NEW YORK, 2014
Natalie Reed è una giovane ragazza prossima a compiere vent'anni.
Determinata, testarda e timida.
Lavora come cameriera presso Terra Blues a New York e una sera la sua cambierà completamente in quanto assiste a un omicidio del suo dat...
ATTENZIONE 🔞 : Questa storia contiene il linguaggio esplicito e scene forti e si consiglia una lettura consapevole e adeguata al genere.
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Strinse il ciondolo della collana che indossava sotto la discreta scollatura dell'abitino estivo e spostò lo sguardo alla finestra da cui poteva vedere e sentire la storia della grandezza della Piazza Rossa.
La sua città natale riusciva sempre a emozionarla e le darle la sensazione di pace, ma quella pace ormai era stata distrutta con la l'improvvisa presenza di un cugino che non voleva avere niente a che fare con lei.
Per mesi aveva pianificato l'incontro e voglia di conoscerlo era aumentata di giorno in giorno, non era andata come previsto e ne era rimasta assai delusa.
Si, era delusa e triste per il comportamento distaccato di suo cugino, eppure ne era felice di averlo conosciuto.
Era ancora viva, maledizione a lei.
Trattenete lacrime e il labbro iniziò a tremare a causa del rifiuto che faceva ancora male.
L'unica cosa che voleva era abbracciarlo e dirgli che non le importava chi fosse veramente e cosa facesse per vivere, ma lui non le aveva permesso neppure di compiere alcun passo.
Faceva male essere rifiutati.
Faceva male essere invisibile ai suoi occhi.
Faceva male far finta di non conoscerlo.
Si asciugò il viso e sussultò quando qualcuno bussò alla porta, distogliendola dai suoi pensieri.
«Lina ?» Sì sentì chiamare e subito dopo la porta si spalancò, mostrando la figura alta e slanciata della sua miglior amica, Anita Motov «Sì può?»
«Ciao, Anita » La salutò con un ampio sorriso e con la mano la invitò di entrare con fare sbrigativo «Certo che puoi entrare! Sei sempre la benvenuta qui e tu lo sai»
La sua miglior amica la guardò per un momento e aggrottò la forte confusa notando i suoi occhi lucidi «Hai pianto? Tutto bene, tesoro!?»
«Non è niente, soltanto delle sciocchezze» Esclamò e l'abbracciò forte prima di andare verso il mini frigo che aveva nell'angolo e tirò fuori due bottiglie d'acqua.
«Ho provato a chiamarti, ma è scattata la segretaria e così eccomi qui a romperti le scatole di persona » Con fare tranquilla aprì la bottiglia e bevette un lungo sorso d'acqua.
Karolina sospirò e scosse la testa.
Era in punizione da una settimana.
Quel giorno era tornata a casa e trovò i suoi genitori arrabbiati, seduti mentre la stavano aspettando.
Non li aveva mai mentito e si era sentita male per averlo fatto, ma suo padre non le aveva creduto e dopo aver tirato in ballo la collana della sua sorella che magicamente era sparita e di quanto fosse importante per lui, era crollata in lacrime e confessato di averla portata al cugino.