L'orologio nella piccola oroficeria scandiva il silenzio con un ticchettio implacabile. La porta si aprì con un cigolio lento, lasciando entrare un'ombra che Giulia conosceva fin troppo bene.
Il giovane boss varcò la soglia, il portamento sicuro tradito dalla stanchezza che emanava, come un'aura opprimente. I suoi occhi, cerchiati e spenti, si posarono su di lei, cercando qualcosa che non riusciva a spiegare nemmeno a sé stesso.
"Mi dispiace, ho avuto molto da fare in questi giorni..." mormorò, la voce incrinata.
Giulia si irrigidì dietro il bancone, il volto freddo ma gli occhi che tradivano un misto di emozioni.
"Non ti biasimo. Capisco che la tua priorità è stata per l'ennesima volta rovinare gli affari della mia famiglia," ribatté, il tono tagliente come una lama.
Filippo accese una sigaretta con un gesto nervoso, quasi automatico, che fece ancora di più per irritarla.
"Non qui," gli intimò lei con fermezza.
"Non nel mio negozio."
Un istante di silenzio, poi lui la spense con un movimento secco, infastidito.
"Questa volta, io non c'entro nulla," replicò, lo sguardo duro.
"È stata un'iniziativa di mio padre. Io... mi sono occupato di altro..."
"Affari sporchi, immagino," sottolineó lei con un sussurro velenoso.
Lui la fissò, gelido eppure vulnerabile sotto la pelle pallida.
"Giulia, non sono qui per discutere."
Lei notò il tremito appena percettibile nelle sue mani e il sudore sulle tempie. Avanzò di un passo, sfiorandogli la fronte. Bruciava.
"Stai... stai bene?" chiese, la sua voce ora addolcita da una preoccupazione autentica.
"Sono solo stanco," mentì, ma il tono tradì la verità.
Stava male, e non era solo la stanchezza.
"Hai la febbre," mormorò lei.
"Vieni, siediti."
Filippo si lasciò guidare sullo sgabello, senza opporre resistenza.
"Giulia..." iniziò, ma la voce gli si spezzò.
"Non parlare," lo interruppe lei, porgendogli dell'acqua.
"Riposati almeno un momento."
Il rumore della porta che si aprì interruppe quel fragile momento.
Giulia si voltò. Adelfio era sulla soglia, la figura rigida e gli occhi scuri che tradivano una furia trattenuta a stento.
"Giulia, cosa ci fa lui qui?"
Il giovane alzò lo sguardo, i suoi occhi lo fulminarono nonostante la febbre.
"Sono qui per parlare con tua sorella. Non è una tua questione."
L'uomo si avvicinò iracondo.
"Ogni volta che metti piede qui, porti solo guai. Hai idea di cosa hai fatto alla nostra famiglia?"
"Non oggi, Adelfio," replicò il giovane, il tono basso, deciso.
"Non sono dell'umore..."
"Non sei dell'umore?!"
Adelfio scattò, afferrandolo per il colletto. Lo costrinse a sollevare il volto, i nasi quasi a sfiorarsi.
"Tu distruggi tutto ciò che tocchi, Guerra!"
"Adelfio, lascialo andare!" urlò Giulia. Afferrò il braccio del fratello, con l'istinto di separarli. Ma lui non mollava.
"Non è nemmeno in grado di difendersi. Guarda com'è ridotto. E tu lo fai entrare qui? Lo lasci sedere nel nostro negozio come se fosse uno di noi?"
Filippo serrò la mascella, i muscoli tesi.
"Non confondere la mia stanchezza con la tua forza. Fai un grosso sbaglio."
"Non osare sfidarmi!" gridò l'uomo, lasciandolo andare con uno spintone.
"Adesso è troppo," disse lei, frapponendosi tra i due.
"Adelfio, vattene. Ora."
Il fratello la fissò, rabbia pura negli occhi.
"Stai facendo un grosso errore, e te ne pentirai amaramente."
Poi uscì, sbattendo la porta dietro di sé.
La ragazza tornò a guardare Filippo.
"Perché devi sempre provocarlo?" si rivolse a lui, esasperata.
Lui accennò un sorriso sottile, venato di sarcasmo. Ma sotto c'era qualcosa di più profondo, un'ombra che tradiva ciò che provava davvero.
"Non era mia intenzione. Ma non gli permetto di parlarti come se fossi una sua proprietà."
"Sei un disastro, Filippo."
Il tono voleva essere duro, ma suonò quasi affettuoso.
Lui si chinò leggermente in avanti, abbastanza da ridurre la distanza.
I suoi occhi si agganciarono ai suoi, con un'intensità che non le lasciava scampo.
"E tu... sei l'unico motivo per cui voglio sistemare le cose," confessò, facendola sentire per l'ennesima volta più vulnerabile che mai.
Il cuore di Giulia accelerò.
Avrebbe voluto ridere di quella confessione, respingerla come l'ennesima bugia... eppure la voce gli era uscita rotta, sincera.
Sospirò, serrando le braccia al petto, come se volesse difendersi.
"Perché fai così? Perché mi trascini sempre dentro il tuo abisso?"
Filippo abbassò appena lo sguardo, poi tornò a fissarla con intensità crudele e tenera allo stesso tempo.
"Perché senza di te non so restare a galla."
Lei sospirò, combattuta tra la frustrazione e il desiderio.
Forse, pensò, Filippo Guerra era davvero il suo destino.
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Prega per me
Ficción GeneralNella Verona più oscura, dominata da segreti e rivalità famigliari, Giulia Fini, una giovane donna dalll spirito ribelle e dall'indole fiera, si trova improvvisamente trascinata in un gioco di potere. Una sera, per caso, si scontra con Filippo Guerr...
