Filippo strappò la giacca di pelle dall’armadio come fosse un’armatura, cercando di liberarsi per un attimo dalle costrizioni dei completi eleganti che suo padre adorava.
Si specchiò: il volto tirato, lo sguardo stanco, le labbra serrate. Dentro di lui, pensieri che si accavallavano, contraddittori, impossibili da domare.
Un appuntamento lo aspettava con Gisella, inevitabile, ma il pensiero di Giulia continuava a mordergli l’anima.
Sentì i passi pesanti di suo padre risuonarono nel corridoio.
La porta si spalancò con violenza, sbattendo contro il muro. Don Aldo entrò, furioso, lo sguardo increspato dalla rabbia.
"Marini mi ha detto tutto."
La voce rimbombò nella stanza come un colpo secco. Lui non fece un passo. Sapeva già cosa lo aspettava.
"Ti sei messo in mezzo per difendere un Fini!" proseguí il vecchio, disgustato.
"E allora? È un problema per te?" replicò il giovane, facendolo accendere ancora di più.
"Un problema? È molto più di un problema! Hai messo a rischio tutto ciò che abbiamo costruito per quella famiglia di miserabili!"
"Rischi? Tu non conosci i rischi. Non sai nemmeno cosa significhi dover vivere con il peso delle scelte che non vuoi fare."
Rise, un suono amaro e crudele, come il fumo nero di un incendio.
Don Aldo serrò la mascella.
"Non osare farmi la morale... quella ragazza ti ha reso debole. E ora persino Marini ha dubbi sulla tua lealtà. Saresti davvero disposto a sacrificare tutto per quella insulsa ragazza?"
"Non è questo il punto. Non voglio diventare come te, padre. Non voglio ridurre ogni relazione a uno scambio di potere o controllo."
"Tu sei già come me, figliolo. Ogni giorno che passa ti avvicini sempre di più a quello che sono io. E più lo neghi, più sarà difficile accettarlo."
Filippo rimase in silenzio, il respiro pesante. Quando la porta si richiuse con un tonfo, si sentì solo con la sensazione di essere intrappolato in un labirinto di sangue e potere.
Si avvicinò di nuovo allo specchio, scrutando il proprio riflesso stanco.
"Forse è questo che vogliono tutti, che io diventi un mostro. Ma non posso permetterlo. Non per Giulia."
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La stessa sera, Adelfio e Marcello sedevano in una trattoria di periferia. La normalità appariva fragile, come una parentesi lontana dagli affari sporchi e dai rancori di famiglia.
La luce calda delle lampade illuminava a malapena i loro volti, creando ombre marcate sulle pareti di legno. Il tintinnio delle stoviglie riempiva l'aria mentre gustavano un panino caldo accompagnato da una birra artigianale.
Adelfio era pensieroso, il viso segnato da una leggera inquietudine.
Prese un sorso dalla bottiglia per poi rivolgersi al cugino, rompendo il silenzio.
"Non mi aspettavo che Guerra si mettesse in mezzo tra me e Marini. Non capisco il suo gioco, non è un gesto che si fa a cuor leggero, considerando che quell'uomo è un suo alleato."
Marcello sollevò un sopracciglio, lasciando metà panino nel piatto.
"Non mi fiderei se fossi in te... potrebbe essere una strategia per guadagnarsi la tua fiducia. Sai come sono in quella famiglia, degli abili manipolatori."
L'uomo annuì lentamente, non molto convinto.
"Hai ragione," ammise, "ma è stato un rischio enorme. Ha affrontato Marini come se non gli importasse delle conseguenze. Non posso di certo ignorare che mi ha salvato la pelle."
L'altro si prese un attimo per riflettere, tamburellando le dita sul tavolo.
"In ogni caso, quel tipo deve stare lontano dalla nostra famiglia. Il fatto che sia legato a Giulia ci mette tutti in una posizione scomoda. E ora... pare stia puntando un'altra, una certa Gisella De Falco."
"Sì, ma qualcosa mi dice che non mollerà Giulia così facilmente..."
Marcello scosse la testa. Addentò un altro pezzo, il gusto del pane e del grasso che gli bruciava la gola. Poi ricominciò a parlare.
"Questo è un bel problema. Giulia deve assolutamente tenersi lontana da lui e dai Guerra in generale. Sono veleno."
Adelfio rimase in silenzio per un momento, il volto teso mentre rifletteva. Sapeva che il cugino aveva ragione, ma gli era sembrato di scorgere qualcosa di buono in Filippo che lo confondeva.
"Non mi fido di lui," disse infine, la voce un sibilo.
"Ma forse, c'è molto di più sotto la superficie di quello che vuol farci credere."
"Stai attento. Quel Guerra non è da sottovalutare, e non dimenticare chi è suo padre: Don Aldo ha sempre un piano, anche quando sembra non averne."
I due si scambiarono un cenno d'intesa, poi ripresero a mangiare in silenzio, immersi nei loro pensieri.
L'ombra dei Guerra incombeva ancora sulle loro vite, e la tensione cresceva.
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Prega per me
General FictionNella Verona più oscura, dominata da segreti e rivalità famigliari, Giulia Fini, una giovane donna dalll spirito ribelle e dall'indole fiera, si trova improvvisamente trascinata in un gioco di potere. Una sera, per caso, si scontra con Filippo Guerr...
