Un lampo squarciò il cielo, proiettando sul soffitto ombre contorte. Il rumore sordo del tuono arrivò in ritardo, ma bastò a far vibrare i vetri dello studio.
Marcello non se ne curò.
Immerso in una penombra irrequieta, era come sempre instancabile, alle prese con il lavoro.
Stava cercando una pratica da consegnare entro la mattina successiva, e mentre frugava tra i cassetti della scrivania, i fogli scorrevano rapidi sotto le sue dita, uno dopo l'altro. Nessuno di essi sembrava quello giusto.
Infastidito, sbirciò più a fondo, spostando nervosamente documenti e fascicoli, quando a un certo punto notò un vuoto inquietante: mancava qualcos'altro. Un documento che non sarebbe mai dovuto sparire.
Il cuore gli balzò in gola quando si rese conto di quale si trattasse: era quello riguardante l'adozione di Filippo Guerra.
Ricordava bene quel pezzo di carta, ancora chiazzato del sangue versato tre anni prima, strappato con furia dalle dita fredde e inerti di suo cugino Eugenio.
Stava per dirglielo a quel bastardo.
Era pronto.
Gli occhi spalancati avevano ancora dentro l'urgenza di ciò che voleva rivelare.
Ma non ci era riuscito.
Marcello lo aveva fermato.
In tempo.
"Maledetto," ringhiò a denti stretti, stringendo i pugni.
Filippo.
Il pupillo di Don Aldo.
L'agnello eletto al posto dell'erede legittimo.
Se quel documento fosse stato trovato...
Se fosse finito nelle mani sbagliate...
Si sarebbe fatta strada ad un'ombra più scura, una verità che nessuno, nemmeno Don Aldo, avrebbe potuto contenere.
Perché dietro l'adozione di Filippo... c'era qualcosa di ben più grave.
Una linea di sangue mai confessata.
Ora, però, quel documento era sparito.
Non c'era più.
Il volto gli si fece paonazzo, carico di rabbia e terrore. Le vene del collo erano tese, gonfie di un furore che sembrava partorito dall'inferno stesso. Si alzò in piedi, la mano tremante nel cercare impulsivamente il telefono. Doveva assolutamente parlare con suo padre.
Poi si fermò.
No.
Non doveva farsi prendere dal panico.
Doveva solo pensare.
E fu in quel momento che gli tornò in mente un dettaglio, inizialmente irrilevante.
Qualche settimana prima.
La porta del suo studio.
Gisella.
Era lì, appoggiata allo stipite, con un'aria insolita, lo sguardo sfuggente.
Voleva un consiglio.
Un confronto.
"Certo," pensò, con un ghigno.
"Un consiglio..."
Quella vipera aveva fiutato sicuramente qualcosa.
Aveva sempre avuto una lingua biforcuta e una sete disperata di potere.
Poteva essere stata lei a prendere quel documento...
E se l'avesse consegnato a qualcuno?
A Filippo? A Don Aldo?
O peggio... a Giulia?
Doveva capire cosa sapeva.
E doveva farlo in fretta.
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Prega per me
Ficção GeralNella Verona più oscura, dominata da segreti e rivalità famigliari, Giulia Fini, una giovane donna dalll spirito ribelle e dall'indole fiera, si trova improvvisamente trascinata in un gioco di potere. Una sera, per caso, si scontra con Filippo Guerr...
