Disclaimer: (l'ho già detto che mettere dei warning in capitoli particolari di questa storia mi fa sorridere, considerata la tematica?) Qui si parla di suicidio, in maniera esplicita.
Alessio aveva sempre pensato che il suo suicidio - un evento sempre posticipato a data da destinarsi ma ineluttabile - sarebbe stato sanguinoso e scenografico, il trionfo della sua vena artistica. Aveva trascorso gli ultimi cinque anni a pianificare la propria uscita di scena fin nel più minimo dettaglio, riempiendo pagine e pagine di diario con la descrizione delle varie opzioni prese in considerazione, più o meno originali e accomunate tra loro da due punti fermi, imprescindibili: ci sarebbe stato un impressionante spargimento di globuli rossi e lui avrebbe indossato una camicia candida, perfetta antitesi della sua anima oscura e sporca.
Fantasie, sfoghi che l'avevano aiutato nei momenti più bui della sua adolescenza, rassicurandolo che, se fosse arrivato all'esasperazione, avrebbe avuto una via d'uscita, e ogni volta il corso degli eventi aveva fatto sì che cambiasse idea.
Ora era arrivato il momento di agire. Non aveva più motivo di rimandare, aveva capito l'antifona: la Vita l'aveva illuso e manipolato. Gli aveva instillato false speranze, gli aveva donato piccole gioie per convincerlo a non uccidersi e poterlo torturare ancora e ancora e ancora, fino a fargli implorare pietà. La Morte sarebbe stata più compassionevole. E onesta. E anche generosa: gli avrebbe regalato qualche istante, forse minuti, di dolore sublime, e poi l'avrebbe accompagnato in un luogo dove nessuno gli avrebbe più fatto del male.
Ma, messo di fronte alla Scelta Finale, si rese conto che nessuno di quei metodi faceva al caso suo. Doveva morire lasciando un messaggio preciso. Si sarebbe ucciso smettendo di respirare. Oh certo, alla fine è così per tutti, nessun morto respira, ma lui avrebbe posto l'accento su quel particolare dettaglio, che riassumeva l'essenza del suo gesto.
Più facile a dirsi che a farsi, però. Soffocare era la sua paura più grande, e non sarebbe mai riuscito a stringersi un cappio attorno al collo o infilare la testa in un sacchetto di plastica. Il suo corpo, quello stupido involucro di cui non vedeva l'ora di liberarsi, si sarebbe opposto, le mani non gli avrebbero obbedito. No, doveva inventarsi qualcos'altro.
Dopo aver passato in rassegna tutti i metodi fattibili, gli tornarono alla mente le parole che Marta aveva detto a Kornelia per non farlo passare per bugiardo. Ha rischiato un arresto cardiocircolatorio, stava per morirmi tra le braccia.
Ma certo! Alcol e tranquillanti, come una star di Hollywood. Tommaso, a ragione, avrebbe detto che aveva scelto una morte da principino e si sarebbe fatto una di quelle sue risate sprezzanti e rivoltanti, ma non importava, tanto lui non l'avrebbe sentito, non l'avrebbe visto. E sua madre forse l'avrebbe abbracciato davvero. Forse avrebbe pianto, perché un po' di bene gliene voleva. Forse avrebbe finalmente capito e si sarebbe sentita in colpa. Forse.
Col cuore finalmente leggero, scrisse due biglietti d'addio, che ripiegò accuratamente e depose sul proprio letto.
Uno per era Marta (per la mia mamma), firmato "Il tuo bambino".
Avevate ragione. Sono nato storto e ho le tenebre dentro. Cambiare non mi è possibile, ma rimediare sì. Mi dispiace di averti rovinato la vita sono stato un mostro egoista e squilibrato. Ora sei libera mamma. Non dovrai più vergognarti e raccontare bugie. Sono tanto stanco, ho bisogno di riposare e non sentire più nulla. Ti voglio bene.
L'altro era per Manuel (al mio migliore amico), firmato semplicemente con il suo nome.
Sei stato come un fratello. Un esempio che non sono mai riuscito a seguire, quello che avrei voluto essere. Puro pulito e responsabile, amato da tutti. Voglio che tu sia felice, sono sempre stato troppo preso da me stesso per essere l'amico che meritavi ma credimi TI VOGLIO BENE. Dì al tuo papà di stare tranquillo, non ti contaminerò più con la mia essenza putrida. Ho smesso di esistere e di respirare per me e per voi.
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Alessio
General FictionATTENZIONE! Storia ad alto contenuto di violenza, descrizioni crude e linguaggio spesso volgare. -5 luglio 1999- "(...) paziente non collaborativo, mostra ostilità e atteggiamento provocatorio verso il personale medico. Nega di aver tentato il suici...
