Il dottor Proietti non era affatto male, in fin dei conti. Una volta capito che fingere che andasse tutto bene non funzionava (e come avrebbe potuto, col suo aspetto malaticcio e sofferente?), Alessio aveva iniziato ad aprirsi, raccontando una versione abbastanza veritiera dei fatti che l'avevano portato a un crollo senza precedenti, e aveva scoperto che quell'uomo non lo giudicava e non lo incolpava per gli errori fatti. Lo ascoltava, invece, con molta attenzione, e dalle domande che gli poneva era chiaro comprendesse la gravità di quanto accaduto e fosse dalla sua parte. Non giudicava mai neanche i suoi carnefici e lasciava fosse lui a farlo, facendogli notare come la sua percezione di chi l'aveva ferito cambiasse da seduta a seduta(se non addirittura nella stessa seduta). Colpevoli senza possibilità di appello o comprensibilmente esasperati da lui.
Il loro appuntamento settimanale era diventato una piacevole abitudine, un gradito diversivo in quell'inverno di giornate tutte uguali, e lui avrebbe voluto che le sedute durassero più di un'ora. Chissà, col tempo sarebbero potuti addirittura diventare amici. O qualcosa di più: era evidente che tra lo psichiatra e sua madre ci fosse una certa attrazione, e se da una parte questo spiegava perché un medico con uno studio al centro di Roma si prendesse la briga di andare a visitarlo a domicilio senza chiedere un supplemento di prezzo, dall'altra l'idea che potesse iniziare a frequentare casa loro anche in altre occasioni e prendere il posto di Tommaso era assai allettante.
«Oggi Maurizio si ferma a pranzare da noi» disse Marta un sabato mattina, mentre tagliava le patate per l'arrosto. Sul fornello, un ragù dal profumino delizioso bolliva lentamente e Alessio, per niente stupito da quella notizia, ci intinse un pezzo di pane e lo mangiò senza esitazioni. Da qualche giorno aveva ripreso a spiluccare tra i pasti, anche se era ancora ben lontano dal nutrirsi in modo adeguato.
«Tu gli piaci.»
«Dici?» La donna arrossì. Indossava un abito di maglina color ruggine che le valorizzava seno e fianchi e aveva i capelli freschi di parrucchiere, illuminati da meches ramate. La risposta alla domanda che Alessio stava per farle era evidente.
«Dovresti metterti con lui e mandare il tuo Tommy al diavolo una volta per tutte. Saresti più felice tu e sarei al sicuro io.»
«A te piace?»
«È simpatico e mi tratta bene. E poi è appassionato di rock anni Settanta e gli piacciono anche i gruppi che ascolto io. Lo sai che suona la batteria in un gruppo che fa cover dei Led Zeppelin?»
«Lo so. Sono andato a sentirli ieri sera.» Gli occhi di Marta si illuminarono ancora di più, sembravano quelli di un'adolescente alla prima cotta. «Mi ha convinta a salire sul palco a cantare Stairway to Heaven.»
«Voleva farti capire che stai cercando la felicità nelle cose sbagliate. Non è tutto oro quello che luccica e la merda non luccica neanche, forse stai iniziando ad accorgertene anche tu.»
«Di cosa stai parlando, tesoro?»
«Sai benissimo di chi sto parlando. Tommaso è una scala per l'inferno e dopo averci portato me ci porterà anche te.»
«Non credo torneremo insieme, stavolta.»
«Speriamo.» Alessio sospirò e, badando bene che sua madre lo stesse guardando, si massaggiò il fianco destro. L'ematoma provocatogli dall'ultimo scatto violento di Tommaso non si era ancora riassorbito del tutto, e sembrava impressionare particolarmente Marta, come se fosse la prima volta che lui si trascinava dietro i segni delle botte per giorni e giorni.
«Ti fa ancora male?»
«Non smetterà mai di farmi male, mamma.»
«Maurizio non ti stai aiutando?»
STAI LEGGENDO
Alessio
General FictionATTENZIONE! Storia ad alto contenuto di violenza, descrizioni crude e linguaggio spesso volgare. -5 luglio 1999- "(...) paziente non collaborativo, mostra ostilità e atteggiamento provocatorio verso il personale medico. Nega di aver tentato il suici...
