Capitolo 16. Conflitto

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Filippo non aveva mai conosciuto una furia simile, un fuoco interiore che bruciava ogni dubbio e lo spingeva oltre ogni limite.
Dopo l'agguato a Giulia, ogni linea invisibile tracciata dalla famiglia e dagli affari era stata infranta.
Il desiderio di vendetta e di protezione lo guidava dritto verso lo studio del temuto Don Aldo Guerra, l'uomo che non si piegava davanti a nulla e nessuno.

Entrò senza preavviso, spalancando con violenza la porta della stanza.
Lo sguardo era collerico, il corpo teso come una molla a scattare.
Il vecchio lo fissò un istante, sorpreso, poi un ghignò crudele tornò a piegargli le labbra.

"Padre," iniziò, la voce tagliente, "sapevo che avresti fatto di tutto per controllarmi, ma non pensavo che avresti messo a rischio la vita di una ragazza innocente."

Don Aldo rise, basso e gutturale, un suono che portava minaccia e disprezzo.
"Innocente? Ragazzo mio, chi ti ha detto che esistono innocenti nel nostro mondo? La ragazza è carne da gioco… e tu sei caduto come un idiota."

Filippo avanzò, serrò le mani a pugno, il respiro pesante. Dentro di sé, la frattura tra il piano oscuro che stava recitando e i sentimenti reali per Giulia si allargava dolorosa.

"Carne da gioco? Sarà anche così, padre. Io la sto… addestrando. La sto piegando ai miei desideri, e presto… sarà la mia arma. Ma se la tocchi, se ci provi di nuovo… ti giuro che non risponderò delle mie azioni."

Il vecchio si appoggió allo schienale della poltrona. Sorrise, sprezzante, gli occhi che brillavano di sadismo.
"Ah… quindi vuoi proteggere la tua piccola amante, eh? La stai usando… eppure ti fai ingannare dai tuoi stessi impulsi. Ti credi padrone, ma in realtà sei solo un ragazzino che brama ciò che non può controllare."

"Fidati di me, padre."
La voce di Filippo era ferma, carica di autorità apparente. Doveva apparire freddo, fedele, implacabile.
"Farò quello che vuoi… ma lascia che me ne occupi io."

"Bravo… ma non fidarti mai dei tuoi sentimenti. Non esiste pietà, solo dominio: voglio vederla cedere, annaspare tra le tue mani come un’oca da spennare. Se il tuo cuore vacilla… perderai tutto."

Lui non disse un'altra parola.
Il sudore gli colava lungo la tempia, sentiva ogni sensazione amplificata.
Non avrebbe retto quella recita troppo a lungo. Lasciò la stanza, consapevole che la guerra interiore era appena cominciata.

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Più tardi, si diresse verso l’abitazione della ragazza. Voleva solo vederla, sapere che fosse al sicuro. Ma davanti al portone dell’imponente palazzina lo attendeva Adelfio, il volto teso, lo sguardo intriso di disprezzo.

"Ci rincontriamo," ringhiò, incrociando le braccia.
"Non so a quale gioco tu stia giocando, Guerra, ma è finita. Lascia stare mia sorella."

Il giovane sollevò il mento, lo sguardo imperturbabile, il corpo che emanava un’autorità silenziosa, pericolosa.
"Non devo niente a te, Fini, tanto meno spiegazioni. Ma sappi che Giulia non è in pericolo con me."

"In pericolo?" scattò lui, incredulo.
"Sei tu il pericolo!".

La ragazza apparí sulla soglia del portone, gli occhi verdi pieni di apprensione. Il fratello le puntò il dito contro, rabbioso.
"Ti sta manipolando e nemmeno te ne accorgi! Giulia, svegliati!" alzò la voce, col tentativo di distoglierla da una scelta che per lui era una follia.

"Filippo non mi sta manipolando, Adelfio calmati," disse lei, cercando di fermare l'escalation tra i due uomini.
"Io sto con lui per mio volere, e nessuno me lo impedirà."

Lui la guardò, impotente e ferito.
"Giulia, non capisci... Questo mondo non ti appartiene, ti distruggerà."

La giovane gli posò con dolcezza una mano sul braccio, in un blando tentativo di farlo ragionare.
"Adelfio, la mia vita è già stata stravolta da questa guerra. Non voglio vivere più sotto una campana di vetro."

Filippo fece un passo verso di lei, intrecciandole le dita con un gesto che sapeva tanto di protezione quanto di possesso.
"Adelfio," disse, con tono fermo e deciso, "so che pensi di fare ciò che è giusto per tua sorella, ma ora tocca a me proteggerla."

L’uomo strinse la mascella, incapace di rispondere. Rimase a fissarli, la tensione che lo soffocava, sapendo che non avrebbe mai potuto competere con quell’aura oscura e irresistibile che quel giovane emanava.
Poi, con passi pesanti e carichi di rabbia repressa, si allontanò, lasciandoli soli sotto il portico.
Filippo non staccava lo sguardo da lei, la protezione e il desiderio fusi insieme in un mix pericoloso.
Giulia, tremante, non riusciva a liberarsi da quello sguardo: prometteva salvezza, ma anche rovina.

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