40. Sul finire dell'estate

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Trovare un lavoro che mi permetta di essere indipendente.
Prendere la patente e rimediare una macchina con un impianto stereo di tutto rispetto.
Trovare la donna della mia vita. Possibilmente con le tette grosse e i miei stessi gusti musicali.
Iscrivermi a una facoltà che mi piace (?)
Andare a vivere da solo.
Prendere un gatto.
Ricominciare a correre, andare in palestra e diventare uno strafico.
Dimostrare a chi non credeva in me che si sbagliavano di grosso.


«Il ventisette ho un colloquio con un'azienda» disse Alessio , dopo aver ascoltato in silenzio le novità degli amici, fissando il cielo. Erano stesi a prendere il sole sulla spiaggia di Vigna di Valle, sul lago di Bracciano, dopo aver fatto quello che forse sarebbe stato l'ultimo bagno della stagione. Quell'anno l'estate era durata un soffio, dimezzata dagli esami, e anche settembre era al giro di boa. Un'estate breve ma intensa, fatta di giornate al lago o al mare, maratone di film horror a casa di Gerardo e serate nel giardino di Manuel a mangiare pizza da asporto o cotta nel forno a legna, spesso in compagnia di Ivanka.
Erano tutti e tre consapevoli che non avrebbero più provato quel senso di libertà e che con l'estate stava finendo anche la loro adolescenza, ma raramente si soffermavano a pensarci.

«Che azienda?» volle sapere Gerardo.

«Tele Qualcosa. Telecom Italia, forse? Mai sentita, ma per ora mi va bene tutto. Cercano periti industriali appena diplomati.»

«È il nuovo nome della SIP, scemo. Si è unita con Italcable e altre aziende di telefonia.» Gerardo scoppiò a ridere. Le sue prese in giro erano ora benevole. «Hanno chiamato anche me però non credo che andrò.»

«Tu ti sei iscritto a Ingegneria. Io ancora non so se continuare gli studi, quindi voglio iniziare subito a lavorare.»

«Vedrai che ti prendono.»

«Sarebbe bellissimo.» Alessio assunse un'aria sognante. Neanche Manuel e Ivanka potevano capire fino in fondo quanto avesse bisogno di quel lavoro. Per quanto li riguardava, ora le cose a casa sua andavano molto meglio, e Tommaso non osava sfiorarlo con un dito. Il che era tutto sommato vero, se si escludevano spinte e strattoni. Dopo l'episodio di metà luglio, non c'erano più state punizioni e stupidi scherzi, ma la situazione era ben lontana dall'essere idilliaca. Stare fuori tutto il giorno e se possibile anche la sera, era per Alessio l'unico modo per rilassarsi e illudersi di condurre una vita normale.

«E il servizio civile?» chiese Manuel.

«Ah, non te l'ho detto? Il compagno di mamma mi ha fatto ottenere l'esenzione dal servizio militare perché non sopportava l'idea facessi l'obiettore di coscienza, figuriamoci! Lui avrebbe voluto facessi carriera militare, o in Polizia. Ve lo immaginate?»

«Per carità!» Gerardo roteò gli occhi con fare teatrale. «Quasi quasi ci vedo meglio me, pancia a parte.»

«A proposito di pancia, io ho fame. Ci facciamo un altro bagno e poi pranziamo, eh?» Alessio si alzò e prese Ivanka per mano. «Forza, chi arriva ultimo è Gerardo!» Si mise a correre verso il lago, trascinando la ragazza. Si fermarono a pochi metri dalla riva, dove l'acqua gli arrivava alle ginocchia.

«Cazzo se è fredda» osservò, bagnandosi i polsi per acclimatarsi. Negli ultimi tempi aveva imparato a rispettare il proprio corpo. Aveva iniziato smettendola con tagli e bruciature per evitare imbarazzi in costume da bagno, e aveva scoperto che c'erano tanti altri modi, anche fisici, per sentirsi vivo e presente. Il sesso in primis, come era sempre stato dopo la sua prima, precoce volta (con la differenza che ora preferiva farlo solo con Ivanka, e non con la prima ragazza - o donna - disponibile), ma anche lunghe corse nelle ore più fresche della giornata e nuotate in quelle più calde, o farsi accarezzare dai raggi del sole. Cercava emozioni nei romanzi, nei film, e soprattutto nella compagnia dei coetanei.

AlessioLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora