51. Zona rimozione

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Marzo 1987 - Dopo

«Ti senti bene, patatino? Sei pallidissimo, e sei troppo silenzioso.» Marta posa una mano sulla fronte di Alessio: non ha febbre, per il momento, anche se ha gli occhi lucidi, e dà l'impressione che qualcosa in lui non vada.

«Sono un po' stanco» risponde lui, facendo spallucce. 

«Cos'hai fatto alla mano?»

«È stato il tuo fidanzato. Mi ha picchiato col mestolo perché stavo disegnando con la sinistra.»

Arrivati a casa, Alessio corre subito a cambiarsi per la notte. Sceglie il pigiama più largo che ha, quello con le maniche troppo lunghe, così da coprire bene i polsi arrossati. Potrebbe dar benissimo la colpa a Tommaso anche per quelli e l'uomo probabilmente non lo contraddirebbe, pensando di non ricordarsi di avergli fatto del male in quanto sotto l'effetto dell'alcol, ma nel dubbio preferisce evitare di dare spiegazioni. Dei lividi che ha sulla schiena non si preoccupa, nessuno li vedrà mai, e se proprio dovesse accadere, non sarà difficile far credere sia stato il patrigno, sono segni meno sospetti di quelli sui polsi.
Ha fame. Quando è provato emotivamente, di solito non riesce a mandare giù neanche un boccone, ma stavolta è digiuno da dodici ore e ha bisogno di carburante. E di qualcosa che lo conforti. Prende del pane in cassetta e un barattolo di marmellata dalla dispensa, e inizia a mangiare con foga.

Marta continua a osservarlo perplessa. C'è decisamente qualcosa che non va.

«Non hai mangiato abbastanza alla festa?» gli chiede e, domandandosi perché eviti il suo sguardo, gli solleva il viso e si perde nei suoi occhi spaventati. «Tesoro, cosa ti è successo?»
 
Poi inizia a urlare. 

«Tommy, cosa cazzo hai fatto a mio figlio?»

Qui non si tratta di qualche cinghiata, ne è sicura.

L'uomo stravaccato sul divano risponde che gli ha dato solo una mestolata sulle mani. O forse due, non ricorda. «Le solite cose, non scaldarti troppo. Avrà litigato con la fidanzatina.»

«Ma lo vedi? È terrorizzato. Tommy, dimmi cosa gli hai fatto!»

«È stato Padre Eustorgio, mamma.»

I due adulti si voltano verso Alessio. Marta non riesce a parlare, Tommaso invece si alza e incede verso il ragazzino con quel suo passo pesante e minaccioso. «A fare cosa?» tuona. «Ti ha messo le mani addosso?»

«No.» Alessio scuote la testa, ancora più spaventato. «Lui mi ha...»

«Ti ha toccato il pisello? Ti ha fatto toccare il suo?»

«Cosa ti ha fatto?» Marta ha ritrovato l'uso della parola e urla di nuovo.

Alessio vuota il sacco. Aveva deciso di non farlo, per vergogna e per paura, ma ha bisogno di liberarsi del peso terribile che grava sul suo cuoricino in tumulto. Non riesce a raccontare tutto, omette la durata della punizione, non parla delle botte ricevute e del fatto di essere stato legato a una grata. Dà una sua versione dell'accaduto in cui ha fatto un innocente disegno che è stato frainteso.

«Non era il Diavolo, era Tommaso, l'ho disegnato nero e peloso perché lui è così.»

A sorpresa, l'uomo ride e gli dà una pacca affettuosa sulla spalla. «È vero» conferma. «L'ho visto anch'io.»

AlessioDove le storie prendono vita. Scoprilo ora