CAPITOLO 112

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ATTENZIONE 🔞 : Questa storia contiene il linguaggio esplicito e scene forti e si consiglia una lettura consapevole e adeguata al genere

-6.5

Lo zar rimase in silenzio per un momento, il suo sguardo penetrante ancora fisso su lei come se stesse elaborando le sue parole o forse accettando il fatto che lei abbia notato piccole  crepe del suo controllo che vi erano una volta ben nascoste  ...

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Lo zar rimase in silenzio per un momento, il suo sguardo penetrante ancora fisso su lei come se stesse elaborando le sue parole o forse accettando il fatto che lei abbia notato piccole  crepe del suo controllo che vi erano una volta ben nascoste  e ora visibili insieme al pesante fardello che si portava.

L'espressione preoccupata della ragazza era fottutamente chiara, come lo erano le emozioni che trasparivano da lui .

Fermento.

Tensione.

Rabbia.

Qualcosa si era rotto in lui.

Lo aveva notato.

Sentito.

Percepito.

Lei non doveva farne parte di questo.

Non doveva permetterle di assistere alla sua caduta.

Ora, lo sapeva.

Dannata ragazzina.

Non aveva permesso a nessuno di avvicinarsi tanto.

Non sapeva perché lo avesse fatto, cazzo.

Doveva essersi fottuto il cervello con della vodka.

Faceva quel effetto indesiderato.

Aveva commesso un errore e liberato i demoni, lasciandosi vedere in quelle condizione del cazzo ed era l'unica risposta alla fottuta confusione che sentiva in testa.

Gli si era posata davanti con audacia e coraggio come una Dea con quel fuoco negli occhi, infrangendo la sua compostezza accuratamente costruita come se fosse nulla. 

Lo aveva visto-veramente visto-in un modo che lo faceva sentire esposto.

Privo di armatura ferrea.

Crepe sotto la maschera incrollabile.

Disarmato.

Non si era allontanata.

Non era scappata da lui come avrebbe fatta una persona sana di mente.

No, cazzo.

Lo aveva affrontato.

Lo aveva sfidato a reagire.

A farlo cedere.

Aveva vinto.

Il vecchio Alexandar Volkov l'avrebbe distrutta e punita per aver osato invadere la sua dannata privacy in quel modo, ma questo figlio di puttana non sapeva chi cazzo fosse diventato ultimamente.

Era un estraneo nella sua stessa pelle.

Qualsiasi cosa stesse accadendo tra loro, qualsiasi cosa potente e rovinoso avesse iniziato a prendere la direzione era pericoloso, cazzo.

ALEXANADAR, LO ZAR DELLA RUSSIALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora