Sometimes I get the feelin'
I was back in the old days long ago
When we were kids when we were young
Things seemed so perfect - you know
The days were endless we were crazy we were young
The sun was always shinin'
We just lived for fun
Sometimes it seems like lately
I just don't know
The rest of my life's been just a show
(These are the days of our lives - QUEEN)
Il cancello della parrocchia di San Cipriano era spalancato, e una piccola folla era radunata nello spiazzo davanti la chiesa.
Alessio, avvolto nel vecchio cappotto che ora iniziava ad andargli di nuovo largo nonostante il triplo strato maglione-camicia-felpa che lo scaldava a malapena, stringeva la mano di Ivanka e guardava nella direzione opposta alla loro destinazione.
Tutto era dannatamente uguale a se stesso: il cielo livido, il traffico congestionato delle dieci di un mattino feriale, gente che andava e veniva dal bar e dall'autoscuola a lato della piazza, gli autobus fermi al capolinea dove lui tante volte aveva indugiato i giorni in cui non entrava a scuola, indeciso se prendere il 49 e andare a fare un giro in centro o tornare a casa per rifugiarsi nella propria camera. La vita continuava
The show must go on. Davvero appropriato.
per tutti, tranne che per l'occupante della bara di mogano che stava per essere deposta ai piedi dell'altare, e lui non riusciva a farsene una ragione, a credere che quella fosse la realtà. Quando sua madre gli aveva comunicato la tragica notizia non le aveva creduto, le aveva dato della bugiarda e dell'esagerata, e poi se l'era presa con lo psichiatra, accusandolo di essere già a conoscenza dell'accaduto e di volersi liberare di lui per incapacità di gestire un problema concreto. Aveva urlato così tanto che gli si era abbassata la voce, e Marta l'aveva sedato con una fiala di ansiolitico. Iniettata nell'avambraccio, come si fa con i matti.
Ora, dopo dodici ore di sonno innaturale e con i sensi intorpiditi da un'altra dose di Tavor, stavolta per via orale, non era del tutto convinto di essere sveglio. Passò accanto alla Mercedes nera furgonata chiedendosi se fosse reale, e non una creazione della sua mente, e per qualche istante gli parve che i finestrini stessero per esplodere.
«Entriamo» disse Ivanka. Il fondotinta e il fard non riuscivano a nascondere il suo pallore, aveva gli occhi gonfi di pianto e i capelli flosci.
«Non ora. Aspettiamo siano tutti dentro.»
Alessio la trascinò in un angolo isolato, evitando di rispondere ai cenni di saluto di persone che conosceva a malapena o che non aveva voglia di vedere. Lui non voleva vedere nessuno, a dirla tutta. A parte Ivanka, naturalmente.
Accese due sigarette e ne porse una all'amica. Si parlavano a malapena, preferendo comunicare con sguardi e gesti, le mani sempre intrecciate, come se uno volesse impedire all'altra di cadere. Insieme, forse, sarebbero riusciti a sopravvivere a quell'immane tragedia.
«Hai mangiato qualcosa?»
«Due fette biscottate.»
Mezza. Per poco non vomito.
«Hai le mani gelide.»
Silenzio. Fumarono senza dire altro. Poi entrarono in chiesa. Il pavimento di marmo grigio sembrava sul punto di sciogliersi e trasformarsi in sabbie mobili, le corone di fiori deposte davanti all'altare mandavano un odore nauseante.
Alessio ebbe un capogiro: l'ultima volta che aveva partecipato a una messa era stata in occasione della propria cresima, e da allora si era ripromesso di non entrare mai più in un luogo sacro, a meno che non si trattasse del proprio funerale. I luoghi sacri gli mettevano addosso un'angoscia pazzesca, che fossero cupi e opprimenti o luminosi ed essenziali come quella chiesa di moderna concezione, priva di fronzoli inquietanti.
A spaventarlo bastava l'idea che si era fatto della religione cattolica: il culto della punizione, del martirio e del sacrificio. Della morte. Un po' come il suo credo più intimo, ma senza il dubbio che fosse sbagliato. Nessuno era riuscito a fargli vedere Dio come luce e speranza, nonostante tante belle parole.
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Alessio
Fiksi UmumATTENZIONE! Storia ad alto contenuto di violenza, descrizioni crude e linguaggio spesso volgare. -5 luglio 1999- "(...) paziente non collaborativo, mostra ostilità e atteggiamento provocatorio verso il personale medico. Nega di aver tentato il suici...
