CAPITOLO 105

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ATTENZIONE 🔞 : Questa storia contiene il linguaggio esplicito e scene forti e si consiglia una lettura consapevole e adeguata al genere

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Sentiva freddo, e il cuore batteva a mille.

Si sforzò di trattenere l'isteria.

Non voleva urlare oppure piangere come una bambina privata dei suo giocattolo preferito malgrado lo volesse fare con tutte le sue forze rimaste, maledizione.

Non riusciva a togliersi dalla mente l'espressione del ladro morto per colpa sua.

Aveva ancora il suo sangue addosso; Un pre-memoria quanto fosse stata vicina a essere uccisa se non fosse stato per il traditore che l'aveva usata per un proprio interesse.

Ora, conosceva un segreto che aveva un peso su di lei e una verità orribile da mantenere.

Doveva dirgli, ma come?

Dio solo sapeva come avrebbe reagito a tutta questa faccenda.

Era certa che non l'avrebbe presa alla leggera, non era nella sua natura.

Le avrebbe creduta?

Oppure avrebbe riso di lei.

Non aveva altra scelta se non scoprire sulla propria pelle.

Voleva dimostrare che non era inutile e ingenua come i ladri la consideravano , che era più di una ragazzina e moglie del pakhen.

Dimostrare di essere più forte di cosi.

Questo momento era un'occasione perfetta.

Doveva farsi coraggio e tirare fuori il suo lato combattivo e se doveva ridicolizzarsi , voleva almeno mantenere una certa dignità e uscirne a testa alta.

Si mordicchiò la punta delle dita per l'ansia, lo faceva spesso quando era nervosa.

Ripensò a vari discorsi su come avrebbe potuto affrontare l'argomento e ognuno sembrava assurdo perfino a lei.

Non le avrebbe mai e poi mai creduto.

Di certo non le avrebbe nemmeno permesso di aprire la bocca e pronunciare una sillaba, conoscendolo.

In poche parole era spacciata.

La sua mente proiettò una ombra che stava prendendo l'assomiglianze del giovane ladro, le stava puntando il dito contro e mormorava in russo, accusandola per essere stata una irresponsabile.

Natalie sgranò gli occhi e mormorò delle scuse che lui non voleva accettare.

Scosse la testa e trattenete a fatica le lacrime che le si erano accumulate negli occhi. Dio, se potesse tornare indietro «Sei morto per colpa mia e mi dispiace da morire. Mi dispiace davvero tanto, ladro» Affermò con decisione, facendo percepire la tristezza che provava solo al pensiero che potesse avere una famiglia ad aspettarlo.

ALEXANADAR, LO ZAR DELLA RUSSIALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora