La notte era avvolta in un silenzio teso, rotto solo dal rumore dei passi di Filippo. Davanti a lui, il magazzino di Marini si stagliava scuro e minaccioso, come la tana di una bestia.
Quella sera avrebbe dovuto discutere con lui un nuovo accordo, eppure qualcosa gli stringeva lo stomaco. Uno strano presentimento che lo fece desistere prima di entrare.
La porta era socchiusa.
La spinse piano.
Una luce fioca tagliava l’oscurità, mostrando scatoloni accatastati e ombre irrequiete. Un rumore pesante, come di passi trascinati, lo fece tendere la mano alla pistola.
Dall’ombra emerse un volto.
Il suo cuore mancò un colpo.
Adelfio Fini, pallido, furente, puntava minaccioso un'arma verso di lui.
"Che diavolo stai facendo qui?!" ringhiò, sconvolto.
Il sangue colò gelido nelle sue vene quando vide il corpo a terra: uno dei tirapiedi di Marini. La gola squarciata, la pozza scura che macchiava il cemento. L’odore ferroso era così denso da bruciare i polmoni.
Non era mai stato facile ragionare quando c'era del sangue di mezzo.
"Sistemavo un paio di questioni, Guerra... Questo qui era solo un intralcio," rispose l'altro facendo cenno verso l'uomo a terra.
Il ragazzo scosse la testa, il disprezzo e la paura stampati sul suo volto.
"Non hai idea di cosa stai facendo" mormorò, facendo un passo avanti.
Un rumore secco li zittì entrambi.
Rocco Marini comparve sulla soglia.
Alto, glaciale, i capelli biondi incorniciati da un sorriso che preannunciava sangue. Il suo sguardo scivolò sul cadavere, poi su Adelfio.
"Adelfio Fini," disse, la voce bassa e pericolosa.
"Non ti avevo detto di stare lontano dai miei affari?"
La pistola di Adelfio scattò verso di lui. Filippo si mosse d’istinto, mettendosi in mezzo. Non poteva lasciarlo morire: Giulia non glielo avrebbe mai perdonato.
"Abbassa quella cazzo di pistola!" ruggì, il fiato corto.
"È una follia pensare di poter sfidare Marini!"
La tensione si fece opprimente.
Il biondo gli osservava, con quel sorriso beffardo che preannunciava sangue.
"Ragazzo," disse, spostando lo sguardo verso Filippo.
"Sai bene cosa succede quando i tuoi nemici giocano sporco. E onestamente… non credo tu voglia davvero metterti in mezzo a questa diatriba."
Lui serrò i denti, sentendo l’adrenalina scorrere nelle vene.
Si voltò verso Adelfio:
"Andiamo via. Adesso."
Il suo sguardo era caldo, nonostante l'ira che lo percorreva.
La pistola tremava nelle mani di Adelfio. I secondi si fecero eterni.
Poi, con un respiro spezzato, abbassò l’arma. Il sorriso di Marini si allargò.
"Sei più debole di quanto pensassi, Guerra," sussurrò, lo sguardo che prometteva vendetta.
"Ricordati questa notte: se lo difendi ancora, sarà la tua condanna."
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Filippo trascinò con fermezza Adelfio fuori dal magazzino.
La pioggia cominció a scendere copiosa, bagnando entrambi, ma nessuno dei due sembrava preoccuparsene. Il rumore delle gocce sul cemento era l'unico suono a interrompere l'aria pesante che li circondava.
"Lo sai che non ti devo niente," ringhiò l'uomo, il volto contorto dal rancore.
"Non ho bisogno dei tuoi salvataggi."
"Stai lontano da Marini. Non voglio trovarti di nuovo in questa situazione. Se ti succede qualcosa, lei non lo sopporterebbe..."
Adelfio lo fissò un istante, gli occhi carichi di veleno, poi si voltò e si perse nella pioggia.
Il rumore dei suoi passi svanì, inghiottito dal temporale.
Filippo rimase solo, bagnato e immobile, con la certezza che il sangue non aveva ancora finito di scorrere.
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Prega per me
Ficción GeneralNella Verona più oscura, dominata da segreti e rivalità famigliari, Giulia Fini, una giovane donna dalll spirito ribelle e dall'indole fiera, si trova improvvisamente trascinata in un gioco di potere. Una sera, per caso, si scontra con Filippo Guerr...
