Più tardi, la luce fredda del mattino invernale inondò la mansarda. Alessio si rigirò nel letto, indeciso se concedersi o meno un'altra oretta di sonno. Erano le otto, e se fosse stato a casa sua, senza programmi precisi e senza Tommaso pronto a ricordargli che le persone normali non dormono fino a mezzogiorno, avrebbe richiuso gli occhi. Invece era a casa di Manuel e la sua buona educazione gli impose di alzarsi, vestirsi, e scendere a pianterreno.
In cucina trovò solo Antonio e Giovanna.
«Buongiorno» salutò, animato dalla speranza che il suo sorriso da Bravo Ragazzo sciogliesse almeno un po' la strana tensione che percepiva nell'aria. Al suo ingresso, i due coniugi erano ammutoliti, come se avesse interrotto una conversazione molto privata, e non sembravano affatto felici di vederlo, per usare un eufemismo. Un'accoglienza gelida, a cui non era abituato, e che non collegò subito all'eventualità avessero scoperto quanto accaduto tra lui e Manuel.
«Ti faccio un caffè» disse Giovanna, asciutta.
«Oh sì, grazie.»
Almeno, lei gli aveva parlato. Antonio invece l'aveva guardato a malapena, apparentemente intento a familiarizzare col nuovo telefono cellulare. Era ancora in uniforme, con la pistola nella fondina, un evento più unico che raro. Alessio si sentì ancora più a disagio. Dopo la disavventura con la guardia al supermercato e in seguito con l'Agente Marini, aveva sviluppato una profonda avversione verso le divise e una paura esagerata delle armi da fuoco, che comunque non gli erano mai piaciute, anche per via di Tommaso. Il patrigno, infatti, aveva una passione smodata per pistole e fucili, che sfociava nel fanatismo, e che aveva cercato invano di trasmettergli, iniziando poi a prenderlo in giro per le sue dichiarazioni da principino pacifista.
All'improvviso, non si sentì più al sicuro. Quella bella casa piena d'amore, che credeva un rifugio, era una trappola. Come le carezze di Kornelia, come i sorrisi affettuosi di Jon. Come la vita.
«Dov'è Manuel?» chiese.
«È andato a fare un giro.» Di nuovo Giovanna, di nuovo quel tono asciutto.
«Dove?»
«Sono cazzi suoi.» Antonio alzò gli occhi dal telefonino e li piantò in quelli di Alessio, come se volesse fulminarlo. «Lascia in pace mio figlio, non dovete stare appiccicati come due gemelli siamesi.»
Possibile che Manuel gli abbia raccontato quello che abbiamo fatto ieri? No, non ci credo.
«Sono venuto qui per stare con lui, che altro dovrei fare?»
«È questo il problema. Tu sei sempre qui, mi ti ritrovo sempre in mezzo ai coglioni. Non ce l'hai una casa?»
«Amore, stai esagerando» intervenne Giovanna, con le lacrime agli occhi. Cosa diamine stava succedendo? Perché si comportavano così? «Vai a riposare. Questo ragazzo non ha nessuna colpa per... i tuoi problemi.»
Alle orecchie di Alessio, l'ultima parte della frase suonò falsa come l'affetto che il papà del suo amico doveva aver finto di provare per lui fino alla sera prima.
«Per cosa non ho colpa?» chiese, sibilando, ormai sulla difensiva, ormai rassegnato all'idea che ancora una volta stava per ricevere il benservito, proprio dalle ultime persone da cui si sarebbe aspettato un voltafaccia.
Non posso fidarmi di nessuno.
«Torna a casa da tua madre.» Antonio si alzò di scatto e diede un pugno al tavolo, facendo traballare le tazzine.
«Perché mi tratti così? Cosa ti ho fatto?»
«Vattene da casa mia, non ti voglio tra i piedi.»
«Pensi che io e Manuel siamo più che amici? Se non scoperà con me lo farà con un altro, non puoi impedirgli di essere quello che è.»
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Alessio
Fiksi UmumATTENZIONE! Storia ad alto contenuto di violenza, descrizioni crude e linguaggio spesso volgare. -5 luglio 1999- "(...) paziente non collaborativo, mostra ostilità e atteggiamento provocatorio verso il personale medico. Nega di aver tentato il suici...
