CAPITOLO 45

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ATTENZIONE 🔞 : Questa storia contiene il linguaggio esplicito e scene forti e si consiglia una lettura consapevole e adeguata al genere.

I raggi deboli di tardo pomeriggio che proveniva dalla finestra semi-aperta, illuminavano il viso stanco della ragazza,  seduta sul letto con addosso una leggerissima camicia da notte, bianca e morbida

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I raggi deboli di tardo pomeriggio che proveniva dalla finestra semi-aperta, illuminavano il viso stanco della ragazza,  seduta sul letto con addosso una leggerissima camicia da notte, bianca e morbida.

Tutto il giorno si era rifiutata di lasciare la stanza perché vedere l'uomo con cui aveva fatto il sesso in pubblico era fuori discussione ed era l'ultima cosa che desiderava considerando che non riusciva neppure a guardarlo negli occhi senza vedere ciò che avevano fatto.

Era un boccone amaro difficile da mandare giù e ancora di meno a essere venuta senza alcun pudore ne vergogna, maledizione. 

Senza sbattere le ciglia,  immobile  fissava il paesaggio davanti a sé come se fosse davvero interessante a tal punto da catturare il suo sguardo, triste e spento. Lasciò un respiro profondo godendosi il profumo dell'aria fresca insieme al vento che le accarezzava la pelle, ma quel momento durò poco perché tutto ciò che vedeva davanti fu rimpiazzata in immagini della orribile notte che si erano create in modo continuo nella sua testa incasinata, lasciandola stordita e  obbligandola a chiudere e aprire gli occhi ripetutamente come per cancellare quell'orrore dell'asta e gli sguardi eccitati degli uomini. 

Gemette addolorata. 

 Avvertiva tensione ai seni e dentro di sé si aggirava una vortice di caos che non riusciva a definire, aumentando i battiti del suo maledetto cuore fino a paralizzarla.

La nausea era peggiorata nelle ultime ore ed era diventata insopportabile. 

Si massaggiò le tempie con mani tremanti per allontanare il mal di testa e scacciò le lacrime che le fecero bruciare gli occhi per sentirsi così emotivamente sconcentrata che non riusciva a capire più niente. 

Si mosse sul letto e guardò la scatola con anticoncezionali che aveva ripreso stamattina e aggrottò la fronte confusa ,  contò le dannate pillole e sbagliò parecchie volte, eppure c'era qualcosa che non quadrava.

Dio, impossibile! Non posso aver dimenticato di prendere tutte queste pillole!? Pensò scioccata e si tappò la bocca. Scosse la testa e cercò di ricordarsi, ma più ci pensava più era cosciente che il suo ciclo fosse in ritardo di una settimana. 

«Povera piccola, c'è qualcosa che ti turba, vedo!?» Esordì una voce familiare dietro alle sue spalle.

Sussultò e la scatola finì per terra. Si alzò dal letto con uno scatto che il cuore ebbe violento sobbalzo nel maledetto petto, battendo nelle orecchie, fastidioso e veloce .

Bum.

Bum.

Bum.

 Gli occhi vagavano per la stanza finché non vide suo aguzzino, vestito casual  ed era poggiato comodamente contro la stripe della porta con le braccia al petto insieme a quel dannato fascino  spaventosamente diabolico e affascinante che non abbandonava mai. 

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