Un anno prima, durante una gita scolastica, un'alunna sedicenne le aveva confidato di essersi presa una cotta fenomenale per il belloccio della classe. Le aveva fatto una tenerezza infinita, ricordandole la sua adolescenza, i primi turbamenti amorosi, le passeggiate sotto casa del compagno di liceo con cui l'estate successiva avrebbe perso la verginità pensando sarebbero rimasti insieme per sempre. Le aveva ricordato pomeriggi piovosi in cui, sperando che i suoi genitori o sua sorella non rientrassero all'improvviso, aveva composto sul telefono a disco in corridoio il numero di quel ragazzino biondo e bellissimo, arrossendo nel sentire la sua voce e riattaccando senza aver trovato il coraggio di dire nulla.
Alessio aveva fatto le stesse cose, con lei. Telefonate anonime, appostamenti strategici nei pressi della sala professori. Le aveva lanciato sguardi inequivocabili. Ma fin dall'inizio si era dimostrato diverso dall'adolescente medio dagli approcci goffi e acerbi.
Era lei, la ragazzina alle prime armi, stavolta.
Si era sentita come la liceale timida che era stata, cercando il suo numero di telefono sull'elenco, chiamandolo più volte e riattaccando perché a rispondergli erano stati i genitori di quel diciottenne irresistibile. Non era solo paura di essere riconosciuta. C'era dell'altro.
Sapeva di non esserne innamorata, ma Alessio la turbava, l'aveva ammaliata. Non riusciva a vederlo come un ragazzino e quando lui si comportava come tale, destabilizzandola, c'era sempre qualcosa che non la faceva tornare coi piedi per terra. Il sesso con lui si era rivelato un'esperienza strepitosa e se, mentre lui le alzava il vestito e le sollevava le gambe, forte ed eccitato, aveva pensato che stesse per togliersi un capriccio e che le sarebbe bastato, dopo aveva capito che non era finita lì. Lo desiderava più di prima, e ripetersi che doveva darci un taglio subito era del tutto inutile. Alessio aveva azzerato quasi del tutto la sua razionalità, l'aveva messa in una posizione scomoda e pericolosa.
Fare l'amore con Stefano, quella mattina, era stata semplice routine. Dopo pranzo lui si era rivestito, con quel completo triste da quarantenne in carriera, aveva chiamato un taxi per andare in aeroporto e le aveva detto che sarebbe tornato venerdì sera. L'aveva salutato con un bacio a labbra chiuse, senza passione.
Mia madre direbbe che sono impazzita, se avessi il coraggio di raccontarle cosa mi è successo.
Si sedette sul letto, fissando il telefono cordless, emozionata, e compose quel numero che ormai sapeva a memoria.
«Pronto?» La voce di Alessio. Finalmente.
«Alessio?»
«Sono io.»
«Sono Kornelia.»
Silenzio. Il click di un accendino.
«Ho provato a chiamarti tante volte, ma mi rispondevano sempre i tuoi. Non mi sembrava il caso di chiedere di te. Insomma, lo capisci... Li ho conosciuti alla riunione giovedì e avrebbero potuto riconoscere la mia voce.»
«Basta telefonate anonime » ridacchiò lui, imitandola.
«Va tutto bene? Ieri a lezione Manuel mi hai detto che hai l'influenza. Mi è sembrato strano, dato che siamo a maggio e non vorrei che...» Kornelia si guardò intorno. Era sola in casa, ma la sensazione di star facendo qualcosa di terribilmente sbagliato la faceva sentire osservata. «...che non vuoi venire a scuola per non vedermi. Non fare cazzate, tra un mese hai la maturità.»
«Sono stato malato per davvero» rispose lui, improvvisamente gelido. «Comunque domani ci sarò.»
«Stai meglio?»
«Ho un po' di mal di schiena e mal di pancia.»
Kornelia colse una punta di ironia in quelle ultime parole, e non riuscì a spiegarsela.
«Vuoi venire a trovarmi?»
Ecco, l'ho detto.
«Ora non posso.»
«Stasera? Ti lasciano uscire la sera?»
«Mia madre vuole che resti a casa a riposare.» Di nuovo quel tono gelido.
«Peccato, ti avrei preparato una bella cenetta e...»
Santo Dio, ma che sto facendo? È poco più che un bambino!
«E...?» Alessio incalzò malizioso. Le parve di vederlo: gli occhi con le pupille dilatate, un sorrisetto furbo sulle labbra morbide. Seduto a gambe larghe. Indossava una delle sue magliette aderenti o era a torso nudo?
«Innanzitutto ti farei un bel massaggio per farti sentire meglio e poi ti bacerei ovunque. Ovunque.»
«Non si fanno queste cose a un ragazzino ancora vergine. Potresti traumatizzarmi a vita.»
«Ti mordicchierei tutto.»
«Tutto tutto?»
«Lì leccherei e basta. Partendo dalla base e quando inizieresti a fremere, te lo prenderei tutto in bocca. Tutto tutto.»
Alessio sospirò.
«Poi mi monti sopra prima che venga?»
«Dimmelo tu, cosa preferisci?»
«Come sei vestita?»
«Ho un prendisole a righe bianche e rosa.»
«E le mutandine?»
«Bianche con un fiocchetto rosa.»
«Vorrei togliertele e leccarti là. Tutta tutta.»
Stavolta fu lei a sospirare. Si sfilò gli slip e si toccò, chiudendo gli occhi.
«Dimmi qualcosa, Alessio.»
«Sei bellissima. Vorrei essere con te e toglierti le dita da lì per infilarci la mia lingua. Scommetto che sei già bagnata...»
La voce del ragazzo era calda, sensuale. Decisa.
«Prendilo in mano e stringi forte. Devi sentire quasi dolore, voglio sentirti gemere.»
«Un attimo...»
***
Alessio prese il cordless all'ingresso, chiuse la chiamata sull'altro telefono e andò a stendersi sul letto. Dolore ne sentì davvero, ma non dove immaginava Kornelia. Si lasciò sfuggire un lamento.
«Ehy, non esagerare!»
«Mi piace così» rispose affannato, iniziando a darsi piacere. Era eccitatissimo. Chiuse gli occhi e non fece fatica a vederla, col suo bel corpo dalla pelle rosata, i seni sodi come quelli di una quindicenne. Quando lei gli disse che stava per accoglierlo tra le sue gambe, gli parve di sentire quell'umido calore in cui si era perso in un prato pochi giorni prima, immaginò la carezza dei suoi capelli profumati che gli sfioravano il petto portando sollievo alla pelle ancora arrossata e dolente. La voce suadente della donna lo accompagnò fino al culmine del piacere.
Inarcò la schiena e reclinò la testa all'indietro, pervaso da una sensazione di benessere che gli fece dimenticare di essere martoriato fuori e dentro.
«Ti amo» ansimò. «Ti amo tanto.»
Kornelia non rispose. Non disse «Anch'io» e neanche «Lo so». Gli disse invece che lo desiderava tanto e che non aveva sperimentato da tempo un orgasmo così intenso.
«Cosa provi ora?» gli chiese. Il click di un accendino. Se la immaginò semisdraiata accanto a lui, col volto colorito e i capelli arruffati, mentre si portava alle labbra una Multifilter. Nuda.
«Pace» rispose.
Fu pace ancora più effimera del solito perché Tommaso rientrò già piuttosto brillo, si attaccò a una bottiglia di grappa e, dopo aver discusso pesantemente con Marta, lo prese di nuovo a cinghiate.
«Per punire quell'isterica di tua madre», gli disse.
Alessio quasi svenne per il dolore. Senza dire nulla, spaventato e stremato, barcollò fino alla sua stanza e si sdraiò sul letto, chiedendosi perché si ostinasse a voler rimanere al mondo.
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Alessio
Ficção GeralATTENZIONE! Storia ad alto contenuto di violenza, descrizioni crude e linguaggio spesso volgare. -5 luglio 1999- "(...) paziente non collaborativo, mostra ostilità e atteggiamento provocatorio verso il personale medico. Nega di aver tentato il suici...
