Kornelia chiuse con violenza la portiera della Fiat 126, visibilmente alterata.
Quando lui era piombato come una furia in sala professori, giustificando la propria foga con un (a onor del vero convincente) «Sto cercando la signorina Wysniewski, devo parlarle con urgenza», si era dovuta sforzare parecchio per mantenere il suo proverbiale aplomb.
Gli altri docenti le avevano piantato gli occhi addosso, chi con sguardo preoccupato, chi rivolgendole un muto rimprovero. Solo allora Alessio si era ricordato che tra le regole concordate affinché la loro relazione potesse procedere senza che nessuno sospettasse nulla c'era anche il divieto di andare a trovarla a scuola. Regola a cui aveva già trasgredito due settimane prima dopo una discussione con sua madre. Ma ormai la frittata era fatta e non gli rimaneva altro che lasciare fosse lei a prendere in mano la situazione. Si era limitato a dire che si trattava di un'emergenza, aveva sfoggiato lo sguardo da cucciolo sperduto, e non aveva dato ulteriori spiegazioni.
«Aspettami fuori» gli aveva ordinato lei, glaciale.
Cinque minuti dopo era uscita dall'edificio col cappotto abbottonato, la sciarpa attorno al collo e la cartellina con i compiti da correggere stretta al petto. Era chiaro che non avesse intenzione di tornare al suo lavoro prima del giorno dopo.
Alessio l'aveva seguita fino all'auto e si era seduto sul sedile del passeggero, sempre in silenzio, sperando che lei si decidesse a parlare per prima. La rabbia appena sopita stava di nuovo per travolgerlo. No, non era colpa sua se quel giorno tutti avevano deciso di trattarlo male, non era responsabile delle loro reazioni. Ok, Tommaso era un caso a parte, era chiaro che la sua maschera da mostro redento si sarebbe incrinata mostrando di nuovo il suo vero volto, ma da Jonathan e dalla sua Kornelia non si aspettava un comportamento simile.
Mentre la 126 procedeva a passo d'uomo nel traffico congestionato di Via di Torrevecchia, la donna finalmente aprì bocca.
«Spero tu abbia un valido motivo per essere venuto meno ai nostri patti» gli disse. La sua espressione non prometteva nulla di buono. «Mi sono inventata una palla assurda per prendere un permesso e non posso mollare tutto ogni volta che sei di cattivo umore. Devi imparare a gestirti da solo.»
«È stata una mattinata terribile.» Alessio le sfiorò una mano. «Guardami. Sto malissimo, non ti avrei mai disturbata per un capriccio.»
Kornelia si voltò e il ghiaccio dei suoi occhi blu si sciolse di fronte a quello sguardo smarrito, al tremolio di quelle labbra che sembravano sul punto di rivelare qualcosa di doloroso.
«Cosa ti è successo? Il tuo patrigno?» Preoccupata, cercò di sollevargli la maglietta per controllare che non fosse di nuovo coperto di lividi.
«Non mi ha toccato.»
«Dov'è il tuo giubbino? Sei uscito così?»
«Sono scappato di corsa, mi ha minacciato di morte. Sono andato da Jonathan e...sono caduto dalla padella nella brace. Su questo aveva ragione il bastardo, non dovevo fidarmi di lui.»
«Alessio, cosa stai dicendo?» Kornelia sterzò bruscamente, e la piccola automobile si imbucò in una stradina laterale, per poi fermarsi al primo spiazzo libero. «Cosa ti ha fatto?»
La tenerezza nei suoi occhi aveva lasciato il posto all'orrore. «Ti ha fatto del male?» urlò, scuotendolo. «Devi dirmelo, cosa ti ha fatto?»
«È un uomo malato. Si porta a casa ragazzi giovani per fotografarli nudi e oggi l'ho scoperto, ma lui ha negato l'evidenza. Mi ha rifilato delle scuse assurde, voleva impietosirmi con la storia del figlio morto, ha cercato di convincermi che si è affezionato a me, che vuole aiutarmi. Pensa che io sia fragile, e se ne è approfittato. Io non sono suo figlio, non so cosa cazzo ha fatto a quel ragazzo per spingerlo al suicidio, ma a me non lo farà, io mi so difendere.»
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Alessio
General FictionATTENZIONE! Storia ad alto contenuto di violenza, descrizioni crude e linguaggio spesso volgare. -5 luglio 1999- "(...) paziente non collaborativo, mostra ostilità e atteggiamento provocatorio verso il personale medico. Nega di aver tentato il suici...
