"Penso che alla fine siamo tutti un po' fragili ma che cerchiamo in ogni modo di non farlo vedere, che tutti abbiamo la tentazione di scappare dalle emozioni troppo forti, ma tanto poi le proviamo lo stesso, anche quando facciamo finta di no."
— Riccardo Bertoldi, "Il ti amo che non ci siamo mai detti (io e te)".
Chiusi il libro che stavo leggendo da ben un oretta, l'avevo comprato il giorno prima dopo essere andata da Edo. Avevo sentito Silvia e le avevo spiegato tutta la situazione tramite una videochiamata, mentre invece non avevo sentito Ciro.. non si era fatto vivo e ne tanto meno mi aveva chiesto di Edoardo, ma Silvia mi aveva detto che l'aveva fatto a lei.
Non lo capivo, non capivo perché si comportasse così.. abbassai lo sguardo chiudendo il libro e girai la testa sentendo bussare alla camera mia.
« Amo posso entrare? »
« Entra mà.. »
La guardai entrare e socchiudere la porta dietro di lei rimanendo alzata avanti a letto e mettendo le braccia al petto.
« Quando avevi intenzione di dirmelo? »
« Scusami? »
« Che ti vedi con tuo padre.. »
« Lo vedo soltanto per Edo e poi per me non è neanche mio padre, più che altro avresti dovuto farmelo conoscere tu sapendo che veniva qui a casa già da una settimana prima che io lo sapessi. »
Guardai lo sguardo di mia madre cambiare e annuì appena tirandomi su dal letto buttando il libro su quest'ultimo mormorando.
« Ma comunque sia non mi importa, puoi anche chiavartelo senza proble.. »
Senti un forte bruciore alla guancia e deglutì appena capendo che avevo appena ricevuto uno schiaffo da lei, sussultai appena e restai in silenzio guardandola.. l'ultima volta che ebbi uno schiaffo da lei era perché a 12 anni le dissi che era una stronza siccome non mi voleva dare le caramelle.. e adesso a distanza di tempo sembrava come se mi avesse perforato il cuore.
« S..scusa Talì.. »
Scossi la testa in un no come per dire "non importa", guardai la porta e lei annuì subito.
« Tagg semp vulut protegger, ma nun si chiu tu a quand stai cu stu Ciro Ricci.. »
« Vattene.. »
Sussurrai subito guardandola con rabbia.
Lei apri la porta uscendo sbattendola dietro se e rimasi impassibile sedendomi a bordo del letto prendendo il cellulare e entrai su whatsapp guardando là chat di Ciro.. nessun messaggio..
Mi tirai su prendendo lo zaino e infilai due pantaloncini con due t-shirt diverse lunghe e dell'intimo pulito, lo spazzolino e infilai le Nike e presi il caricatore con il cellulare chiudendo la finestra della mia camera e uscendo velocemente dal corridoio.
« Aro t n vai? »
Non risposi neanche, apri la porta sbattendola dietro la mia schiena e mi guardai attorno, faceva caldo, era giugno e l'essersi liberata della scuola mi faceva soltanto piacere, adesso dovevo soltanto trovarmi un lavoro decente e su questo già stavo mandando curriculum.. ma niente.
Sospirai appena entrando nel buss e mi sedetti avanti dove era libero, poggiai i piedi e guardai fuori dal finestrino.Scesi dal buss soltanto 15 minuti dopo, quando fui fuori la villa dei Ricci.
Avevo bisogno di lui, questo era l'unico motivo per il quale ero lì, avevo bisogno delle sue braccia, dei suoi sorrisi e della sua voce che mi sussurrava di stare tranquilla, che si sarebbe sistemato ogni cosa.Poggiai l'indice sul campanello e guardai subito Ivana aprire il cancello:
« Signorina.. che ci fate qua? »
« c'è Ciro? »
« No.. lui è uscito oggi pomeriggio.. »
« Ah.. okay grazie.. »
« Le dico che siete passata? »
Alzai le spalle come per dire che era uguale e le sorrisi appena indietreggiando andando via da lì, iniziai a camminare via Petrarca con lo sguardo rivolto al mare, al panorama che mi regalava Napoli alle 19:15 di sera.
Dove cazzo dovevo andare? Silvia era da Milos siccome era il fine settimana, Ciro sembrava essere scomparso dalla circolazione e io non avevo nessuno, per un istante pensai a Massimo mio papà, ma non l'avrei mai fatto, o forse sì..Afferrai il cellulare dalla tasca e cercai il suo numero che avevamo scambiato prima del colloquio con Edo. Deglutì appena e poggiai il pollice sul pallino verde, uno, due, tre squilli:
« Talia!! »
« Massimo.. »
« dimm aro stai ? Sto vennen.. »
Deglutì appena sentendolo, sembrava già sapere qualcosa, di sicuro mia madre l'aveva messo al corrente, serrai la mascella girando lo sguardo al panorama e sentendo gli occhi pizzicare mormorai.
« Via Petrarca all'angolo della gelateria.. »
« Nun te movr.. »
Staccai la chiamata guardando il cellulare e di nuovo il panorama.. avrei voluto così tanto buttare il cellulare, scappare via e ricominciare tutto da capo, lontano da tutti, ma avevo promesso a qualcuno che non avrei abbandonato nessuno.. ad Edo.Non passo' molto che sentì il rumore di una motocicletta accostare e poi mio scese dall'auto, lo guardai per qualche istante e lo vidi avvicinarsi e non perde tempo nemmeno a parlare le sue braccia avvolsero il mio corpo e poggiai il mento sul suo braccio stringendolo subito.
Forse era quello che mi era sempre mancato nella vita, un pezzo di cuore che non avevo mai avuto, una figura paterna, a mia madre dovevo tutto ma sapeva quanto avessi sofferto per questo.
Quando a scuola tornavo a casa piangendo e gli dicevo che mi prendevano in giro perché alle didattiche di famiglia c'erano tutti i genitori e i miei no, quando veniva la festa del papà e quel disegnino lo davo sempre alla mamma, quando mi sono sempre immaginata con un abito bianco e lui che mi portasse all'altare, e poi capì che forse era il momento di dargli un'altra opportunità, che tutti sbagliamo, che era soltanto un bambino ma adesso era qui e forse voleva recuperare tutto ciò che aveva perso..Lo strinsi ancora sentendo le sue labbra sulla mia tempia e chiusi gli occhi alzando appena lo sguardo a lui.
« Torna a casa, non litigare con mamma, ess o fa pe te.. ten sol paur e te perdr, per lei non è facile che io sia tornato, la tua mamma è assai fragile anche se non lo da a vedere.. p favor.. »
« Voglio un po' stare da sola.. »
« Nun risuolv nient accussi.. »
« Lo so, ma spesso stare soli a pensare conclude a molte cose, e ho solo bisogno di qualche giorno, tornerò.. la mia mamma e' sempre la mia mamma.. »
« Si avvot dice qualcosa e' solo perché è preoccupa.. »
« Lo so papà non c'è bisogno che la difendi.. »Nemmeno mi accorsi di come lo chiamami, però poi ci pensai e alzai subito gli occhi a lui guardandolo sorridere.
« Comm me chiammat? »
« Papà.. »
« Nun smetter mai Tali.. p favor a papà.. »
Sorrisi appena mentre papà strinse tra le sue mani il mio viso senza farmi male e annuì appena guardandolo.
« Ja tuornatenn a cas.. »
« Nono.. ho da fare.. »
« Ma tu si proprij na cap e merd, ma a chi è pigliat? Mammt nun e accussi.. »
« Da qualcuno avrò pur preso.. »
Sorrisi appena guardandolo mentre si sentiva preso in causa.Forse era proprio vero, l'orgoglio non portava da nessuna parte.

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Destinati ad amarci.
FanfictionRaramente si dicono di amarsi, lui perché non sa mai quali parole giuste usare e lei perché non vuole metterlo a disagio, però se lo dimostrano ogni giorno. So anche che si erano inizialmente persi ma due persone si ritrovano sempre quando sono des...