La musica si insinuava nella sala, mescolando le voci e annebbiando i pensieri. Adelfio, con gesto misurato, si versò un altro bicchiere di champagne, il gesto lento, quasi rituale.
Il cristallo tintinnò appena, coperto dal brusio delle risate, dei brindisi, dei tacchi che picchiettavano sul marmo lucidato. I suoi occhi, lucidi ma attenti, scrutavano tra la folla con crescente irritazione. Sapeva che lei era lì da qualche parte e, con la certezza che solo certi legami di sangue permettono, sicuramente stava tramando qualcosa.
Filippo apparve alle sue spalle, elegante, composto, lo sguardo glaciale.
"Anche tu qui? Pensavo che eventi del genere fossero al di sopra della portata di gente come voi," disse sprezzante, osservando sia lui che il cugino.
Marcello, un omone dalla stazza intimidatoria, incrociò le braccia irritato.
"Abbiamo avuto un invito particolare," replicò con un ghigno amaro.
"Non preoccuparti, Guerra. Non siamo qui per rovinare il tuo ridicolo show," intervenne Adelfio acido.
Il loro scambio era una scintilla pronta a incendiare la sala.
Lo scontro era lì, in agguato, pronto a deflagrare.
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Nel frattempo, Giulia si era liberata dalle incessanti attenzioni di Rocco Marini. Quell'uomo con la sua presenza opprimente e i commenti pungenti, non aveva fatto altro che esasperarla. Attese il momento giusto e salì le scale a passi rapidi, il cuore che le martellava nel petto.
Quando raggiunse lo studio di Filippo si fermó.
Doveva sapere.
Doveva capire.
Aprì la porta con cautela.
L'odore che la investì era quello del legno antico e del fumo assorbito nei tendaggi. Una lampada da scrivania diffondeva una luce fioca, lasciando metà stanza divorata dall’oscurità.
Iniziò a guardarsi attorno, alla ricerca di qualsiasi indizio riguardante la morte di suo fratello.
C'erano ovunque fascicoli, lettere, una pistola nel cassetto aperto a metà.
Sfiorò con le dita i documenti sparsi sulla scrivania, ma non fece in tempo a leggerne uno.
"Non dovresti essere qui."
Una voce alle sue spalle la fece trasalire. Filippo era fermo sulla soglia, lo sguardo duro e penetrante.
"Ficcanasare dove non ti è permesso può costarti molto caro."
Giulia rimase immobile per qualche istante, la sua presenza era un colpo che le strappava il respiro.
Si fece avanti, superando ogni esitazione.
"Non puoi nascondermi la verità su mio fratello," replicò, cercando di mascherare il tremito nella voce.
Lui la osservò in silenzio.
Un'ombra scura attraversò il suo volto, soppesando le parole.
"Ti devo delle spiegazioni... ma non ora," mormorò, intensificando in lei la frustrazione.
"Non ora?! Non posso più aspettare. Non puoi decidere tu cosa posso o non posso sapere!" ribatté, aspra, gli occhi lucidi dalla rabbia.
Filippo le si avvicinò, afferrandola per i polsi. Il gesto fu forte, quasi brutale. La spinse contro la scrivania, con un impatto che le fece perdere il fiato. Nessuna dolcezza, solo la rabbia ruvida di un uomo tormentato all'idea che la propria anima potesse essere messa a nudo.
"Sono stufo di questa storia... di te che cerchi un colpevole quando il mondo è marcio da sempre," ringhiò, la voce roca, impastata d'odio e desiderio.
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Prega per me
General FictionNella Verona più oscura, dominata da segreti e rivalità famigliari, Giulia Fini, una giovane donna dalll spirito ribelle e dall'indole fiera, si trova improvvisamente trascinata in un gioco di potere. Una sera, per caso, si scontra con Filippo Guerr...
