69. Lo strizzacervelli

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"Ma credete veramente di essere pazzi? Davvero? Invece no, voi non siete più pazzi della media dei coglioni che vanno in giro per la strada, ve lo dico io!"
(da QUALCUNO VOLO' SUL NIDO DEL CUCULO)


La settimana successiva al suo tentato suicidio - che, come apprese origliando una conversazione telefonica tra Tommaso e sua sorella, probabilmente sarebbe fallito anche senza un intervento tempestivo -  Alessio la trascorse in uno stato di insolita calma, come se le due compresse di Tavor e la poca sambuca che gli erano rimasti nello stomaco avessero continuato ad agire ben oltre i tempi canonici. La cosa lo indusse a pensare, un paio di volte, di non essere realmente sopravvissuto: un corpo morto non può metabolizzare farmaci e alcol, giusto? Qualcosa però gli diceva che era ancora vivo. Pressappoco.
Sanguinava ancora, quando riapriva il taglio che si era inferto per sfuggire a quelle spaventose bestiacce uscite dagli specchi e pian piano il suo umore aveva ripreso a fare su e giù senza mai stabilizzarsi sull'asse della serenità.

I suoi scatti di rabbia erano stati sostituiti da un profondo senso di disperazione, non del tutto spiacevole. In quello stato d'animo cupo iniziava a riconoscersi, ed eliminò ogni traccia di colore dal proprio guardaroba, sperando di riuscire finalmente a far coincidere la propria essenza con il proprio aspetto. Quando sua madre lo costrinse a uscire per acquistare nuovi capi di vestiario, tornò a casa con due buste colme di indumenti neri. Due paia di jeans, due felpe, una camicia di flanella, tre maglie a manica lunga. Tutto Nero. Come la sua anima, come i suoi pensieri, come il futuro che lo aspettava e a cui per qualche motivo non aveva intenzione di sottrarsi. E come lo shampoo colorante con cui tinse i propri capelli non abbastanza scuri.

In pochi però avrebbero visto l'Alessio tornato dagli inferi. Due ore fuori casa gli erano bastate a capire che il mondo non faceva per lui e che sarebbe stato meglio liberarsi del tutto dal giogo dell'interazione sociale. Ispirato da quello che aveva sentito dire da Marta a una vicina, raccontò a Gerardo di avere la parotite. Sapeva che nei progetti dell'amico c'erano il matrimonio e un paio di figli, e gli disse di non voler infettarlo col rischio di renderlo sterile. Per rendere la storia più credibile costrinse sua madre a raccontare la stessa balla anche a Ivanka e a dirle che non voleva farsi vedere con le ghiandole salivari gonfie. Poi si sarebbe inventato una nuova scusa, fino a che gli amici avrebbero capito che stava mentendo e si sarebbero stufati di cercarlo.

In sette giorni, si creò una nuova routine non tanto dissimile da quella degli ultimi mesi, ma caratterizzata da minore insoddisfazione per l'incedere lento e noioso nelle sue giornate. Stare solo ora gli piaceva, non era soltanto il male minore. Aveva la sua musica, da ascoltare a occhi chiusi o mentre disegnava, o da suonare strimpellando sulla chitarra acustica, creando melodie di morte e desolazione che accompagnava con testi improvvisati in un inglese stentato. Aveva carta e penna, per tradurre in parole il dolore che non lo abbandonava mai se non nei momenti in cui la sua vena artistica lo faceva sentire pieno, vivo, con un posto preciso nel mondo seppur defilato. Aveva pastelli, pennarelli, acquarelli e colori a olio, risme di carta bianca da trasformare in incubi che una volta usciti dalla sua testa facevano meno paura, e il blocco per gli schizzi che sfogliava spesso per rileggere la propria storia passata, notando schemi ed evoluzioni che gli erano sempre sfuggiti. Aveva le sue sigarette, l'unico palliativo che non gli era stato negato. Sua madre infatti si era fatta consegnare lamette e taglierino, e aveva spostato le sue bottiglie di alcolici nel mobile in salotto, sotto chiave. Perché Tommaso, attualmente impegnato in un percorso di disintossicazione dall'alcol (che procedeva tra alti e bassi) avesse accesso a quelle bevande magiche e lui - che ne faceva un uso tutto sommato moderato - no, era solo una delle tante incongruenze della sua assurda famiglia.

AlessioDove le storie prendono vita. Scoprilo ora