CAPITOLO 42

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ATTENZIONE 🔞 : Questa storia contiene il linguaggio esplicito e scene forti e si consiglia una lettura consapevole e adeguata al genere.

Un gemito le sfuggì dalle labbra mentre apriva gli occhi, sbatté le ciglia un paio di volte e sospirò, massaggiandosi le tempie pulsanti

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Un gemito le sfuggì dalle labbra mentre apriva gli occhi, sbatté le ciglia un paio di volte e sospirò, massaggiandosi le tempie pulsanti.

Si rese conto di essere rannicchiata su un letto morbido, lentamente si mise seduta intenta a guardarsi intorno.

Alzò la mano per proteggere gli occhi dalla luce che sembrasse volesse accecarla e nasconderla come per impedirle di vedere altro orrore.

Sussultò allo scatto della porta, la fissò rigida e con l'espressione fredda, mantenendo una calma che rischiava di spezzarsi.

Ignorò la nausea.

Vi entrò un uomo sulla quarantina, massiccio e e dall'aspetto assai affascinante, doveva ammettere che era grande quanto un dannato orso e la stava guardando a sua volta con gli occhi più verdi che avesse visto.

Rimase silenziosa e in attesa, stringendosi il lenzuola man mano che si stava avvicinando a lei.

Si fermò a pochi passi da lei con le braccia al petto che neppure il tessuto della giacca riusciva a reggere da quanto fosse grosso e dall'espressione che aveva sul viso mascolino sembrava fosse divertito dal suo caratterino.

«Ben svegliata» Esclamò in un perfetto americano con la voce profonda senza smascherare il suo accento russo e sensuale « In bagno troverai occorrente, alzati e dati una sistemata» Ordinò e con il cenno della testa, indicò la porta dove si intravedeva il bagno.

Lei si morse il labbro e scosse la testa, testarda. « Tu sei libero di andare pure » Rispose con un'alzata di spalle e gli indicò la porta con la mano tremante . «Io non ci penso neanche »

Lui si fermò come se avesse capito male e inarcò un sopracciglio, notando immediatamente il carattere della ragazza e a cosa si riferiva lo zar. Notò quanto vi era diversa dalle altre puttane di cui si era occupato qualche ora fa, aveva grinta e una forza assai sorprendente considerando dove fosse diretta «(Ебать, я, кажется, чтобы увидеть мою жену.)Cazzo, mi sembra di vedere mia moglie.» Mormorò in russo a sé stesso con voce intrisa di divertimento che a malapena si nascondeva dietro quelle labbra piene « Non fare storie, gattina! Sbrigati prima che ti carico come un sacco di patate e ti ci portò di persona, in tal caso non credo che tu abbia da ridire qualcosa?»

Gli occhi della ragazza si colmarono di lacrime. Si portò la mano sul petto e abbassò la testa, sconvolta, troppo sconvolta dal loro menefreghismo « E' brutto starsene seduta senza poter far niente mentre ti viene strappato con la forza ogni cosa a cui tieni! La vita, la famiglia e dignità!» Parlò con la voce spenta e ripensò alla sua famiglia e alla vita che aveva prima che fosse finita in un mondo di cui non sapeva nemmeno l'esistenza. « Non ve ne frega niente delle donne che vengono maltrattate e stuprate!? Facile tornare a casa dalla famiglia e dormire accanto alla moglie, ignorando la coscienza sporca di ciò che fatte per vivere »

ALEXANADAR, LO ZAR DELLA RUSSIALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora