Gennaio 1987
«Le mangi senza niente sopra? Neanche un po' di Nutella?»
Marta guarda perplessa Alessio che immerge le fette biscottate nella tazza di latte. Di fronte a lui, un barattolo di Nutella e due di marmellata, intatti da giorni. Di solito se ne serve in abbondanza, è capace di fare merenda con cucchiaiate e cucchiaiate di confettura di fragole, quella coi pezzettoni di frutta. È sempre stato un bambino goloso eppure ultimamente sembra aver perso interesse anche per la cioccolata e i torroni avanzati da Natale.
«Non ne ho voglia.»
Marta non insiste, non fa ulteriori domande. Lo vede comunque mangiare con appetito, ha un bel colorito. Deve aver semplicemente cambiato gusti, conclude.
Non sospetta neanche per un istante cosa gli stia passando per la testa in quel momento, e quanta voglia abbia di affondare le dita nella crema alle nocciole.
Ancora ventuno giorni, pensa Alessio, sentendosi forte e ottimista. Se riesco a non mangiare dolci per un mese intero, lui se ne andrà.
Poco più di una settimana prima ha provato a evitare di mettere i piedi sulle piastrelle blu del bagno della scuola per ben tre giorni, come si era ripromesso. Non è stato complicato, ma allo scadere delle settantadue ore non è cambiato nulla: Tommaso era ancora a casa e l'ha anche preso a cinghiate perché ha rotto un bicchiere. Evidentemente c'era bisogno di un rituale più lungo e complicato, per far avvenire la magia, così ha deciso di rinunciare ai dolci fino a febbraio. Un tale sacrificio deve essere ricompensato, no?
Stavolta funzionerà di sicuro, ne è straconvinto. Tornerà a casa da scuola e sua madre gli dirà che sono di nuovo solo loro due, che ha mandato via la Bestia e che non dovrà più avere paura. Per festeggiare mangerà un panino enorme con la Nutella.
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«Se non te la senti di entrare, ti riporto a casa.»
«Sto bene, mamma» mentì Alessio, sforzandosi di sorridere. «E poi non posso permettermi altre assenze, lo sai.»
«In caso, ci inventeremo qualcosa. Dimmi la verità, ti ha fatto tanto male, tesoro?» Marta gli carezzò il viso, addolorata.
«Tu mi hai fatto male. L'hai portato tu, in casa nostra.»
Il ragazzo uscì dall'auto sbattendo la portiera ed entrò a scuola senza neanche fermarsi a guardare se in cortile ci fossero Manuel o qualunque altro compagno con cui non gli dispiaceva intrattenersi. Tanto male era un eufemismo. La sera prima Tommaso si era limitato a cinque sole cinghiate, ma per il suo corpo già messo a dura prova erano state quasi insostenibili. Si era rigirato nel letto per ore, prima di riuscire ad addormentarsi, cercando una posizione che non gli facesse patire le pene dell'inferno, e si era svegliato con tutti i muscoli indolenziti. A giudicare dai brividi e dalla debolezza, anche con qualche linea di febbre. Ma rimanere a casa era fuori questione, per più di un motivo.
Andò a sedersi in fondo all'aula, sollevato all'idea che quel giorno non fossero previste ore in laboratorio: sarebbe potuto rimanere nel suo angolino sino alla fine delle lezioni, interagendo con compagni e professori il minimo necessario.
Manuel lo raggiunse poco dopo e prese posto accanto a lui. Era uno da primi banchi, Manuel, un po' per via di una leggera miopia, un po' perché, diceva, così riusciva a seguire meglio, ma quando si trattava di stare vicino al suo migliore amico, non aveva problemi a sedersi nelle retrovie. Alessio lo sapeva e sapeva anche che non lo faceva solo perché era attratto da lui. C'era molto di più. Manuel gli voleva bene, si preoccupava per lui, e pensava che quando dichiarava di voler stare da solo, in realtà desiderasse l'esatto contrario. Di solito aveva ragione. Non quella mattina, però. Quella mattina Alessio avrebbe voluto essere invisibile.
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Alessio
General FictionATTENZIONE! Storia ad alto contenuto di violenza, descrizioni crude e linguaggio spesso volgare. -5 luglio 1999- "(...) paziente non collaborativo, mostra ostilità e atteggiamento provocatorio verso il personale medico. Nega di aver tentato il suici...
