NEW YORK, 2014
Natalie Reed è una giovane ragazza prossima a compiere vent'anni.
Determinata, testarda e timida.
Lavora come cameriera presso Terra Blues a New York e una sera la sua cambierà completamente in quanto assiste a un omicidio del suo dat...
ATTENZIONE 🔞 : Questa storia contiene il linguaggio esplicito e scene forti e si consiglia una lettura consapevole e adeguata al genere
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Gli uomini erano delle teste calde.
Non c'era alcuna eccezione nemmeno per il finto e perfetto avvocato.
Era un viscido bastardo come tutti gli altri.
In fine dei conti i suoi dubbi sulla sua perfezione erano veri.
Nascondeva qualcosa.
Il famoso bacio di un mese fa aveva creato una certa tensione tra lei e il suo collega Leonard Pantel ed era uno dei motivi per cui spesso si ritrovavano in un imbarazzante silenzio.
Capiva del perché lo avesse fatto e cosa lo avesse spinto a reagire in quel modo, ma di una cosa ne era certa.
Non sarebbe accaduto un'altra volta, maledizione.
Inarcò le sopracciglia e picchettò le dita sulla scrivania con fare nervosa «Leonard, farai ancora l'offeso? Questa situazione sta diventando assurda quanto il tuo comportamento da cane bastonato » Replicò con un sospiro e l'uomo sollevò la testa dal laptop e la guardò con l'espressione indifferente.
Lavorava ufficialmente come l'avvocato ed le era stato assegnato lo studio legale con quale avrebbe dovuto condividere insieme all'uomo di fronte a se fin quando non si sarà sistemata e ambientata.
Stava diventando parecchio dura fare finta di niente e ignorare di non aver sentito la conversazione fra lui e un certo Boss con cui aveva discusso a voce alta una settimana fa, eppure il suo stramaledetto udito ne era sicuro di averlo sentito nominare Nikola Plotnikov, forte e chiaro.
C'erano in gioco delle registrazioni e delle file.
Immediatamente avevano attirato la sua attenzione, così qualche giorno prima approfittando della sua assenza si era messa a cercare e li aveva trovati in un cassetto della sua scrivania chiusa a chiave.
Peccato, suo collega nonché amico non avesse capito di quanto fosse brava a scassinare senza sospetti e ringraziò suo padre per essere stato un maestro nel insegnarla.
Non era riuscita a scoprire cosa trattenessero perché erano criptati, ma lui sembrava si fosse accorto della sparizione e questo spiegava del perché fosse ogni mattina nervoso e irascibile.
«Certo che mi sento offeso, cazzo. Mi hai rifiutata e non mi capita spesso. Adesso il mio ego è a terra, letteralmente.»
Aida alzò gli occhi al cielo e scosse la testa dianzi tale risposta falsa. Non era quello a renderlo così quanto quello che aveva rubato. Sbuffò e si alzò in piedi con le braccia al petto «Senti, ti chiedo scusa per averti mandato via in quel modo. Siamo buoni amici oltre che colleghi, Leo.»
«Lo so. Non devi scusarti. Ho bevuto quella sera e ci ho provato. Al dire vero sono io quello che dovrà scusarti con te e non l'incontrario. Perciò, vediamo di chiudere questo capitolo e dimentichiamoci dell'accaduto anche perché lavoreremo spesso insieme e non voglio il disagio fra noi »