Capitolo 47. Verità nascoste

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Giulia seguì Filippo con passo incerto, lasciandosi alle spalle la caffetteria e l’odore acre del sigaro di Marini.
Il freddo le sferzava le guance, ma era il cuore a batterle più forte: confusione, rabbia, desiderio, tutto insieme. La mano di lui sulla sua era ferma, quasi dolorosa, un equilibrio tra protezione e possesso.

Quando furono fuori, sotto il cielo grigio di una giornata che sembrava riflettere il loro umore, si fermò bruscamente, liberandosi dalla sua presa.

"Filippo, basta!"
La voce le uscì incrinata, ma lo sguardo era di fuoco.
"Non puoi continuare a trattarmi come se fossi un problema da gestire. Voglio delle risposte!"

Lui si voltò lentamente.
Gli occhi azzurri erano freddi, impassibili. Il vento gelido gli scompigliava i capelli, ma il volto restava immobile.
"Ti ho già detto tutto quello che avevo da dirti, Giulia. Insistere non cambierà nulla."

"Non cambierà nulla?" rise lei, amara, quasi isterica.
"E allora perché mi hai presa per mano? Perché mi hai portata via da Marini, come se… come se potessi decidere tu cosa devo sapere?"

Filippo fece un passo avanti, chiudendo lo spazio tra di loro.
Il suo corpo era un argine.
"Marini non ti riguarda," disse con quella calma che sapeva di minaccia.
"Eugenio è morto. Non puoi rimettere le cose a posto scavando nel fango."

Giulia scosse la testa, le lacrime che le punteggiavano le ciglia senza ancora cadere.
"Non è solo Eugenio," sussurrò.
"È tutto. È questa vita che ci sta distruggendo. Io... io volevo solo capirti, sapere chi sei davvero... ma tu non me lo permetti."

Il respiro di Filippo tremò appena, tradendo l’uomo dietro la maschera.
Le sue mani si serrarono a pugno, le vene gonfie. Per un istante parve cedere, abbassare le difese.
"Ci ho provato... non posso essere l’uomo che vuoi," disse, la voce spezzata da un dolore antico.
"Non lo sono mai stato. E forse… non lo sarò mai."

All’improvviso un’auto nera, lucida, si fermò accanto a loro. Il finestrino scivolò verso il basso, rivelando il volto severo di Don Aldo Guerra.

"Figliolo," disse, ignorando del tutto la presenza della ragazza.
"Abbiamo un problema. Sali in macchina."

Filippo le lanciò uno sguardo che conteneva tutto: colpa, amore, un addio forse non pronunciato.
La mano strinse la sua un’ultima volta, breve, violenta, prima di lasciarla cadere per poi andare verso l’auto.

"Torno presto," mormorò, ma la promessa era una fenditura senza sostanza.

Giulia rimase ferma sul marciapiede, il respiro corto, il cuore in frantumi, guardando la sagoma dell’auto che inghiottiva l’uomo che amava e lo portava via.

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Altrove, la tensione esplodeva in modo differente. Adelfio chiuse la chiamata con un gesto rabbioso.
Il telefono venne scagliato contro il muro con tutta la forza che aveva in corpo. Il suono metallico del dispositivo colpí il pavimento, risuonando nel silenzio della stanza. L'uomo rimase in piedi, il respiro corto, gli occhi iniettati di rabbia: i carichi spariti, le merci dirottate, una settimana di perdite.
I Guerra avevano osato troppo.

Marcello entrò nello studio senza bussare, scivolando dentro con la naturalezza di chi conosce ogni angolo della casa e ogni debolezza.
"Che succede?" chiese, ma lo sguardo era già uno scudo di complicità.

"Dobbiamo preparare una controffensiva," ringhiò Adelfio, la voce bassa e grave.
"È il secondo carico che ci portano via in sette giorni. Quelle merde dei Guerra… sembrano invincibili."

"Tu dici? Eppure un punto debole ci sarebbe..." replicò il cugino.
Fece una pausa, catturando la sua attenzione.

"Quale?"

Marcello si avvicinò, la voce bassa, sibilante.
"Il fidanzamento con la De Falco è saltato. Richard è ancora scosso. Possiamo sfruttarlo. Con lui dalla nostra parte, i Guerra… perderebbero equilibrio."

Un lampo attraversò lo sguardo di Adelfio.
"Un’ottima leva. Sarà l'occasione per ribaltare la situazione a nostro favore."

"Se De Falco si schiera dalla nostra parte, potremmo annientarli. Manca però un'altro tassello..."

"Marini" sospirò l'altro irrigidito.

"A breve arriverà mio padre. Studieremo insieme un piano."

L'uomo annuì con decisione, e la tensione nella stanza sembrò ad un tratto alleggerirsi.
Sapeva che, se avessero agito d'astuzia, avrebbero potuto finalmente mettere fine al dominio dei Guerra.

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