C.3-Sabrina

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Sascha'sPov
«Sabrina con... Sascha!»
I battiti cardiaci del mio cuore aumentano non appena vedo Sabrina alzarsi e sedersi vicino a me. Intanto che la prof finisse di sorteggiare i posti di tutti, cerco di fare un po' di amicizia.
«Ciao...»
«Ciao»
Mi risponde.
«Ti chiami Sabrina, giusto?»
«Si, ma adesso puoi stare un po' zitto?»
«Okay okay, calma»
Dico abbassando lo sguardo e girandomi. Non me lo aspettavo, eppure una parte di me lo sapeva che sarebbe finita così. Mi sembra di conoscerla da tempo, questa ragazza. Invece la "conosco" da nemmeno due secondi. Alla fine non mi ha detto niente di lei. Perché si comporta così? Sarà il suo carattere? Oppure non le sto simpatico? Mille domande mi ronzano per la testa, ma le scaccio subito.
«Bene ragazzi, dato che è il primo giorno di scuola, chiuderò un occhio, quindi oggi non faremo niente, ma vi avverto che da domani si inizia a studiare!»
Annuncia la prof. Annuiamo e tutti si mettono a parlare con il proprio compagno di banco. Io sto zitto e con la coda dell'occhio vedo Sabrina che mi sta osservando.
«Che c'è?»
Chiedo infastidito.
«Niente... Tu ti chiami Sascha?»
«E a te cosa importa?»
Chiedo stando al suo stesso gioco.
«Infatti non mi importa niente, ma non voglio passare tutta la mattinata in silenzio»
«Okay, comunque sì, mi chiamo Sascha»
«Perché ti sei trasferito?»
«Per lavoro...»
Rispondo vago.
«Lavori?»
Domanda.
«No, mia madre»
«Ah, okay»
«Com'è questa scuola?»
Chiedo curioso.
«Come tutte le altre: noiosa»
«I compagni?»
«Uno più stronzo dell'altro, tranne Marina, Stefano, Giuseppe, Salvatore e Lorenzo... Ah aspetta, tu non li conosci...»
«No no, li conosco, sono gli unici con cui ho fatto amicizia fino ad ora, tranne con Marina, Lorenzo... E con te»
«Okay. Senti, scusa per prima»
Mi dice guardandomi.
«Fa niente...»
«Allora... Mi perdoni?»
«Certo»
Dico sorridendo e lei ricambia.
«Sei fidanzata?»
«Cos'è, un interrogatorio? Comunque no, non sono fidanzata... Tu?»
«Lo sono stato... Nella mia vecchia scuola, ma ci siamo dovuti lasciare perché lei non voleva una relazione a distanza. Invece secondo me, la relazione a distanza rafforza l'amore, lo rende più forte, se è un amore vero...»
Dico, alternando lo sguardo tra lei e il mio banco.
«Capisco, hai ragione...»
Dice fissando il vuoto, come per ricordare qualcosa e le scende una lacrima. Le poso la mano sulla guancia e le asciugo con il pollice.
«Ehi, ho detto qualcosa che non va?»
Chiedo preoccupato.
«No Sascha, tranquillo, tu non c'entri»
Dice fissandomi.
«Ora però sorridi, non voglio vederti così...»
Dico quasi a implorarla. Mi sorride debolmente e le sorrido anche io. Passiamo la mattinata a parlare con Stefano e la Marina, tanto sono di fronte a noi. Ho conosciuto anche Marina, e ho scoperto che è la migliore amica di Sabri. Magari in futuro potrà aiutarmi. Se dovessi aiutare Sabrina oppure se le dovessi fare una sorpresa, potrei chiedere a Marina qualche consiglio. Ma ora basta pensare a queste cose, cose che probabilmente non accadranno mai. Continuo a seguire il discorso, ma non attentamente come prima, fin quando non arrivano ad un argomento che mi incuriosisce.
«Si, alla fine è così l'amore»
Dice la Marina.
«Arriva e magari tu non te ne accorgi per i primi giorni, mesi, se non addirittura anni...»
Dice Stefano, ma viene interrotto dal suono della campanella. Vedo avvicinarsi a noi Giuseppe con una ragazza e un altro ragazzo.
«Ehi, che ne dite se domani andiamo in discoteca?»
Chiede Giuse.
«Per me va bene»
Rispondo.
«Anche per me»
Dice Sabrina.
«Okay»
Dicono all'unisono Stefano e Marina.
«Stasera invece mangiamo una pizza?»
Chiede la ragazza.
«Comunque piacere, Ludovica»
«Sascha»
Rispondo sorridendo.
«Lui è Lorenzo, invece»
Dice Giuse indicando il ragazzo. Stringo la mano ad entrambi.
«Ragazzi, stasera pizza?»
Chiede Stefano urlando, per farsi sentire da tutti i compagni.
«Si»
Rispondono tutti in coro. Ci mettiamo d'accordo​ per le nove di sera al ristorante e usciamo dalla scuola.
«Tu per quale strada vai?»
Mi chiede Sabrina.
«Devo andare a destra...»
«Anch'io...»
Dice sorridendo.
«Andiamo... Insieme?»
Chiedo un po' imbarazzato.
«Certo!»
Camminiamo insieme verso casa, e durante il tragitto sento la mano di Sabrina sfiorare la mia. Un brivido percorre tutta la mia schiena. Perché mi fa questo effetto stare con lei? Arriviamo davanti il mio palazzo e ci fermiamo entrambi.
«Abiti qui?»
Mi chiede.
«Si»
«Anche io»
Mi informa.
«In quale piano sei?»
Le chiedo.
«Secondo»
Risponde.
«Quarto»
Mi sorride e ricambio. Quanto è bella quando sorride... Entriamo insieme e prendiamo l'ascensore. Seleziono prima il secondo. Clicco il numero due e aspettiamo che l'ascensore si fermi. Intanto mi guardo allo specchio e Sabrina si gira verso di me. Mi passo una mano tra i capelli e lei arrossisce. Nel riflesso dello specchio vedo la porta dell'ascensore aprirsi, così Sabrina si gira verso di me.
«Allora... A stasera?»
Mi chiede.
«Va bene»
Fa un passo per andarsene ma la afferro per il polso e la tiro verso di me.
«Aspetta... Stasera vuoi venire con me? Ti accompagno con la macchina...»
Il suo viso è a pochi centimetri dal mio e solo adesso mi accorgo dei suoi bellissimi occhi verdi. Metto l'altra mano sul suo fianco, non so perché, ma mi è venuto spontaneo.
«Va bene, mi vieni a prendere alle otto e mezza?»
«Si»
Le sorrido, lei ricambia.
«Ciao...»
«Ciao»
Dico e le tolgo lentamente la mano dal fianco e allento la presa sul polso. Lei si allontana, si gira verso di me, mi sorride ed entra nel suo appartamento. Ritorno in ascensore e clicco il numero quattro. Quando si ferma, entro in casa.
«Mamma, sono tornato!»
«Ciao Sascha! Com'è andato il primo giorno? Hai fatto qualche amicizia?»
«È andato benissimo! Mi sono fatto molti amici, stasera vado a mangiare la pizza con loro e domani vado in discoteca!»
«Sono contenta! Ora vieni a mangiare, è pronto»
«Ok»
Mi lavo le mani e vado a mangiare.







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