CAPITOLO 56

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ATTENZIONE 🔞 : Questa storia contiene il linguaggio esplicito e scene forti e si consiglia una lettura consapevole e adeguata al genere

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Era stanca.

Era debole.

Era arrabbiata.

Continuava a ribellarsi con le forze mentre veniva trascinata verso l'uomo che aveva distrutto il suo padre, il suo cognome e a cui apparteneva.

Non aveva mai provato paura come in quel momento, paura di appartenere a  qualcuno, soprattutto a un ragazzo quindicenne giovane e dannatamente affascinante in cerca di vendetta e sangue da versare per le donne con cui suo padre si era divertito fino allo svenimento insieme ai suoi uomini del cartello.

Donne per cui aveva provato l'eccitazione e lussuria, vedendole prive di difesa e implorare inutilmente mentre venivano stuprate a turno davanti a lei che non aveva provato nemmeno il dispiacere per il destino riservato tantomeno mosso un dito e provare ad aiutarle.

Non nascondeva di aver provato in un momento la voglia di divertirsi con la giovane ragazza russa di cui non si ricordava, ma questo non le aveva impedito a darsi piacere di fronte a lei e mostrarle l'effetto che riusciva a suscitare sia nelle donne che negli uomini.

Giunsero in quello che sembrava una stanza da isolamento, spoglia e fredda.

 Rabbrividì dalla testa ai piedi.

Singhiozzò impaurita e scosse la testa, provando a sottrarsi dalle mani dei ladri che non avevano alcuna intenzione a lasciarla andare.

«(Dejadme en paz, malditos ladrones.)Lasciatemi in pace, maledetti ladri. » Esclamò in lacrime con il respiro accelerato senza riuscire a smettere di tremare dal freddo.

Sembrava che ogni parte del suo corpo  fosse atrofizzata, tanto era fredda e bianca.

Come un cadavere

Non indossava niente ed era nuda come un verme. 

Ricoperta dall'umiliazione, vergogna e liquidi seminali degli uomini.

«Hai soddisfatto a dovere ogni mio ladro e del cartello, mhm? » Una voce marchiata dall'accento russo avvolse i suoi sensi come velluto, sensuale e oscura, obbligandola a cercarlo con lo sguardo per la stanza fin quando non lo vede uscire dall'ombra con le mani in tasche, alto, possente e fottutamente pericoloso con un atteggiamento autoritario e distaccato. 

Deglutì. «Sì, signore» Rispose con la voce tremante con la testa abbassata.

Venne lasciata bruscamente e cade in ginocchio,  abbracciandosi il corpo pieno di lividi, malnutrito e sporco. 

«Juanita De Cruez, la cagna più desiderata del cartello messicano da quanto sentito. Abile seduttrice di cui la bellezza riesce a incantare ogni uomo e donna. Un'opinione troppo alta per una puttana del cazzo come te, mhm? Devi aver una bocca piuttosto affamata e insaziabile? » 

ALEXANADAR, LO ZAR DELLA RUSSIALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora