CAPITOLO 65

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ATTENZIONE 🔞 : Questa storia contiene il linguaggio esplicito e scene forti e si consiglia una lettura consapevole e adeguata al genere.

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«Non mi riconosco più» Esclamò a voce bassa e distolse lo sguardo a disagio.

Rumore familiare nella stanza attirò la sua attenzione, seguito da un bussare alla porta.

«Signora Volkova, tutto bene?» Esclamò il sicario Igor Markov.

Lei rimase in silenzio e sorrise con dolcezza, anche se lui le parlava a malapena, non la guardava ed era distante poteva sentire l'evidente interesse nella sua voce profonda.

Lui era sempre lì.           

La sua ombra.

Il suo confidente.                                      

Il sicario serrò le mascelle, consapevole che non appena apriva la bocca andava contro l'ordine dello zar per colpa di quella dannata ragazza di cui continuava a preoccuparsi in continuazione.

Quelle parole non smettevano di rimbombare nella sua testa perché lei non stava affatto bene e singhiozzi che provenivano oltre quella cazzo di porta confermavano i suoi sospetti di quanto fosse distrutta e sola fra quelle mura che la circondavano.  Ebbe sensazione di avere un macigno sopra i polmoni che faticava a respirare, e faceva male cazzo che si tratteneva a non spalancare la porta e andare da lei per rimproverarla per tale debolezza e farla smettere di piangere.

Il loro rapporto era cambiato.

Era distante più che mai, ma allo stesso tempo era lì con lei ad ascoltare ciò che gli raccontava come se fossero miglior amici e non la guardia del corpo e un fottuto sicario senza scrupoli, porca puttana.

Chiuse gli occhi per un attimo , lasciando andare un respiro e con il police si strofinò la pelle sotto la cicatrice.

Indietreggiò e rimase, immobile nella stanza, aspettando che uscisse fuori.

Un altro ordine infranto, cazzo.

Pochi secondi dopo la porta si aprì e lei uscì fuori, vestita in una leggero vestito corto a maniche lunghe da sotto quale si notava la pancia gonfia e piena di quattro mesi. 

Rimase piacevolmente sorpresa e sorrise quando alzò la piccola mano, salutandolo.

La salutò con il cenno della testa e guardò dritto davanti a sé. «La cena è pronta, signora Volkova».

«Oh, grazie» Rispose e lo guardò, intenta ad asciugarsi gli occhi intenta a fingere come d'altronde lo faceva sempre, ma aveva imparato a conoscerla e ormai quelle cazzate con attaccavano con lui  «Perché ho la sensazione che tu sia venuto a controllarmi?»

Lui inspirò bruscamente e le parole udite non gli piacevano affatto. «Perché cazzo stavi piangendo? Non vedi che ti stai distruggendo? Sono stanco a stare a sentirti piangere in continuazione fino all'alba, mi stai facendo venire un fottuto mal di testa e mi tieni per maggior parte del tempo sveglio anche quando non dovresti, cazzo. » Esclamò a denti stretti insieme alla mascella stretta mentre la voce divenne piena di rimprovero e severità come un fratello maggiore avrebbe fatto

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