deve la vita.

Gli era leale e fedele, cazzo. 

Numerosi rumori dei tuoni  sopra la sua testa illuminavano il cimitero di San Pietroburgo, crollò in ginocchio e si guardò le mani sporche di sangue e prive di innocenza con quali aveva mutilato e torturato il responsabile del massacro di sua famiglia.

Bramava di rabbia e  dolore .

Si era aggrappato alla vendetta come il neonato al seno della madre e giurò davanti a loro che la cagna messicana avrebbe pagato con lacrime e sofferenza. 

Il suo ultimo tormento.

Il tempo era una alleato prezioso ed efficace e non aveva alcuna intenzione a sprecarlo.

Era diventato un uomo.

Un giovane assassino, guadagnandosi il posto nella organizzazione di Volkov.

Un'opportunità accolta a braccia aperte.

Si bagnò dalla pioggia che cadeva selvaggiamente su di lui mentre l'immagini della morte della sua sorella gli scorrevano davanti.

Il suo sguardo spaventato.

Le sue piccole e innocenti lacrime.

Le sue ultime parole nel guardarlo, imploralo di portala via dall'incubo. 

Aveva fallito.

Buttò la testa all'indietro e gridò a squarcia gola dal dolore straziante.

ALEXANADAR, LO ZAR DELLA RUSSIALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora