CAPITOLO 109

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ATTENZIONE 🔞 : Questa storia contiene il linguaggio esplicito e scene forti e si consiglia una lettura consapevole e adeguata al genere.

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                                                                                   UN MESE DOPO 

La porta della sua prigione si spalancò ed entrò Dimitri Volkov con passo deciso, seguito da Anita come un cagnolino mentre si sistemava i capelli disordinati e vestito sollevato dalle cosce lunghe e abbronzate

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La porta della sua prigione si spalancò ed entrò Dimitri Volkov con passo deciso, seguito da Anita come un cagnolino mentre si sistemava i capelli disordinati e vestito sollevato dalle cosce lunghe e abbronzate.

«Dimitri, è passato un mese ed è chiaro che tuo cugino se ne sbatte di lei. Cosa facciamo a questo punto? Non ti serve e io non la voglio vicina a te!»  Mormorò innocentemente e le girò intorno come un predatore che ispezionava la preda. Strinse le labbra, sollevandole il mento con le dita gelide e sbuffò.  «Non possiamo lasciarla andare, potrebbe raccontare a tuo fratello tutto.»

Karolina girò la testa, disgustata e nauseata.

Quella stronza la faceva sentire come se fosse un dannato cane da esposizione.

Un nulla.

« Mio fratellone è un osso duro e l'ho sottovalutato, hai ragione...è stata una perdita di tempo! L'ho messa in asta come schiava sessuale. Dominatori più in vista pagherebbero una fortuna per una vergine sedicenne. Non l'abbiamo uccisa, ma la sua esistenza sarà dolorosa quanto la morte stessa una volta comprata perché  nessuna schiava sessuale può liberarsi dal proprio padrone finché sarò sotto il suo dominio » Dimitri Volkov replicò divertito e afferrò Anita per i capelli, attirandola verso di lui e  baciandola con rudezza.

Ridacchiarono entrambi. 

Il gemito di Anita era osceno.

Ebbe voglia di vomitare.

Ignorò il scenario e scosse la testa, si portò le mani alle orecchie e tirò le catene che la tenevano incatenata come una bestia.

Ripensò alla famiglia.

Era dispiaciuta per il dolore che aveva causato con la sua scomparsa, soprattutto provava sensi di colpa per il padre che aveva sofferto moltissimo negli ultimi anni.

Era passato più di un mese in cui non era altro che un giocattolo e clown per il loro spettacolo.

Non c'è la faceva più.

Era al limite.

L'avevano spezzata con parole crudeli e forti di cui la sua mente non riusciva a liberarsi.

Era tossico.

Malato.

L'avevano torturata fisicamente.

Avevano abusato di lei verbalmente ogni giorno e notte.

Dimitri qualche volta si era divertito a toccarla e picchiarla, però non era andato oltre proprio perché aveva sentito dell'asta che si sarebbe svolta fra qualche settimana.

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