25. La fine di un incubo?

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«Sono caduto dalle scale.»

Alessio ha ripreso del tutto contatto con la realtà e l'ansia provata durante quegli strani momenti in aula è stata sostituita da quella, ancora più intensa, per la situazione in cui si trova ora e in cui dev'essersi cacciato in quel lasso di tempo che ricorda solo a sprazzi. Il suo distorto istinto di sopravvivenza gli dà però la lucidità necessaria per non farsi sopraffare dalla paura. Deve difendere a tutti i costi i propri segreti.

Si toglie bruscamente di dosso le mani di Kornelia e fa per aprire lo sportello, ma qualcosa lo trattiene. Il bisogno di convincerla che non sta mentendo, o almeno così crede. Si abbandona contro il sedile per riprendere fiato e una fitta di dolore gli fa storcere di nuovo la bocca. La donna intuisce. Gli chiede, e dopo il suo no gli ordina, di farle vedere la schiena. Il ragazzo obbedisce, un'ulteriore rifiuto servirebbe solo a peggiorare le cose. O forse vuole che lei veda. Non ci capisce più niente, è confuso. E stanco.

«Questi non sono i segni di una caduta» dice la donna, con gli occhi  ancora più lucidi e addolorati. «Sembrano... cinghiate.»

«Può essere. Non mi ricordo niente.»

«È stato il tuo patrigno, vero?»

«No.»

«Allora chi?»

«Non lo so.» È consapevole di non essere credibile, ma non sa cos'altro dire.

«Alessio, la persona che stai difendendo non merita di essere difesa.» 

«Ti ho detto che non lo so! Mi stai facendo perdere la pazienza.»

Kornelia non risponde. Gli allaccia la cintura e riparte, ignorando le sue proteste che diventano urla quando la destinazione è chiara. Di fronte all'ospedale San Filippo Neri, Alessio schizza fuori dall'auto prima ancora che si sia fermata del tutto e inciampa in una crepa dell'asfalto.

«Vaffanculo! Dovevi farti i cazzi tuoi!»

«È inutile che scappi» gli urla lei di rimando. «Se non denunci tu, lo faccio io.»

Il ragazzo si rialza e la fissa incredulo.

«Perché?» chiede. Non è una domanda retorica, vuole saperlo davvero. Perché una mezza sconosciuta si sta preoccupando per lui? E per cosa, poi? Non è in pericolo di vita, non sta sanguinando copiosamente, ha tutte le ossa integre. Ha solo qualche livido e, soprattutto, non ha chiesto aiuto. Non si è lamentato, non si è opposto all'idea di tornare a casa. Se a lui va bene così, sono affari suoi.

«Parla con me, per favore.» Kornelia scende dalla macchina e gli va incontro con le braccia tese. «Vieni qui. Non devi avere paura.»

I pochi passanti sono troppo immersi nelle proprie faccende per far caso a loro, se li notano si limitano a un'occhiata veloce.

«Io non voglio andare in ospedale. Sto benissimo

Vuole abbracciarmi. Come un'amica, una sorella, come una madre. Non più come un'amante. Alessio se ne rende conto e un altro pezzo della sua anima va in frantumi. Una donna senza nessun obbligo verso di lui, nessun legame, niente di niente, sta cercando di fare quello che Marta non ha mai avuto il coraggio di fare: aiutarlo.

«Non stai benissimo: hai paura.»

È vero. Ha paura. Da otto lunghi anni. Una paura folle che non si è attenuata crescendo e che non lo abbandona neanche quando si diverte a provocare il suo aguzzino, neanche quando pensa che farsi uccidere sia la soluzione migliore. Ha paura di Tommaso e allo stesso tempo anche di quello che penserebbe la gente se sapesse cosa accade dietro la porta di casa sua. Lo giudicherebbero debole, proverebbero pena, ma soprattutto penserebbero che quella violenza se l'è meritata, esattamente come lo pensa lui. 

AlessioDove le storie prendono vita. Scoprilo ora