Ottobre 1975
Ora i suoi sospetti sono certezza. Stavolta il ciclo non le è saltato per due mesi consecutivi perché si sta ancora assestando; il suo punto vita non si è allargato perché ha esagerato con i gelati e i panini burro e marmellata, come ha insinuato la sua amica Teresa.
Quel gonfiore che ormai non le permette più di indossare i suoi jeans preferiti non è ciccia: è un bambino. Il suo bambino.
È convinta che sarà un maschio e che sarà bellissimo, ma soprattutto è convinta che sua madre si stia preoccupando inutilmente.
Certo, quindici anni sono pochi per rimanere incinta, perderà almeno un anno di scuola e la sua vita cambierà dal giorno alla notte. Niente più pomeriggi con le amiche a passeggiare in centro o ad ascoltare musica fumando e parlando di ragazzi. Addio viaggio a Londra con Sabri e Pamela: l'estate successiva, se i suoi calcoli sono esatti, la passerà a cambiare pannolini e svegliarsi nel cuore della notte per allattare e preparare le prime pappe.
I soldi che ha messo da parte negli ultimi due anni finiranno tutti in biberon, bavaglini e tutine di spugna. O forse alla Posta, ad inaugurare il primo conto del piccolo...Marco? Ivan? Alessio. Lo chiamerà Alessio, è il suo nome preferito. Se invece dovesse essere una femminuccia, la chiamerà Alessandra o Azzurra.
Anzi, la chiameranno. Lei e Tonino. È per questo che è così tranquilla e trova esagerata la reazione di sua madre: il papà della creatura che sta crescendo nel suo grembo è un bravo ragazzo e non li abbandonerà, si prenderà cura di loro e insieme creeranno la famiglia che lei ha sempre sognato. Lui è maggiorenne, già lavora e ci sa proprio fare con i bambini. Ha anche un appartamento tutto suo dove ha detto che andrà a stare quando si sposerà. Non ha detto «quando ci sposeremo», ma l'amore che gli ha letto negli occhi era inequivocabile. Quello stesso amore che ha unito i loro corpi e da cui, tra circa sette mesi, nascerà una nuova vita. Alessio (o Alessandra) avrà una cameretta luminosissima, col balcone che dà su un bel giardino, e quando sarà troppo grande per dormire in culla, avrà un lettino suo e non un divano-letto da chiudere la mattina per fare spazio in sala da pranzo. Avrà un papà più affettuoso e spiritoso del suo e non riceverà in regalo solo macchinine e costruzioni (o bambole) ma anche matite colorate, acquerelli, libri. Sarà libero (o libera) di scegliere se diventare un artista o uno scienziato, verrà educato (o educata) al rispetto del prossimo e dell'ambiente. Con le parole e non con gli schiaffi. Non che lei ne abbia ricevuti chissà quanti, ma sa che molti genitori fanno ricorso a metodi autoritari e punizioni corporali, e non se ne capacita. Lei non metterebbe mai le mani addosso a nessuno, tantomeno a suo figlio.
Alessio (o Alessandra) crescerà felice, sicuro di sé, in un ambiente stimolante, e la ripagherà delle rinunce che dovrà inevitabilmente fare. Non vede l'ora di tenerlo tra le braccia e attaccarlo al proprio seno.
Alla radio passa una delle sue canzoni preferite.
Sereno è
Rimanere a letto ancora un po'
E sentirti giù in cucina che
Già prepari il mio caffe
E far finta di dormire
Per tirarti contro me.
Marta si accoccola sul divano, avvolta nella sua vecchia coperta patchwork, e pensa a quanto sarà bello andare a vivere col suo Tony e svegliarsi accanto a lui ogni mattina. Stavolta è più di un sogno ad occhi aperti, è più attesa di qualcosa che avverrà molto presto. Probabilmente si sposeranno entro Natale e lei spera che quel giorno la sua figura sarà ancora abbastanza sottile e armoniosa da farla sentire a proprio agio in un abito bianco e vaporoso.
Lui la chiama poco prima che si addormenti.
«Buona sera, passerotto»le dice. «Tutto bene?»
«Benissimo.»
«Sono venuto a prenderti all'uscita di scuola, ma non c'eri.»
«Ero a fare una visita.» Marta rimane sul vago, non ha intenzione di rivelare al telefono la grande notizia. Lo farà guardando Tony negli occhi.
♠
«Non puoi aspettare che il pranzo sia pronto?»
Marta era esasperata. Da quando erano tornati a casa, suo figlio non aveva fatto altro che sgranocchiare crackers, fumare e assaggiare quello che era già in tavola, e si rifiutava di spiegare cosa gli fosse accaduto di tanto terribile da spingerlo a chiamarla disperato.
«Ho fame.»
«Questa non è fame.»
«Sono nervoso, va meglio? Ho l'ansia.»
«L'ansia la stai facendo venire a me. Se fossi nervoso ti si sarebbe chiuso lo stomaco.»
«Ma visto che non sono come voi persone normali, a me si è aperto.» Alessio afferrò un coltello e se lo puntò sotto lo sterno, con un sorriso glaciale. «Anzi, me lo aprirei letteralmente e imbratterei di sangue questa bella tovaglia bianca.»
«Adesso basta!» Marta gli mollò un ceffone. «Mi hai stufato. Se non la smetti con queste cazzate, a settembre ti porto da uno psichiatra.»
«A settembre potrei essere già in avanzato stato di decomposizione. Ti ho detto che sto male, mammina, perché mi tratti così?»
«Vai a farti una doccia. E cambiati, sei sudato. Possibile che debba dirtelo io?»
«Tu mi odi.» Alessio uscì dalla cucina con una gran voglia di prendere a calci porte e mobilio. Non stava scherzando: si sarebbe squartato volentieri, e non capiva cosa lo stesse frenando. Era chiaro che la sua vita sarebbe stata sempre un disastro totale, se neanche sua madre riusciva a volergli bene.
«Io sto male e mi prendi a schiaffi, psicopatica» continuò, lanciando le scarpe contro il vaso di fiori sul mobiletto in corridoio. Marta lo raggiunse furiosa e lo prese di nuovo a ceffoni. Lasciò cadere qualcosa, prima di farlo.
«Avrei dovuto abortire» gli urlò, con le lacrime agli occhi. «Non ti permetterò di rovinarmi ulteriormente la vita. Non ora.»
A quelle parole, il ragazzo perse ogni traccia di aggressività, fisica e verbale. Fu come se gli avessero sparato in pieno petto. Si accasciò con la schiena contro il muro.
«No...n-non è colpa mia...»
«No, certo che no. C'è qualcosa che non va nel tuo cervello, non sei mai stato normale.»
Un'altra fucilata.
«Mamma... mi dispiace. S-scusami.» Gli occhi di Alessio ora erano lucidi, la sua voce un sussurro insicuro.
«Io non mi merito questo. Io non mi merito questo. Io non mi merito questo, porca di quella miseria!»
Marta si chinò e gli puntò al petto il coltello che aveva raccolto dal pavimento. La mano le tremava, ma la sua voce era ferma, gelida, e continuava a ripetere le stesse parole, un ritornello ossessivo, sempre più concitato.
«Io non mi merito questo. Io non mi merito questo.»
«Scusami... Non lo farò più, te lo ppp-rome-ttto...» Qual era la sua colpa? Stare male? Chiedere il suo aiuto? Esistere? Alessio non capiva, stava perdendosi di nuovo. Gli sembrava di essere precipitato in uno dei suoi incubi orribili e spaventosi. Quella non poteva essere sua madre, lei non lo amava abbastanza, ma non l'avrebbe mai ucciso. Quelli non erano gli occhi della sua mamma.
«Non...v-volevo...»
La lama oltrepassò il tessuto sottile della sua camicia e gli punse la pelle. Appena appena, forse per sbaglio, forse per prepararlo a ciò che lo aspettava.
Volevo solo fuggire dal dolore, non punirmi. Non farmi male.
Alessio era terrorizzato, ma non riusciva a muoversi. Le lacrime gli offuscavano la vista. Chiuse gli occhi e aspettò di venire trafitto, stringendo le mani sui lembi della camicia.
Qualcuno girò la chiave nella toppa e aprì la porta.
«Cosa cazzo stai facendo? Fermati Marta, per l'amor di Dio!»
Alessio riaprì gli occhi e volse lo sguardo nella direzione da cui proveniva quella voce familiare, incredulo.
Non è possibile. Ora sto sognando.
«Stai calma. Qualunque cosa ti ha fatto, stai calma. Ci penso io.»
L'uomo si chinò accanto a sua madre, le tolse il coltello dalle mani e l'abbracciò.
«Tommy, Tommy. Ti amo» singhiozzò Marta.
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Alessio
Ficção GeralATTENZIONE! Storia ad alto contenuto di violenza, descrizioni crude e linguaggio spesso volgare. -5 luglio 1999- "(...) paziente non collaborativo, mostra ostilità e atteggiamento provocatorio verso il personale medico. Nega di aver tentato il suici...
